Lavoro in movimento

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La mostra “Lavoro in movimento. Lo sguardo della videocamera sul comportamento sociale ed economico”, a cura di Urs Stahel, sposta la prospettiva del MAST dalla fotografia al video, e ci fa vivere le infinite sfaccettature del lavoro che può essere quello dell’uomo d’affari ricchissimo fino a quello dei disgraziati che cercano nelle discariche un minimo di sostentamento.

Con multischermi piuttosto che con piani sequenza, con immagini statiche piuttosto che con ossessivo movimento gli artisti coinvolti hanno fatto ricerche approfondite su ogni genere di situazione. E così abbiamo Jja, 2012, 50’ di Gaëlle Boucand che sottopone a una seduta psicanalitica nella sua lussuosa villa un anziano uomo d’affari fuggito in Svizzera, con un passato di potere e denaro. E così scopriamo le ragioni del suo successo economico, del suo autoesilio e delle dinamiche dei conflitti col resto del mondo. Allucinante l’opera Permanent Error, 2010 di Pieter Hugo. Siamo nella discarica di rifiuti tecnologici di Agbogbloshie, capitale del Ghana, alla periferia di Accra, uno dei luoghi più inquinati del mondo. È qui che finiscono milioni di tonnellate di vecchi pc, tv, telefoni cellulari provenienti dall’Europa. Migliaia di ghanesi, estraggono da questi apparecchi rame, ottone, alluminio e zinco guadagnandosi così da vivere da una parte e inquinando aria, acqua, terra, persone e animali. Oppure c’è Da Vinci, 2012, 25’ di Yuri Acancarni, grazie alla chirurgia robotica si può eseguire un’intera operazione comandando i bracci di un robot con un joystick. Assistiamo a una operazione in cui il corpo del paziente non viene mai toccato direttamente dalle mani del medico, ma solo dal robot, chiamato Da Vinci. L’estatica visione di Empty, 2006, 8’ di Willie Doherty è quella di una facciata di un edificio in disuso che in passato ospitava degli uffici. Vediamo lo scorrere del tempo sulle pareti esterne, attraverso i cambiamenti climatici che accompagnano il passaggio dal buio alla luce e dalla pioggia al sole. Con Factory 2003, 31’ 9’’ di Chen Chien-Jen siamo a Taiwan grande centro industriale del lavoro a basso costo, in una ex fabbrica tessile in cui assistiamo all’incontro delle operaie che mettono in scena l’antico lavoro e di conseguenza i relativi forti rapporti personali. L’installazione video di Antje Ehmann e Harun Farocki Labour in a Single Shot, 2011 sciorina in contemporanea una serie di lavori, calzolai, cuochi, camerieri, lavavetri, infermieri, tatuatori o spazzini, filmati con le più varie tecniche. Ossessivo il ritmo di O.K., 2010, loop di Ali Kazma, su sette monitor, con un giovane impiegato che appone a ritmo frenetico un timbro su una pila di fogli di carta. E ancora le indagini di Eva Leitolf sul rapporto tra la città di Wolfsburg e la casa automobilistica Volkswagen e quelle di Gabriela Löffelsul problema dell’acqua con un dibattito simulato, e quelle di An Nuis con Oil&Paradise e Trips to Azerbaijan, 2013, 30’ sul boom economico in Azerbaijan dovuto all’oleodotto più lungo del mondo del mondo che ha creato tanti nuovi ricchi e tanti poveri comuni cittadini. Julika Rudelius con Rites of passage, 2008, 14’ analizza il sottile gioco di potere e dipendenza, dominio e sottomissione che si instaura tra personaggi politici influenti e stagisti all’inizio della carriera professionale negli ambienti governativi. Così come anche Thomas Vroege con So Help Me God, 2014, 23’ indaga sul mondo della finanza, sullo scandalo dei titoli tossici del 2007, su un trader finanziario e su bankers senza identità. E ancora Yuri Ancarani in Piattaforma Luna (2011) segue il lavoro dei ricercatori degli abissi a bordo della loro capsula subacquea sul fondo degli oceani vivendo per tre giorni in una camera iperbarica sotto una pressione elevatissima insieme ai sommozzatori. Mentre in Il capo, è il capo delle cave di marmo di Carrara il protagonista che impartisce gli ordini per quel lavoro di precisione su immensi blocchi di marmo. E ancora nell’opera di Ali Kazma il lavoro manuale presso le officine Alessi (Household Goods Factory, 2008), e la produzione ipertecnologica di automobili in uno stabilimento Audi (Automobile Factory, 2012). Nell’altro video di Julika Rudelius Rituals (2012) è messo in risalto il forte contrasto tra l’atteggiamento seduttivo dei ragazzi cinesi in un mercato di stoffe che si rifanno ai modi della pubblicità e il contesto, il caotico traffico cittadino. Non differente comunque da quello di molti giovani occidentali.

MAST. GALLERY, BOLOGNA, 25 GENNAIO – 17 APRILE 2017

1.-Yuri-Ancarani_Il-Capo

Yuri Ancarani, Il capo

7.-Chien-Chen-jen_Factory

Chien Chen-jen, Factory

12.-Harun-Farocki-Antje-Ehmann_Labor-in-a-single-shot

Harun Farocki, Antje Ehman, Labor in a single shot

24.-Ad-Nuis_Oil-&-Paradise-

Ad Nuis, Oil & Paradise

27.-Julika-Rudelius_Rituals

Julika Rudelius, Rituals

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Emanuele Magri

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