Le riflessioni sui corpi di Tatiana Villani

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Tatiana Villani ci ha parlato della sua personale Körperland, (Galleria Passaggi di Pisa) un progetto in progress incentrato sull’elaborazione di un immaginario corporeo dove confluiscono tracce di vissuto personale, riflessioni sul nomadismo identitario come condizione della contemporaneità, ricerche teorico-sperimentali sulla forma e sulla materia.

Questi corpi senza volto che sembrano giungere da un’epoca lontana sono più contemporanei che mai e rappresentano in parte l’obbligato nomadismo di molti popoli ai quali con le tue immagini sembra tu voglia donare un senso di protezione?
Quando ho iniziato a sviluppare Körperland non era ancora un mondo articolato, era l’insieme di alcune idee e suggestioni che sentivo l’esigenza di incarnare in modo metaforico nell’immagine. Partiva da una riflessione fatta sulla mia pelle e dal tentativo di capire cosa accade in generale quando ci si trova a spostarsi per motivi di necessità, di studio o di lavoro. La prima cosa che avevo notato era che ciò che cambia è il paesaggio, ogni volta straniero, come anche la casa. Anche se si cerca di ricostruire in qualche misura una realtà domestica che ci rappresenti, l’unica cosa che resta invariata, così com’è con le sue specifiche caratteristiche, è il corpo che viene sempre con noi. Scegliere di rappresentare il corpo come metafora vuol dire confrontarsi con una infinita letteratura e spesso l’immagine porta in sé tracce di passato, che vanno integrate con la nuova visione che emerge. In questo caso è stata la scelta della materia a portarmi a stratificare i contenuti. Come dici tu ho scelto una materia fragile, come i corpi esposti al cambiamento, su cui ho dovuto lavorare a lungo per dare stabilità, per proteggerla. Si tratta di fotografie (Corpo#, il primo nucleo elaborato) stampate su carta riciclata, che per sua natura tende a sfogliarsi, infatti le immagini sono fissate con i segni degli strappi e di un inizio di deterioramento già in atto. A questo punto si inserisce l’elemento pittorico, materico, che oltre a restituire a questi corpi-paesaggio la consistenza del cuoio, una superficie affine alla pelle, li fissa in quell’attimo di passaggio in cui sono ancora visibili per intero, anche se mostrano i segni del tempo, proteggendoli e stabilizzandoli nel momento in cui mostrano la propria fragilità.

Il corpo è il focus di questa mostra. Che rapporto hai creato con le persone che hai fotografato e come le hai scelte?
La scelta delle modelle è stata molto importante, volevo delle figure generose, che avessero dei segni che le distinguessero dai corpi omologati proposti dal mondo patinato e sintetico della tv, volevo persone fatte di carne. Poi era necessario che si instaurasse un rapporto di intensa fiducia, perché negli scatti avevo la necessità di cogliere posture specifiche, lavorare sul corpo dell’altro con libertà come se fossero sculture che si dovevano adagiare in pose plastiche catturate in una strana naturalezza. Cercavo di cogliere la realtà con le sue imperfezioni, i segni del tempo e degli accidenti, tirar fuori dalla vulnerabilità esposta una sensazione di bellezza e armonia.

