A sensory view of Italian Grand Tour. Laure Prouvost

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Vincitrice della quarta edizione del Max Mara Art Prize for Women, Laure Prouvost (Croix-Lille, 1978; vive e lavora a Londra) presenta la mostra Farfromwords: car mirrors eat raspberries when swimming through the sun, to swallow sweet smells alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia, fino al 3 novembre.
Il premio, in collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra, dove la mostra è stata allestita dal 20 marzo al 7 aprile 2013, ha infatti permesso a Prouvost di svolgere un periodo di residenza di sei mesi tra la British School a Roma e la Fondazione Pistoletto a Biella.

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Laure Prouvost, Swallow, 2013. Film still, digital video. Courtesy Laure Prouvost, Collezione Maramotti, MOT International
 

Durante il soggiorno in Italia del 2012 l’artista francese ha concepito una coinvolgente installazione circolare che accoglie il visitatore all’interno di un ambiente iconografico che si ispira all’estetica dei piaceri dell’Italia secondo una personale interpretazione del Grand Tour. Lo spazio circolare introduce alla stanza-chiave della mostra dove è proiettata la nuova produzione filmica Swallow (2013), un video di 10 minuti che fa delle percezioni sensoriali il suo tema principe. Tutt’intorno all’installazione, da artefatti in lamiera posizionati alle pareti dell’edificio spuntano specchietti retrovisori che fungono da supporto per dolci e delicati lamponi offerti ai visitatori.
Inoltre, la mostra Farfromwords è stata decisiva per la selezione di Laure Prouvost tra i finalisti dell’edizione 2013 del prestigioso Turner Prize.
Il primo approccio al lavoro della Prouvost avviene con una struttura quasi industriale, uno scheletro di metallo all’esterno sostiene una grande tela interna. La tela di 22 metri presenta una varietà di disegni, decorazioni e collage a rappresentare un frammentato panorama di ricordi italiani, piaceri del corpo, gusti, odori, suoni.

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Installation view at the Whitechapel Gallery. Max Mara Art Prize for Women: Laure Prouvost. Farfromwords (2013). Photo: Stephen White © Laure Prouvost 
 

I collage stampati sulla grande tela e incollati su pitture già fatte definiscono un affresco circolare nel quale si inscrivono otto video. Quattro coppie di monitor sono posizionati in cima a colonne (disegnate) che fungono come da piedistallo per la tecnologia. I frammenti di filmati digitali sono estratti del film Swallow e mostrano primi piani di piedi dentro l’acqua, mani che gesticolano al sole e bocche che si aprono.
A invadere tutto lo spazio espositivo il suono dei respiri, deboli, tenui, profondi, come se lo spettatore fosse invitato a sincronizzare il respiro con quello dell’audio. Swallow è una cascata di immagini di bellezza e tenerezza, fiori, cieli assolati, il cinguettio di uccellini che volano veloci. Una bocca che respira accompagna lo spettatore durante tutta la durata del video e fornisce il ritmo alla narrazione. L’uso dell’elemento ritmico permette al video di allontanarsi dalla rappresentazione e di andare verso la diretta evocazione dell’emozione o del sentimento, percezioni sensoriali che a intervalli regolari vengono inghiottite dalla grande bocca del film. L’inserimento di “Tu” di Umberto Tozzi nel finale risveglia pienamente ogni nostro senso.

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Installation view at the Whitechapel Gallery. Max Mara Art Prize for Women: Laure Prouvost. Farfromwords (2013). Photo: Stephen White © Laure Prouvost 
 

Swallow presenta l’Italia come esperienza sensoriale. Il video parla di sensazioni, il piacere di essere in Italia, “l’idea romantica che può averne uno straniero” come ricorda l’artista in un’intervista.
Come si può esprimere la sensazione del sole sul viso, ammesso che sia possibile? Prouvost ammette di essere interessata al video perché richiede allo spettatore l’utilizzo di vari sensi. Tuttavia, mancano l’olfatto e il tatto, che però possono essere innescati. Questo è l’obbiettivo dell’artista: vorrebbe che i suoi video puzzassero o profumassero per innescare sensazioni.
Farfromwords si riferisce soprattutto a questo aspetto dell’installazione che è fatta di sensazioni pure, come la pelle che si riscalda. Prouvost ha lavorato sulla traduzione emotiva dell’essere in un posto diverso e sentire il sole sul viso… questi sentimenti sono più profondi di quanto le parole possano esprimere. “Lecca, lecca l’immagine” l’artista-narratrice intona alla fine del video, mentre una giovane donna mangia un cono gelato: le immagini vogliono essere più che immagini, vogliono essere la fonte del piacere.
Come ricorda Daniel F. Herrmann nel catalogo che accompagna la mostra, Prouvost usa il viaggio in Italia non al fine di una prestabilita accoglienza e rappresentazione della bellezza classica, ma per indagare nozioni e costruzioni della bellezza nel linguaggio e nel sentimento dell’arte contemporanea.

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Laure Prouvost, Swallow, 2013. Film still, digital video. Courtesy Laure Prouvost, Collezione Maramotti, MOT International
 

Reggio Emilia // fino al 3 novembre 2013
Laure Prouvost – Farfromwords: car mirrors eat raspberries when swimming through the sun, to swallow sweet smells
Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66
0522 382484
info@collezionemaramotti.org
www.collezionemaramotti.org

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Simone Monsi

Simone Monsi currently lives between Italy and London, working as visual artist and contributor for art magazines. He is interested in digital culture, anime and Damien Hirst, and dislikes airports. Prior to joining Juliet Art Magazine, he worked as Press Assistant at Frieze Art Fair in London, UK. Simone holds a BA in History of Art and New Media from Università di Parma, Italy.

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