Le ipotesi futuribili di Philippe Parreno

Philippe Parreno “Hypothesis”, installation view at HangarBicocca, Milan Courtesy of the Artist; Pilar Corrias Gallery; Gladstone Gallery; Esther Schipper; Fondazione HangarBicocca, Milan Photo: ©Andrea Rossetti

Le ipotesi su come in futuro potrebbe essere inteso e interpretato il concetto di mostra, su come stabilire contaminazioni tra il lavoro di un artista e quello di altri, si traducono in una realtà concreta durante la visita alla prima antologica in Italia dedicata a Philippe Parreno (1964, Orano, Algeria), allestita nella “navata” dell’Hangar Bicocca. Hypothesis, inaugurata il 22 Ottobre (fino al 14 Febbraio 2015), non è una mostra ma uno spazio modulato da una sequenza di eventi. Il curatore Andrea Lissoni ha riunito i lavori appartenenti agli ultimi quindici anni dell’attività artistica di Parreno rendendoli sotto forma di un’esperienza olistica. Luci imprevedibili, musiche talvolta ipnotiche o spiazzanti, ombre in movimento frammentano i confini tra le opere, rendendo lo spazio in sé per sé un’opera, all’interno della quale il pubblico è partecipe e allo stesso tempo è invitato a soffermarsi per almeno due ore.

Il percorso inizia con il lavoro di Jasper Johns Set elements for “Walkaround Time” (1968), sette elementi di scena sospesi, realizzati per l’omonima performance del coreografo d’avanguardia Merce Cunningham; omaggio a La Sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche (il Grande Vetro), 1915-1923, di Marcel Duchamp. Quest’opera fa da introduzione al lavoro di Parreno. L’artista, infatti, lavora attraverso modalità frutto delle influenze di altre opere o artisti, trasformando continuamente i propri lavori. Il pubblico è poi invitato a inoltrarsi nel lungo spazio occupato da Danny the Street, composta da diciannove Marquees, sculture in plexiglass sospese in aria realizzate tra il 2006 e il 2015, ispirate dalle insegne luminose poste all’esterno dei cinema americani negli anni Cinquanta. Nello spazio dell’Hangar assumono la forma di un viale illuminato a seconda della potenza del suono trasmesso da due pianoforti Disklavier, le cui musiche accompagnano le coreografie luminose delle Marquees con un ritmo incalzante e imprevedibile, che sorprende e disorienta lo spettatore portandolo a muoversi da una parte all’altra della navata.

Nessun’opera è poggiata a terra, a eccezione dei pianoforti, per cui il percorso è libero e fluido. La mostra diventa esperienza multisensoriale e collettiva, non c’è un prima o un dopo, ci sono un insieme d’istanti che compongono un tutto armonico in cui oggetti, luci, suoni si fondono e completano il dialogo con lo spazio, che sembra quasi ruotare grazie all’installazione Another Day With Another Sun (2014) realizzata in collaborazione con Liam Gillick. Una luce bianca proietta le ombre delle Marquees sulla parete, rievocando il passaggio del sole dall’alba al tramonto, generando ombre dinamiche grazie allo scorrere su un sistema di binari sospesi. Le ombre vanno così a collegare tutte le parti che compongono il percorso, proiettandosi anche sullo schermo che trasmette in sequenza The Boy From Mars (2003), Invisibleboy (2010-2015), Marilyn (2012) e The Crowd (2015), a volte sovrapponendosi alle immagini dei vari film. Il tempo è il filo conduttore di tutta l’opera di Parreno.

Già con il video The boy from Mars durante la Biennale di Liverpool 2006, l’artista aveva previsto la possibilità che il visitatore potesse entrare in possesso di un DVD in edizione limitata con la particolarità che una volta visto, il video si auto distruggeva ossidandosi, permettendone quindi la visione solo in un unico e irripetibile momento. Viene da chiedersi: che cosa o chi è il soggetto artistico, l’oggetto che contiene l’opera o colui che, visionando il video, diventa depositario di un momento visivo unico? Questa la risposta di Parreno in occasione della vernice: “Entrambi. Non esiste il giusto o sbagliato, non c’è una cosa che devi o non devi fare, io dico di guardare il DVD ma se non lo guardi rimane comunque arte”. In quell’occasione così come oggi Parreno gioca col pubblico che, inconsciamente o no, diventa partecipe nel suo processo creativo. All’Hangar il risultato è coinvolgente; il visitatore è non solo spettatore ma anche attore per cui la fruizione diventa esperienza attiva, la somma di luci, ombre, rumori risulta un complesso scenario in cui perdersi e gli spazi appaiono come un set dal quale entriamo e usciamo come elementi di una narrazione.

Roberta Marciani

Philippe Parreno, “Hypothesis”, installation view at HangarBicocca, Milan. Courtesy of the Artist; Pilar Corrias Gallery; Gladstone Gallery; Esther Schipper; Fondazione HangarBicocca, Milan. Photo: ©Andrea Rossetti

Philippe Parreno, “Hypothesis”, installation view at HangarBicocca, Milan. Courtesy of the Artist; Pilar Corrias Gallery; Gladstone Gallery; Esther Schipper; Fondazione HangarBicocca, Milan. Photo: © Andrea Rossetti 

Philippe Parreno “Hypothesis”, installation view at HangarBicocca, Milan Courtesy of the Artist; Pilar Corrias Gallery; Gladstone Gallery; Esther Schipper; Fondazione HangarBicocca, Milan Photo: ©Andrea Rossetti

Philippe Parreno, “Hypothesis”, installation view at HangarBicocca, Milan. Courtesy of the Artist; Pilar Corrias Gallery; Gladstone Gallery; Esther Schipper; Fondazione HangarBicocca, Milan. Photo: © Andrea Rossetti 

Philippe Parreno Danny the Street (2006- 2015) (detail) Courtesy of the Artist; Pilar Corrias Gallery; Gladstone Gallery; Esther Schipper; Fondazione HangarBicocca, Milan Photo: ©Andrea Rossetti

Philippe Parreno, Danny the Street (2006- 2015) (detail) Courtesy of the Artist; Pilar Corrias Gallery; Gladstone Gallery; Esther Schipper; Fondazione HangarBicocca, Milan. Photo: © Andrea Rossetti 

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Philippe Parreno, “Hypothesis”, installation view at HangarBicocca, Milan. Courtesy of the Artist; Pilar Corrias Gallery; Gladstone Gallery; Esther Schipper; Fondazione HangarBicocca, Milan. Photo: © Andrea Rossetti 

 

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