Le esplosioni di materia di Damian Ortega

Escarabajo, video (dettaglio sepoltura) 2005.  copia

Casino, la prima mostra personale in Italia di Damian Ortega ospite all’Hangar Bicocca di Milano si compone di diciannove opere che dialogano con lo spazio dello “Sheed”. The Beetle Trilogy comprende un’installazione (Cosmic Thing, 2002), una performance (Moby Dick, 2004), e un video (Escarabajo, 2005). Il nucleo della ricerca dell’artista si dibatte tra accelerazioni e dispersioni intorno al divenire oggetto: il maggiolino Volkswagen. Si tratta di un’indagine sulle icone della società, una coniugazione di racconti mitologici e esperimenti su sistemi meccanici.


“Il Maggiolino Volkswagen è il simbolo potente di un’epoca: rimanda a un momento storico e all’utilizzo di una tecnologia particolare che è stata dichiarata poi obsoleta e che si è smesso di produrre nonostante la sua popolarità” (l’anno in cui l’artista realizza Cosmic Things coincide con quello in cui termina la produzione dello stesso in tutto il mondo). In Cosmic Thing l’autore smantella un Maggiolino del’89 e sospende ogni sua porzione nello spazio creando uno schema tridimensionale, racconta Ortega: “il mio obbiettivo era restituire la visione espansa di un oggetto […] durante la lavorazione capii l’importanza concettuale della tecnica e di quanto questa fosse correlata alla forma: l’opera è composta da tutte le fasi di questo processo”. L’artista indaga i nessi che intercorrono tra l’oggetto e lo spazio in cui è inserito e il maggiolino, simbolo decaduto a chimera, resiste nelle sue parti esplose ospitando realtà eterogenee al suo interno. Nell’oggetto, lo spazio – come rinuncia all’unità – avviene nella differenza, nella mancanza, in quell’ironica condizione in cui l’istante si afferma come senso intensivo, a-categorico, puro accadimento. Le sezioni, lucide e scintillanti, disposte a intervalli regolari rimandano a una qualche certezza occidentale, dove il senso è sempre un effetto, e Ortega nel tracciare un piano d’immanenza individua un oltre-confine in un percorso discontinuo in cui il presente si reitera in una sorta di ripetizione senza presupposti.

L’arte avanza in un territorio del concetto che piega le proprie forme tra un ingranaggio e l’altro, e sostando entro il complesso evoca l’eterogeneità di un pensiero che rimane pensiero tra il possibile e ciò che ne resta; il non-senso si pone come cifra dell’evento che dischiude l’alterità come inedita prospettiva. 
I tre lavori The Beetle Trilogy sono parte di una narrazione senza cronologia e senza ordine che rinuncia alla rappresentazione, ad esempio: Moby Dick è lotta tra uomo e macchina, con una serie di funi e carrucole l’artista tenta di controllare la forza motrice del maggiolino bianco mentre questo inesorabile scivola sul grasso cosparso sul pavimento, a ricordarci l’episodio della balena bianca di Melville. Sono materiali semplici e di recupero, come attrezzi e utensili che si rielaborano per mettere in luce i sistemi di produzione, i processi di trasformazione della materia e le sue entropie. 
Oltre la sempre più perfetta realizzazione dell’uomo ideale, lo spazio dell’arte accade come fatto libero dall’automatismo e da ossessioni per il vero, come pura potenza materica. 
Con la sua pratica l’artista decostruisce e crea strutture e rapporti tra materia e forma, tra azione e pensiero, ricalcando una parola senza presenza, preservando il diritto di dichiarare senza esprimere.

Nel video Esacarabajo Ortega seppellisce il maggiolino tra le strade di campagna a Puebla in Messico, una delle ultime sedi di produzione del veicolo. La sepoltura della vettura si fa eco di un irrisolta padronanza in cui l’azione non lotta contro la presenza in favore dell’assenza con la pretesa di preservala e di comunicarla. L’autore ripete ciò che non ha luogo, non avrà luogo, non ha avuto luogo, iscrivendosi in un sistema non unificato di relazioni che si incrociano senza che alcun punto d’incrocio ne affermi la coincidenza. Diventa per ciò vana ogni considerazione circa l’influenza, la causalità, il modello, il fare e il contraffare. Solo l’affermazione nomade permane.

HangarBicocca 
Via Chiese 2, – Milan. 
Dal 5 giugno all’8 Novembre 2015.

Damian Ortega, Moby Dick, 2004. copia

Damian Ortega, Moby Dick, 2004.

Damiàn Ortega, Cosmic Things, 2002.

Damiàn Ortega, Cosmic Things, 2002.

Damiàn Ortega, Moby Dick (particolare) 2004.

Damiàn Ortega, Moby Dick (particolare) 2004.

Damiàn Ortega, Moby Dick, 2004.

Damiàn Ortega, Moby Dick, 2004.

 

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