L’Illusione della Luce

. Vidya Gastaldon, “Escalator (Rainbow Rain)”, 2007 Vue de l`exposition, Vidya Gastaldon, Domaine de Kerguehennec, Bignan, France, Courtesy de l`artiste, Domaine de Kurguehennec et Art: Concept, Paris

Quale ruolo ha la Luce nell’Arte Contemporanea? Se dal Rinascimento, è veicolo principale di visibilità, lo shift moderno inaugurato da Dan Flavin, con Diagonal of May 25, 1963, pone la questione sulla luce stessa come medium e fenomeno.

Esposizioni recenti hanno affrontato i diversi e complessi aspetti della Luce: se “Light Show” alla Hayward Gallery, Londra 2013 osserva l’innovazione della Luce quale medium artificiale, e se “Dynamo” al Grand Palais, Parigi 2013 ripercorre il progresso formale del ‘900 attraverso la sperimentazione e il movimento, “L’Illusione della Luce”, a Palazzo Grassi, Venezia, 2014, si sofferma sui limiti della visibilità e dell’illusione, sulla tangibilità e intangibilità di questa materia che sovverte la rappresentazione spaziale dell’opera d’arte. A cura di Caroline Burgeois e della Collezione Francois Pinault, la mostra è un’occasione per riflettere sugli aspetti metaforici della Luce, quale pattern culturale.

L’installazione “D-N SF 12 PG VI”, 2012 di Doug Wheeler inaugura il percorso concentrandosi sulle caratteristiche specifiche della Luce quale medium capace di annullare le coordinate spazio-temporali attraverso un ambiente immersivo, totalizzante in grado di interrogare la percezione dello spettatore; il fenomeno della Luce sembra quindi essere il primo elemento a sovvertire il primato della visione, privilegiando l’intuizione e la percezione sensoriale, oltre il dominio del visibile. In modo simile, Philippe Parreno pone l’accento sulla sperimentazione della luce artificiale, manipolando il mezzo secondo le categorie dell’happening, evento e spettacolarità, insistendo sul potere di evocare altri segni e linguaggi facendo cenno alla semiologia, come in “Marquee”, 2013. “Escalator (Rainbow Rain)” 2007 di Vidya Gastaldon, suggerisce una pensiero sulle analogie tra Luce e Colore, come è stato storicamente per Isaac Newton secondo parametri scientifici, e per Johann Wolfgang von Goethe nell’ambito del Romanticismo tedesco; con riferimenti mistici e psichedelici, l’artista presenta un’installazione che invita a oltrepassare le soglie del visibile, esplorando nuovi orizzonti percettivi. Una prima sezione, affronta l’evoluzione artistica e formale della Luce, così per i pionieri Dan Flavin, Marcel Broodthaers, e più recentemente Antoni Muntadas; è riconoscere le analogie e le differenze tra gli aspetti naturali e artificiali di questo medium, come ben evidenzia l’opera “Dialogo”, 1980/2012, sottolineando un perfetto equilibrio tra poetica e innovazione, classicità e sperimentazione, riferendosi al vivace dibattito che da sempre sottende questo fenomeno. Julio Le Parc, tra i maggiori esponenti dell’arte cinetica, sembra continuare il discorso introducendo le ricerche avanguardiste in termini ottici e fisici attraverso loprera,“Continuel Lumiere Cylindre”, 1962-2012.

Il secondo capitolo dell’esposizione, affronta gli aspetti metaforici della Luce quale pattern culturale: se i video di Eija-Liisa Ahtila narrano delle luci e ombre dell’esistenza in una dimensione intima, femminile e domestica come per “Anne, Aki and God”, 1998, i  meravigliosi disegni e fotografie di Troy Brauntuch sfidano l’oscurità più profonda per rivelare l’enigma e una segreta bellezza oltre ogni oggetto: “Mark’s Camera 2”, 2013, “Criminal” 2013, “State Trooper”, 2013. Seducente nell’approccio, l’installazione di Danh Vo, “Autoerotic Asphyxiation”, 2010 gioca in bilico tra sguardo voyeuristica e immagini politiche, mostrando immagini di giovani vietnamiti scattate dal fotografo americano Joseph Carrier nel corso degli anni sessanta. Al centro dell’attenzione la Luce quale motivo idealistico, culturale ed educativo, motivata dall’intento di “mettere in luce”, ciò che rimane invisibile ai più: è il caso di Latifa Echakhch, “A chaque stencil une revolution”, 2007 e “Fantome (Jasmin)” 2012, seguito da David Caerbout “Oil workers” 2013.

Si prosegue pensando gli attributi specifici della Luce e della messa in scena illusoria; Robert Whitman analizza il medium attraverso il cinema e l’immagine filmica tra finzione e realtà, come per “Untitled (Light Bulb” 1994-1995 dove uno spazio illuminato è sufficiente ad attivare cortocircuiti del pensiero, senza contare su alcuna azione. Simile è approccio filmico di Bruce Conner che rappresenta un’idea di sublime attraverso una serie d’immagini riprese dall’esercito americano nel 1946 sull’atollo del Bikini, documentando gli effetti della bomba atomica. Gilbert and George, non sembrano avere bisogno di filtri o espedienti per pensare e visualizzare in tragedia, la messa in scena della loro stessa morte: “Dead Boards Bo.11” 1976.

