Le Frauen di Thomas Schütte

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Entrando nel singolare spazio della Manica Lunga del Castello di Rivoli non si può che rimanere immensamente incantati dalla possente presenza delle giunoniche statue che si susseguono una in fila all’altra nella lunga galleria. Straordinarie figure femminili i cui corpi deformati e trasformati diventano templi della materia: le diciotto grandi Frauen che compongono la mostra, realizzate da Thomas Schütte tra il 1999 e il 2006, sono frutto di uno stampo capace di creare cloni di diversi materiali attraverso la fusione di bronzo, acciaio o alluminio, sottoposti a una lavorazione e lucidatura che camuffano il materiale stesso all’occhio dello spettatore.

Thomas SchütteFrau Nr. 3, 2000. Lacquered aluminium. Collection Thomas Schütte, Düsseldorf. Photo Nic Tenwiggenhorn
 

In questa serie di sculture, riunite nello stesso luogo per la prima volta, ci si ritrova a contatto con una primordiale e surreale percezione della femminilità, in cui sensualità, sessualità e velata brutalità primitiva portano in queste “afroditi moderniste” – dove alla bellezza si sostituiscono contorsione e metamorfosi – una carica devozionale degna delle antiche statue classiche. Opere che catturano lo spettatore e lo trascinano in un vortice emotivo, ognuna diversa e perciò unica, donne sdraiate, accucciate, sedute in ginocchio su di un tavolo.
Nudi di donne senza volto o senza arti, dalle mani abbozzate, con seni in rilievo o genitali perfettamente definiti, in posizioni statiche o dinamiche; rappresentazioni di una femminilità carnale che gioca con l’occhio di chi le osserva attraverso un processo di trasformazione improvvisa. Schütte reinventa la donna, la plasma, la celebra attraverso rimandi all’arte classica, alle sculture di Maillol, o alle donne dipinte da Matisse, Picasso, Botero, Gauguin… come gli artisti del modernismo guarda al passato, lo cita e lo reinventa per assorbirne la potenza creativa e restituire al nudo femminile quella carica di devozionale timore che l’epoca moderna rischiava di sottrarre. Percorrendo il lungo corridoio si passa così dalla Frau n.1 in alluminio laccato dall’effetto marmorizzato, sdraiata e senza volto, alla Frau n.3 accucciata con la testa in mezzo alle gambe e le braccia stese all’indietro, in acciaio laccato e metallizzato. Qui, l’artista non solo gioca sulla dinamicità della posizione, ma ne enfatizza la straordinaria cromaticità giocando con la luce e i colori attraverso una laccatura cangiante dalle sfumature che vanno dal giallo al viola.

Thomas SchütteFrau Nr. 17, 2006. Bronze and stealCollection Thomas Schütte, Düsseldorf. Photo Nic Tenwiggenhorn
 

Spostandosi così verso donne sempre più storpiate, contorte, in formazione quasi embrionale, come la Frau n.11 in cui la figura presumibilmente femminile è rannicchiata in posizione fetale in procinto di una metamorfosi che le contorce la colonna vertebrale, o donne semplicemente abbozzate, come la Frau n.16 in alluminio grezzo che sembra quasi una bozza di gesso o una scultura michelangiolesca ancora in procinto di formarsi. Fino a una totale scomposizione non solo della donna, ma soprattutto della citazione artistica, che si riscontra nella Frau n.18, in cui ad un busto perfetto, dai lineamenti classicheggianti, arti mozzati, seno e organi genitali ben in evidenza, viene appoggiata una testa decisamente più grande.
A completare la mostra vi sono poi i modelli in miniatura, realizzati tra il 1997 e il 1999, in ceramica invetriata, utilizzati dall’artista per studiarne gli spazi, le forme e le possibili variazioni, e i 100 acquarelli appartenenti alla collezione privata, che definiscono gli studi sul colore e la volumetria delle 18 Frauen in mostra al Museo d’Arte Contemporanea fino al 22 settembre 2012.

Thomas Schütte, Bronzefrau Nr. 5, 2000. Collection Borja Coca, Madrid. Photo Nic Tenwiggenhorn

 

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Noemi Eva Cotterchio, vive e lavora a Torino, laureata in Culture Moderne Comparate presso l’università degli studi di Torino, si dedica alla critica e alla “comparazione” delle arti in quanto frutto della passione umana. Attratta da ogni forma d’arte possibile, dalla pittura alle installazioni moderne, dal balletto classico alle performance di improvvisazione, è sempre alla ricerca di quella sottile impronta lirica e personale che rende unica e sublime un’opera artistica.

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