Leonid Tsvetkov. Disturbances

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Curati da Manuela Pacella gli spazi della galleria – oggetto d’arte già di per sé – integrano e interagiscono con le lunghe colonne di cemento realizzate dall’artista. Questi pilastri di brancusiana memoria, che svettano verso il soffitto, rivelano a uno sguardo attento ogni singola parte di cui l’opera è fatta. L’artista infatti specula sul concetto di recupero, lavorando con una seria di calchi che riproducono bottiglie di plastica, scatole di vario genere e dimensione, oggetti della vita quotidiana il cui rapporto reciproco crea un risultato molto elegante.

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Leonid Tsvetkov. Disturbances. Exhibition view
 

Cominciamo parlando del progetto presso l’Ex Elettrofonica.
Il progetto Disturbances nasce da un lavoro precedente realizzato presso l’American Academy in Rome, Everyday Downfall, ispirato da Monte Testaccio, la discarica più grande dell’antichità. Uno degli “altri” colli di Roma, fatto interamente da frammenti di anfore che servivano per spedire l’olio dalla Spagna a Roma, durante il secondo e terzo secolo. Il progetto esplora le intersezioni della storia, la cultura materiale e il consumo come impatto sul paesaggio fisico e sociale dall’antichità a oggi – collegando le tracce storiche del consumismo nell’antica discarica di Monte Testaccio ai rifiuti moderni degli imballaggi domestici. Ciò ha rivelato un ambiente in cui i prodotti di scarto possono essere visti all’interno di una presentazione estetica formale, mettendo in relazione il significato dei patrimoni culturali attuali con le loro funzioni all’interno di una comunità. Il progetto alla galleria ExElettrofonica è una diretta continuazione di questo lavoro. Entrambi i progetti tracciano un parallelo tra il consumismo storico/politico e il consumo materiale. In questo caso sono intervenuto nello spazio architettonico della galleria usando i calchi delle stesse forme utilizzate in Downfall. Invece di organizzare l’imballaggio come una sorta di “rovina”, ho ricostruito immaginando gli elementi architettonici come colonne, evocando l’antichità. Le due opere esplorano problemi simili, ma Disturbances assembla le spoglie dei  fabbricati in forme concrete che potrebbero essere utilizzate come supporti architettonici.

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Leonid Tsvetkov. Disturbances. Exhibition view
 

Qual è l’aspetto “totemico” delle colonne?
L’idea di una colonna ha varie connotazioni; è un simbolo di rovina così come di trionfo (ad esempio, le colonne di Marco Aurelio e Traiano); è un simbolo di valori classici e ma anche di declino; è rappresentativo del desiderio umano di ascesa, gloria e controllo. I totem sono anche pile verticali progettati per essere emblematici di un gruppo, tribù o famiglia. Il nostro attuale trionfo sulla natura, incapsulato dalla nostra capacità di controllare e usare tutte le risorse disponibili nel nostro habitat, si esprime nella struttura totemica delle pile dei rifiuti.

In che modo hai interagito con lo spazio della galleria, la quale è essa stessa un’opera d’arte?
Fin dall’inizio ho capito che sarebbe stato molto difficile usare le pareti dello spazio a causa del loro carattere originale. Ho deciso di lavorare con le colonne anche per questo motivo. Evidenziando lo spazio attorno alle pareti le due opere lavorano assieme anziché una contro l’altra.

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Leonid Tsvetkov. Disturbances. Exhibition view
 

Raccontami di più dell’importanza dell’ambiente nel tuo lavoro.
L’ambiente è sempre un elemento fondamentale quando considero un lavoro. Il mio interesse per l’arte nasce dalla messa in discussione della percezione di ciò che ci sta attorno. Quando contemplo un’opera, considero come potrebbe appartenere o contraddire il contesto nel quale è inserita, che sia fisico, sociale o concettuale. L’ambiente dell’opera costituisce metà dell’opera stessa. Sono poi interessato nella tensione tra l’umano e il naturale. Sono interessato a come i processi umani imitano quelli naturali, che in un certo senso sono essi stessi naturali.

Per quanto riguarda il titolo della mostra, Disturbances, perché l’hai scelto ?
L’idea di lavorare con l’imballaggio è nata dalla preoccupazione che sperimento ogni volta che butto via un involucro. Tutto ciò che usiamo oggi è confezionato più volte e l’imballaggio è pesante, un’industria da miliardi di dollari. I prodotti imballati sono molto interessanti, ma anche problematici; la nostra cultura materiale sta diventando oberato dal peso del nostro consumo. Manuela Pacella ha scritto riguardo al titolo: “Disturbances è lo spreco che produciamo, ma è anche natura, che lentamente riprende ciò che l’uomo le ha portato via. Roma è esemplare in questo senso. Direi che è inquietante. La parola Disturbances, scelta dall’artista come titolo del progetto site specific per Ex Elettrofonica, è usato dagli archeologi per definire qualsiasi attività che possa danneggiare un sito archeologico. Questo porta infine al pensiero che anche camminare per Roma crei un certo disturbo alle antiche civiltà.”

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Leonid Tsvetkov. Disturbances. Exhibition view
 

Quale è il significato di “residuo” nel tuo lavoro ?
Il mio lavoro si sviluppa a partire da uno studio sui processi residuali, nel mio ambiente e le loro interconnessioni. In altre parole, sono interessato dall’indesiderato, che offre una sorta di strumento per una messa a fuoco periferica di ciò che sta attorno. Cioè, cerco di concentrare i miei progetti non in modo diretto ma attraverso una lente periferica, allo stesso modo in cui si potrebbe guardare allo spazio negativo di un oggetto invece di guardarlo direttamente. Il lavoro si concentra sul rimodellare i rifiuti culturali ed esplorare processi sociali e fisici coinvolti nel fare e disfare questo tipo di rifiuti. Attraverso la stratificazione delle connessioni tra residui , derivo una nuova prospettiva su un particolare contesto o ambiente. Mi piace paragonare il mio processo di creazione a quello di un inseguitore o di un cacciatore. So quali tracce sto cercando quando le vedo, anche se non conosco l’animale. In questo senso scopro il lavoro attraverso il processo senza sapere ciò che voglio come risultato all’inizio del progetto. Il processo è una storia e ha una sequenza narrativa, e questo senso della storia è un elemento importante nella realizzazione dell’opera, nella sua prosecuzione e ricezione. Il lavoro comincia ad avere un altro racconto quando è considerato come un gruppo – cioè come una continuazione anziché singoli progetti – e quando viene ricevuto da altri.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Il mio prossimo lavoro esplora le leggende nelle tradizioni cristiane di Hasselt, Tongeren e Maastricht, invitando l’osservatore a connettersi con il patrimonio culturale locale, ma in modo da aprire sempre diverse possibilità. Sto creando un oggetto e una storia che, seppur tratte dal regno della fantasia, alimentano l’immaginazione storica, portando i partecipanti all’interno di una storia mondiale più  estesa e allo stesso tempo al loro (nostro) tempo e luogo.

LEONID TSVETKOV
Disturbances
curated by Manuela Pacella
Ex Elettrofonica Gallery – Vicolo di S. Onofrio 10, Rome
March 21st – May 30th 2014
L’ultima mostra personale di Leonid Tsvetkov presso la galleria Ex Elettrofonica di Roma.

Valentina Guttuso

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