L’ultima sezione riflette dell’autonomia della Luce quale medium e fenomeno, rivendicandone l’autonomia; Sturtevant e Bertrand Lavier re-interpretano il discorso sul ready-made, attraversando le pratiche minimaliste di Frank Stella, che dall’oscurità rivelano l’energia luminosa di tubi al neon: “Stella Die Fahne Hoch!”, 1990 e “Ifafa III”, 2003. Rober Irwin enfatizza questi aspetti in “# 8 x 8`Fourfold”, 2010, concentrandosi sulle assonanze e variazioni della luce al neon in sequenza; l’orizzonte illuminista della luce si apre alla sfera collettiva come per General Idea che in “White Aids #1,2,3” 1993 che tracciano uno slogan sociale di segni bianchi su sfondo bianco, metafora del silenzio. Infine, è un esercito d’innovatori idealisti quello che si prospetta a conclusione della mostra nell’opera “Les Veilleurs”, 2014 di Claire Tabouret, dove un gruppo di bambini marcia solenne, reggendo armi fluorescenti. Libera scelta, se farne parte.

. Danh Vo 'Autoerotic Asphyxiation', 2010, 24 framed black and white heliogravures on paper of photographs of Dr. Joseph M. Carrier 1962-1973, two framed gravures '7.01.1980'' 2010 and 'bye bye' 2010, '02.02.1861' (2009 --), ink on paper, framed, 1 metal plate depicting excerpt from Department of Correction, Delaware, Cotton and silk curtains embroidered with plant details discovered by French missionary and botanist Jean-André Soulié in Southern China and Tibet, late 19th century, from the archives of Musée National d_ Histoire Naturelle, Paris, Installation, dimensions variable, Unique, Courtesy: Danh Vo, Galerie Isabella Bortolozzi, photo credit: Artists Space NY

Danh Vo ‘Autoerotic Asphyxiation’, 2010, 24 framed black and white heliogravures on paper of photographs of Dr. Joseph M. Carrier 1962-1973, two framed gravures ‘7.01.1980” 2010 and ‘bye bye’ 2010, ‘02.02.1861’ (2009 –), ink on paper, framed, 1 metal plate depicting excerpt from Department of Correction, Delaware, Cotton and silk curtains embroidered with plant details discovered by French missionary and botanist Jean-André Soulié in Southern China and Tibet, late 19th century, from the archives of Musée National d_ Histoire Naturelle, Paris, Installation, dimensions variable, Unique, Courtesy: Danh Vo, Galerie Isabella Bortolozzi, photo credit: Artists Space NY

. Vidya Gastaldon, “Escalator (Rainbow Rain)”, 2007 Vue de l`exposition, Vidya Gastaldon, Domaine de Kerguehennec, Bignan, France, Courtesy de l`artiste, Domaine de Kurguehennec et Art: Concept, Paris

Vidya Gastaldon, “Escalator (Rainbow Rain)”, 2007. Vue de l`exposition, Vidya Gastaldon, Domaine de Kerguehennec, Bignan, France, Courtesy de l`artiste, Domaine de Kurguehennec et Art: Concept, Paris

Antoni Muntadas, “Dialogo”, 1980 Courtesy the Artist and Kent Fine Art New York

Antoni Muntadas, “Dialogo”, 1980. Courtesy the Artist and Kent Fine Art New York

Bruce Conner, “Crossroads”, 1976 35 mm/digital, black and white, sound, 37 minutes, Music by Patrick Glesson & Terry Riley, digitally restored by UCLA Film&Television Archive, Ph: copyright 2014 Conner Family Trust, San Francisco. Courtesy Paula Kooper Gallery, New York

Bruce Conner, “Crossroads”, 1976. 35 mm/digital, black and white, sound, 37 minutes, Music by Patrick Glesson & Terry Riley, digitally restored by UCLA Film&Television Archive, Ph: copyright 2014 Conner Family Trust, San Francisco. Courtesy Paula Kooper Gallery, New York 

Danh Vo, 'Autoerotic Asphyxiation', 2010 24 framed black and white heliogravures on paper of photographs of Dr. Joseph M. Carrier 1962-1973, two framed gravures '7.01.1980'' 2010 and 'bye bye' 2010, '02.02.1861' (2009 --), ink on paper, framed, 1 metal plate depicting excerpt from Department of Correction, Delaware, Cotton and silk curtains embroidered with plant details discovered by French missionary and botanist Jean-André Soulié in Southern China and Tibet, late 19th century, from the archives of Musée National d_ Histoire Naturelle, Paris, Installation, dimensions variable, Unique, Courtesy: Danh Vo, Galerie Isabella Bortolozzi, photo credit: Artists Space NY

Danh Vo, ‘Autoerotic Asphyxiation’, 2010, 24 framed black and white heliogravures on paper of photographs of Dr. Joseph M. Carrier 1962-1973, two framed gravures ‘7.01.1980” 2010 and ‘bye bye’ 2010, ‘02.02.1861’ (2009 –), ink on paper, framed, 1 metal plate depicting excerpt from Department of Correction, Delaware, Cotton and silk curtains embroidered with plant details discovered by French missionary and botanist Jean-André Soulié in Southern China and Tibet, late 19th century, from the archives of Musée National d_ Histoire Naturelle, Paris, Installation, dimensions variable, Unique, Courtesy: Danh Vo, Galerie Isabella Bortolozzi, photo credit: Artists Space NY

 

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è interessata agli aspetti Visivi, Verbali e Testuali che intercorrono nelle Arti Moderne Contemporanee. Da studi storico-artistici presso l’Università Cà Foscari, Venezia, si è specializzata nella didattica e pratica curatoriale, presso lo IED, Roma, e Christie’s Londra. L’ambito della sua attività di ricerca si concentra sul tema della Luce dagli anni ’50 alle manifestazioni emergenti, considerando ontologicamente aspetti artistici, fenomenologici e d’innovazione visuale.

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