Vedere ciò che si sente e Sentire ciò che si vede: l’arte secondo Zimoun

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Unico nel panorama internazionale della sound art l’artista svizzero Zimoun ci racconta la sua arte basata sulla ricerca delle potenzialità espressive del suono meccanico in rapporto con lo spazio, nonché sull’analisi estetica di una possibile traduzione visiva del meccanismo sonoro.

Sei noto per lavori che combinano sound art, cinetica e architettura degli spazi: ti riconosci in queste etichette o come preferisci definire la tua ricerca artistica?
Un aspetto del mio lavoro si collega con l’architettura e lo spazio, con il suono, e con sistemi meccanici che attivano i materiali attraverso il movimento: questo è ciò che dà poi origine ai suoni prodotti. Nel mio lavoro si vede ciò che si sente e si sente ciò che si vede. Correlati ci sono la struttura e i comportamenti. Sono interessato a un mix di strutture viventi, da un lato, e il controllo sulle decisioni e i dettagli dall’altro. Una combinazione di strutture che generano continuamente o in evoluzione casuale, reazioni a catena o altri sistemi consequenziali e uno spazio appositamente delimitato in cui questi eventi accadono necessariamente. Non sto cercando di scoprire risultati inattesi, ma di elevare i lavori ad un più alto livello di vitalità.

Le tue opere sono volontariamente composte senza titolo e descritte al pubblico solo sulla base delle componenti meccaniche e dei materiali che le compongono. Come motivi questa scelta?
In realtà non mi aspetto niente dal visitatore. I miei lavori sono molto semplici e elementari e li vedo funzionare più come un codice dietro le cose, piuttosto che la creazione di una connessione specifica ad una cosa o idea particolare. Idealmente i lavori potrebbero attivare il visitatore in un modo o in un altro e consentirgli di creare connessioni, associazioni e pensieri su livelli diversi e individuali. Questo è uno dei motivi per cui adotto titoli molto astratti descrivendo solo i materiali utilizzati. Creo quelle opere basandole  su interessi diversi che si uniscono e io stesso li vedo in diversi modi e aspetti. Idealmente mi metto a pensare a cose diverse ogni volta che mi confronto con una parte di me stesso. La soggettività è alla base del nostro modo di vedere, capire e non capire il mondo. In questo senso, mentre esplora le opere, lo spettatore inizia, in qualche modo, a svolgere un ruolo importante e creativo. Vedo le opere come una sorta di “situazioni” e “momenti”.

Quale criterio ispira la scelta dei materiali, lo studio dei movimenti e dei suoni che compongono la struttura delle tue opere?
Sono affascinato dalla bellezza della semplicità. Ciò si riferisce ai sistemi con cui lavoro, ma anche ai materiali che uso. Mi interessano i materiali semplici e grezzi, quelli non spettacolari, che troviamo nella vita di tutti i giorni o in usi industriali. L’ordine, la matrice, è spesso la situazione tecnica, il sistema, il set up. E poi il caos e l’individualità vengon fuori dall’attività. Partendo dal comportamento individuale del singolo, gli elementi moltiplicati acquisiscono maggiore attenzione e risultano evidenti. E’ l’interazione di entrambi, di  massa e individualità, ordine e caos, artificiosità e naturalezza. È una sorta di disamina tra semplicità e complessità allo tempo stesso. Questo potrebbe suonare come una dicotomia – ma è il modo più semplice per spiegarlo.

Raccontami dei tuoi prossimi progetti, per esempio so che presto sarai a Parigi e in Danimarca.
Tra pochi giorni andrò con tutto lo studio in direzione di Aarhus, in Danimarca per installare un nuovo lavoro site-specific nel bellissimo spazio chiamato ‘Ra Hall’. Con 1300 metri quadrati, Ra Hall è uno dei più grandi spazi con cui abbia lavorato fino ad oggi. La mostra è parte dell’ exhibition series chiamata “The Overheard”, e questa serie è a sua volta una parte delle attività culturali legate al fatto che Aarhus è Capitale Europea della Cultura 2017. La mostra si aprirà in 1° marzo e andrà avanti per un mese. Subito dopo l’apertura ad Aarhus monteremo 9 installazione a “Le Centquatre” a Parigi. Questa sarà la mia più grande mostra personale fino ad ora; l’apertura avrà luogo il 25 marzo e la mostra resterà aperta fino all’inizio di agosto.

Le tue opere sono state esposte in mostre e musei di tutto il mondo. Qual è la tua percezione dei diversi panorami artistici e la diversa reazione del pubblico alla tua proposta artistica?
Non ho una speranza specifica di come il mio lavoro debba essere percepito o interpretato. Che cosa succede tra l’opera d’arte e la gente non dipende  solo dall’opera d’arte, ma anche dalla fruizione che ne fa la singola persona. In questo senso i visitatori solitamente si inventano pensieri e connessioni che sono in qualche modo legate alla loro personalità, esperienza e interessi.

