L’empatia preziosa di Laia Abril

the epilogue

Laia Abril è tra le autrici più interessanti presenti nel panorama fotografico contemporaneo. L’ho incontrata a Roma, presso l’associazione 001 per la presentazione del libro “The Epilogue”. Come dice Susan Sontag (Davanti al dolore degli altri) Le fotografie oggettivizzano: trasformano un evento o una persona in qualcosa che può essere posseduto”.  Il merito più grande di The Epilogue, è proprio il far “possedere”, in maniera elegante e accurata, il problema della bulimia. The Epilogue è la conclusione di un progetto iniziato 4 anni fa, con il primo capitolo, ‘A Bad day’, un cortometraggio, per altro selezionato al NY Photofestival 2011. Nel 2012 esce la fanzine ‘Thinspiration’, secondo capitolo, in cui l’artista esplora l’uso della fotografia nel Pro-Ana (sito web). Premiato più volte; al momento è parte della collezione permanente del Museo della fotografia di Winterthur in Svizzera.

Oltre che fotografa, Laia, sei anche giornalista, quando hai scelto d’indagare questo tema con le foto piuttosto che con la scrittura?
Mi sono resa conto molto presto, mentre ancora studiavo giornalismo, che il mestiere di scrittore vecchio stampo non faceva per me. Provavo a scrivere idee, sensazioni, testimonianze, ma il risultato era solo un gran mal di testa. Iniziai a utilizzare la fotografia perché semplificava e riempiva di sfumature quello che volevo scrivere e condividere. L’immagine fotografica è così stata il centro e il cuore dei miei lavori, ma non l’unico strumento! Si nota bene già dal primo capitolo: A Bad Day, dove combino le mie foto con il video, la voce del personaggio e la musica. Nel secondo capitolo, Thinspiration, il cuore è sempre l’immagine, questa volta prelevata da internet, selezionata e arricchita dalla ricerca d’impaginazione; fino a The Epilogue, in cui affronto vari stili: reportage, ritratto, l’utilizzo d’immagini vecchie, e di nuovo la parola scritta. In questo caso, come la maggior parte delle volte, sono interviste, che modifico e compongo come un puzzle, nello stesso modo in cui è curato visivamente il resto della storia nel libro; e mi concilio con la parte di giornalista nel mio nuovo ruolo di artista. Siamo abituati a immagini che documentano la morte, ma qui ci troviamo davanti a un narrato post morte, nel vuoto personale di una famiglia americana che ha perso una figlia per bulimia. The Epilogue scuote il fruitore creando empatia e in alcuni casi, lacrime.

Quanto di questo processo parte dal coinvolgimento in primis del fotografo?
Una delle mie armi più preziose è l’intimità. Molti mi chiedono come mai persone come i Robinson mi aprono le porte. Rispondo sempre che è un mix di capacità di perseveranza ed empatia; quest’ultima si ottiene attraverso il rispetto, il non giudizio e l’ascolto. Con tale metodo, però, il mio stato emotivo si altera profondamente quando lavoro a questi progetti. Fin dall’inizio, alle insicurezze quotidiane di ogni artista, si aggiungono le paure per il benessere degli altri e i propri fantasmi. Durante la fase di sviluppo del progetto mi ritrovo talmente immersa in esso che il carico emotivo è enorme. Per ora l’unico modo per ristabilire il mio equilibrio è accettare tutto ciò che di positivo implica attraversare questa fase, non fotografare per un po’ di tempo e iniziare un progetto parallelo meno coinvolgente. Il progetto è nato per essere libro, selezionato per altro come uno dei migliori libri fotografici del 2014.

Come si trasforma in esposizione un progetto nato libro?
Lo spazio espositivo è stato per me un territorio abbastanza sconosciuto: soprattutto per progetti così complessi. Fino a quest’anno, dove sarò in mostra in ben 8 esposizioni diverse. The Epilogue è generato dal primo minuto per essere un libro, la conversione “a muro” è stata un’esperienza stimolante; ovviamente non ha la stessa quantità d’informazione, né la lettura lenta offerta dal libro, né l’intimità e la riflessione interiore, però evoca sensazioni e sentimenti diversi. Nella galleria Ivorypress, The Epilogue è parte di un’esposizione collettiva Under35, nella quale troverete 16 foto a muro più una vetrina. Le foto esposte fanno riferimento al primo capitolo del libro nel quale mostro la famiglia Robinson dopo il lutto, sono tutte immagini evocative, malinconiche, icone della memoria. L’integrazione del materiale in mostra, (il libro, alcune delle carte, foto vecchie di famiglia, foto di oggetti e documenti) pone di nuovo al centro la storia, arricchendo la narrativa dell’esposizione.

Appuntamento a Madrid, presso Ivorypress 26/05/2015 al 18/07/2015 con Laia e tanti altri autori interessanti.
http://www.laiaabril.com/
http://www.ivorypress.com/content/under-35-0

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The Epilogue, 2013, Laia Abril, courtesy Ivorypress

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Laia Abril, The Epilogue

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The Epilogue, 2013, Laia Abril, courtesy Ivorypress

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The Epilogue, 2013, Laia Abril, courtesy Ivorypress

 
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