L’ecologia sonora contemporanea. Bétonsalon, Parigi

ecologie

Parigi. Bétonsalon – Centre d’Art et de Recherche. Mercoledì 13 Gennaio. I ricercatori Stephan-Eloïse Gras e Maxime Boidy discutono del ruolo dei sound-studies ai tempi del digitale.

“Ascoltare il mondo come se fosse un grande componimento musicale, una sinfonia, di cui noi stessi saremmo in parte gli autori.” Con queste parole il compositore canadese Raymond Murray Schafer concepiva nel suo libro “The Soundscape” del 1977 il concetto di “ecologia sonora”: ovvero la relazione tra gli esseri viventi e il loro ambiente acustico. Un invito, quello di Schafer, a riflettere sulla necessità di una pedagogia dell’ascolto che aiuti l’uomo a conoscere e distinguere i paesaggi sonori, per sopravvivere a quell’inquinamento acustico prodotto dai ritmi e dai modi di produzione della società moderna. Così come la pittura educa lo sguardo, l’ascolto dei paesaggi sonori insegna a comprendere l’universo acustico.

Il termine soundscape, risultato della trasposizione del concetto di “paesaggio” dal campo della percezione visiva a quella sonora, costituisce dunque il principale oggetto d’indagine di quell’ambito di studi interdisciplinari che ha preso il nome di sound-studies. La rinnovata attenzione verso l’ecologia sonora, e più in generale verso l’ascolto, è testimoniata dalle numerose ricerche e analisi che ne indagano la storia sociale, i supporti tecnici e le poste in gioco filosofiche. Per ripercorrere l’evoluzione teorica dei sound-studies, è necessario seguire il filo delle pubblicazioni che, partendo dai testi di Schafer, hanno fatto dell’analisi del nostro rapporto al suono, un punto di partenza per comprendere i mutamenti che l’irrefrenabile sviluppo tecnologico impone alle nostre capacità percettive.

Partendo da queste premesse teoriche, il 13 gennaio 2015, al Bétonsalon – Centre d’Art et de Recherche di Parigi, Stephan-Eloïse Gras (attualmente responsabile per la cooperazione digitale all’Institut français) e Maxime Boidy (ricercatore all’Université Paris 8 Vincennes-Saint Denis e traduttore in lingua francese dell’opera di Jonathan Sterne, “Une histoire de la modernité sonore”) hanno discusso di come internet e la digitalizzazione stiano modificando il nostro rapporto al suono, alla musica e al silenzio. Se pensiamo a una sinfonia di Beethoven, a un concerto per clarinetto o a un album di Frank Zappa, il medesimo elemento sonoro ha assunto tanti formati quanti sono stati gli sviluppi della tecnologia dell’ascolto negli ultimi trent’anni: dalla registrazione su vinile all’audiocassetta, dal compact-disc a l’mp3, fino allo streaming on-line su piattaforme quali Youtube, Deezer o Spotify.

I continui e frenetici cambiamenti di formato, se da un lato danno l’impressione di garantire una sempre maggiore accessibilità e democraticità dell’ascolto musicale, nascondono in realtà delle nuove problematiche con cui l’ascoltatore digitale è chiamato a misurarsi: fra tutte, l’ingerenza degli spot pubblicitari, e l’orientamento eterodiretto dei propri gusti musicali. In altre parole, se oggi si vuole ascoltare Beethoven in streaming, può succedere che la sinfonia n.3, l’Eroica, venga annunciata dalla pubblicità di uno shampoo o di un villaggio vacanze. Alla fine del brano, la piattaforma on-line ci suggerirà cosa ascoltare in seguito: restare sulla classica o passare alla pop? L’intervento di Stephan-Eloïse Gras e Maxime Boidy è da interpretare come un appello a riflettere sulla nostra ingenuità e immaturità di fronte al delinearsi di una nuova ecologia sonora, in cui il nostro quotidiano è accompagnato da innumerevoli segnalazioni acustiche (pubblicità, suonerie, allarmi, applicazioni) che, come avvertiva John Cage nell’opera di Schafer “Il paesaggio sonoro”, stanno trasformando la contemplazione del silenzio in “un’esperienza negativa e terrificante”.

Federico Lancialonga

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