La mostra, curata da Alessandra Ioalè, è composta anche da un’installazione, sculture e le stesse fotografie non sono semplici stampe ma opere sulle quali hai lavorato utilizzando diversi materiali e tecniche. Questa continua ricerca ti porta a esaltare le caratteristiche emozionali delle tue opere?
Come dicevo, questo mondo si è evoluto e articolato ulteriormente, e ho sentito la necessità di portare la stessa narrazione su altri materiali e sensazioni. Sono nate prima le sculture, una nuova genìa informe alla ricerca di una sua definizione. Anche questi piccoli corpi scultorei (intitolati, come la serie fotografica Corpo#) si manifestano come elementi di passaggio, ancora nel loro formarsi, come nel caso della scultura incastrata nella gomma siliconica, che fa presagire una futura formazione, un’uscita dal bozzolo, ma di cui ancora non si sa molto. Poi c’è Memories#, che rappresenta un altro sviluppo di questo viaggio, si pone come la parte più acquatica e insieme nostalgica, ricordi appunto di un domestico stabile, durante i pericoli e le speranze che la migrazione porta con sé. Nella grande installazione Memories# si crea un doppio vortice di immagini, sul muro e sul pavimento, che convergono in un punto centrale e come chiave di chiusura del moto vi è una scultura. In questo caso le fotografie sono realizzate su supporti e con materiali diversi, che reagiscono con la luce in modo tale da far emergere i particolari che fanno precipitare l’occhio nel culmine scultoreo e insieme producono un nuovo essere/corpo unitario. La scultura Memories#chiave01 che chiude la spirale decrescente è di nuovo composta da un insieme di strati. Ci sono, in questa scultura specifica, due sculture di creta cruda incastrate in una fusione di paraffina, che ho lavorato per sottrazione facendo riemergere in parte la loro presenza, anche se resteranno segni sconosciuti, non più visibili, sintomi di questa vita che li ha attraversati, come dei fossili. Nell’ultimo periodo di lavoro, prima dell’allestimento in galleria, mi sono posta un’altra questione. Spesso lavoro in realtà no profit o di ricerca, in un ambito pubblico più o meno istituzionale. In questa occasione ho prodotto opere molto elaborate sia per la natura del processo che del materiale, non sempre economicamente alla portata di tutti. Sentivo l’esigenza di sfruttare l’occasione che i sistemi di riproducibilità dell’immagine ci offrono per creare una serie che potesse essere alla portata anche di amanti del progetto non necessariamente danarosi, così è nato il progetto dei poster Memories#, un progetto a sé stante, pensato come una serie più vasta, che non fosse una copia delle altre opere, ma che avesse le caratteristiche di un’opera diversa pensata per una maggiore tiratura e per altri materiali.

Körperland è un progetto iniziato a Berlino nel 2009. Ma è così importante per un’artista trovarsi in certi posti oppure è solo un luogo comune e/o una moda?
Körperland nasce a Berlino e non sarebbe nato altrove o in un’altra situazione. Nasce lì perché il mio essere migrante mi aveva posto determinate urgenze e anche perché la città mi offriva delle opportunità che non avrei avuto altrove: per esempio i laboratori del Bethanien, dove ho potuto fare sperimentazione con i plotter e quindi provare carte e soluzioni da sola, cosa che non avrei potuto fare in laboratori di terzi che mi avrebbero stampato solo su materiali standard. Nella capitale ho scoperto molte cose sulla migrazione, per esempio che funziona spesso in massa e per gruppi omogenei. A Berlino ci fu un grande spostamento di turchi, stesso fenomeno a Prato con i cinesi e così via, è un fenomeno naturale, qualcuno della tribù apre una strada e lentamente la comunità cerca di ricongiungersi. Credo che lo stesso si possa dire per il mondo dell’arte, mosso da necessità pratiche (come le altre comunità), cerca città ospitali e ricche che ti permettano di fare ricerca e di confrontarti, magari anche con costi sostenibili. Quindi si creano questi movimenti. Partono prima le avanguardie, poi si sparge la voce, “li si sta bene, c’è questo e quello” e piano piano la tribù si ricompatta. Ora credo che per eccesso Berlino si stia stabilizzando e sono già in atto nuovi spostamenti, si guarda all’est come il nuovo Eldorado. Vorrei infine aggiungere due parole di ringraziamento a Silvana Vassallo (Galleria Passaggi Arte Contemporanea, Pisa) e Alessandra Ioalé (curatrice del progetto) perché senza il loro impegno Körperland avrebbe avuto altre forme, la cristallizzazione finale di ogni evento espositivo è per me figlia della relazione con il collettivo che l’ha permessa. Foto dell’allestimento di Dania Gennai.

Corpo#1

Tatiana Villani, Corpo#1

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Tatiana Villani, Corpo#02 2014, creta cruda e gomma siliconica. Foto Dania Gennai

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Tatiana Villani, Memories# 2015, Installazione, fotografie e scultura. Foto Dania Gennai

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Tatiana Villani, Memories#chiave. Foto Dania Gennai

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Tatiana Villani, Memories#02 2015, creta cruda e paraffina. Foto Dania Gennai

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Tatiana Villani, Veduta della Galleria, Allestimento Korperland, foto di Dania Gennai

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Tatiana Villani, Veduta della Galleria, Allestimento Korperland, foto di Dania Gennai

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Giornalista dal 1993, si laurea in Cinema e Immagine Elettronica all'Università di Pisa e si specializza in Net Art e Culture Digitali all'Accademia di Belle Arti di Carrara. Da anni cura mostre d'arte contemporanea con particolare attenzione alla media art.

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