Late one morning – Francesco Gennari

Francesco Gennari, Ascensione, 2004

In chiusura del programma espositivo Late one morning dedicato alla scultura contemporanea, Museo Marino Marini presenta fino al 3 gennaio 2015 una mostra antologica del pesarese Francesco Gennari (1973). Autoritratti, sculture in vetro di Murano e fotografie allestiscono una riflessione circolare, concentrica, intorno al vuoto. Come scrive il curatore Alberto Salvadori nel testo in catalogo: Il vuoto, l’assenza, il nulla sono i campi di lavoro, d’indagine, di rappresentazione per Gennari, che li plasma e li rende materiali, oggettuali, tangibili.

Come si misura il nulla? Sembra essere questo l’interrogativo soggiacente alla produzione di Gennari. E le sue geometrie antropomorfe – luoghi da abitare senza la compagnia della ragione – costituiscono delle semplici (nel senso di elementari) ipotesi fondative. Piccoli teoremi incongrui e paradossali: interpretabili, secondo l’indicazione dei titoli sempre eloquenti, alla stregua di autoritratti in absentia, calati in una spazialità trasfigurante, metafisica. Se il nulla non è assenza, ma l’infinita pienezza dell’aperto, come rappresentarlo senza violare la sua stessa natura?, si chiede Karen Barad in What Is the Measure of Nothingness? Infinity, Virtuality, Justice. Il riferimento all’astrofisica non è clandestino in questo contesto: è lo stesso Gennari a calamitarci in uno scenario cosmico. È l’artista il primo a scomodare gli astri dalle loro orbite, a parlare di eclissi di Sole e di moto di rotazione terrestre. Così nella Cappella Rucellai in faccia al capolavoro albertiano, troviamo un solido oblungo in ferro e marmo nero che reca alla sommità un tuorlo d’uovo (La Terra gira le spalle al Sole, 2007), trasposizione geometrica del fenomeno del tramonto e dell’alba.

L’intuizione può decollare da un’occhiata qualunque: “Ho guardato il tramonto […], il mio abbigliamento […] Ho semplicemente osservato il mondo e fatto una sintesi […] è sempre l’intuizione che produce l’arte ed è sempre la ragione che cerca di comprenderla”. I materiali si dispongono seguendo una sintassi rigorosa, ma scandiscono enunciati di natura ambigua. Difficile tradurre senza scarti il potenziale intuitivo in dettato razionale. Ambigua è la convivenza di dramma e ironia, la coesistenza di materiali che portano con sé una memoria contraddittoria: ritratto con bigné alla crema, cemento, cacao, polistirolo e granuli di marmo (Autoritratto metafisicamente ambiguo, 2003). Alla domanda su cosa si proponga di rappresentare con le sue sculture, l’artista risponde: il cambiamento. “Non mi innamoro di una situazione perché amo cambiare”. La processualità non è mai estranea al lavoro di Gennari, e la sfida consiste allora nel riuscire a fissare il proprio ritratto in divenire, nel parlare di sé nel momento stesso in cui si sta già cambiando – e procedere oltre: continuando a raccontarsi fino a una progressiva dispersione entropica.

Tra le opere più suggestive spicca sicuramente La degenerazione di Parsifal (Natività) (2005-2010): un cedevole blocco di farina circondato da una pletora di strani arnesi e lastre d’acciaio. L’artista la definisce “l’opera totale”, “la fotografia del mondo”, “la natura”. Non parliamo di Minimalismo, per favore. Nelle opere di Gennari l’intuizione originaria si rivela per ciò che è: stato di assenza, mancanza, punto opaco (eppure l’universo tragico che si dilata a partire da quel punto è come attraversato sordamente da una risata sconnessa). La forma è un condensato di apparenza, è sintesi quintessenziata del vuoto, silenzio compattato in quartine di endecasillabi come in lastre di marmo nero sorrette da gusci di lumaca (“Ascensione”, 2004). È così che si misura il nulla? Forse, invece, è soltanto un modo per tenere a bada un’indole troppo romantica. Quello che a me interessa davvero è fare poesia con la geometria, in quanto l’ordine apparente nasconde il caos delle emozioni.

Desirée Soave

Francesco Gennari, Ascensione, 2004

Francesco Gennari, Ascensione, 2004

Francesco Gennari, Autoritratto metafisicamente ambiguo, 2003

Francesco Gennari, Autoritratto metafisicamente ambiguo, 2003 

Francesco Gennari, La Degenerazione di Parsifal (Natività), 2005 -2010

Francesco Gennari, La Degenerazione di Parsifal (Natività), 2005 -2010

Francesco Gennari, Autoritratto a mezzogiorno, 2009

Francesco Gennari, Autoritratto a mezzogiorno, 2009

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