La tua arte si basa sull’impiego di tecnologie: qual è il tuo rapporto con il mondo tecnologico (industrializzato) contemporaneo e come vedi il futuro dell’arte in rapporto all’evoluzione della tecnica?
Io in realtà non vedo il mio lavoro come un uso di tecnologie moderne. Mi interessa la semplicità, che riguarda anche la tecnologia utilizzata. La maggior parte dei miei lavori si basano su sistemi meccanici molto semplici e spesso anche primitivi. Semplici sistemi a bassa tecnologia che nulla hanno a che fare con la nuova tecnologia. Per lo più non sono nemmeno presenti microcontrollers e computer. Per la tecnologia utilizzata la maggior parte delle opere sarebbe potuta essere realizzata anche 60 anni fa. Non c’è nulla di nuovo in senso tecnologico. Se analizziamo  l’opera  in riferimento alle tecnologie di oggi, la connessione non si riferisce alla tecnologia realmente utilizzata nelle installazioni, ma piuttosto alle connessioni e alle associazioni che facciamo mentre fruiamo delle opere – che potrebbero farci pensare alle tecnologie di oggi e al punto in cui queste potrebbe portare nel futuro.

Sei stato definito “artista”, “artigiano”, “ingegnere”, “compositore”. In cosa ti riconosci di più e perché?
A me  in realtà non mi importa affatto di classificazioni e generi e non sento alcun bisogno di creare nessuna definizione. Semplicemente svolgo il mio lavoro e ci sono vari elementi e gli interessi che si uniscono, come per esempio in relazione allo spazio, all’architettura, alle arti visive, alla meccanica, all’estetica, al suono e alla composizione.

Di fronte all’apparente dominio della tecnica, che ruolo ha l’immaginazione nel processo di produzione e ricezione della tua arte? Oltre al rapporto con la tecnologia, esiste anche un legame col mondo naturale e cosmico nella tua arte?
Mi chiedono spesso se esista una connessione tra la natura e il mio lavoro. Un elemento nel mio lavoro può essere visto come una specie di esplorazione della bellezza della natura, anche certamente come un livello molto primitivo paragonato alla complessità della natura. Se così fosse sarebbe più circa le associazioni e le astrazioni rispetto che al ricostruire qualcosa. Riguarda maggiormente la nostra percezione e ciò che stiamo creando fuori di essa. Forse un po’ riconducibile ad un quadro astratto che raffigura la natura. L’associazione, il processo avviene in ogni singolo cervello, le singole attivazioni  avvengono in qualche modo completando i pezzi sui singoli livelli. Cerco di sviluppare sistemi meccanici molto semplici che permettono o che lasciano crescere i comportamenti complessi nel suono o nel  movimento. Semplici  elementi meccanici che consentono un comportamento in qualche modo “living like”, generando e degenerando modelli complessi, texture e forme. In alcune opere  ogni singolo elemento può esprimere questo da solo, in altre ciò avviene attraverso la massa, la moltiplicazione e l’incastro di tanti piccoli suoni e movimenti.

Ultima domanda. Leerraum: cos’è, come è nato e che futuro ha?
Leerraum è una piattaforma di pubblicazione che ho fondato insieme al graphic designer Marc Beekhuis nel 2003. Si concentra su artisti provenienti da diversi settori e discipline che sviluppano opere in qualche modo basate su principi e interessi riduttivi. Per esempio abbiamo pubblicato molte  opere multi-channel sonore che possono essere tutte viste sul sito www.leerraum.ch, anche in multi canale, se il dispositivo deve essere collegato a un sistema audio multicanale, come ad esempio una “home cinema”.

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157 prepared dc-motors, cotton balls, cardboard boxes 60x20x20cm. Zimoun 2014

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Zimoun: 240 prepared dc-motors, cardboard boxes 60x20x20cm, 2015

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250 prepared ac-motors, 325 kg roof laths, 1.8 km rope, Zimoun at the Knockdown Center NYC

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36 ventilators, 4.7m³ packing chips, Zimoun 2014

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Zimoun: 64 ventilators, 98m² polyethyleen foil 0.08mm, 2015

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317 prepared dc-motors, paper bags, shipping container, Zimoun 2016

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Zimoun: 198 prepared dc-motors, wire isolated, cardboard boxes 30x30x8cm, 2012

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43 prepared dc-motors, 31.5kg packing paper Zimoun 2013. DC-motors

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