L’immagine del tempo. Anatomie dell’immateriale

Artopia

A cura di Gino Pisapia la mostra, visitabile fino al prossimo 14 novembre presso Artopia di Milano, esplora attraverso i lavori di cinque giovani artisti le declinazioni anatomiche del concetto di tempo. Dal percorso espositivo, articolato come un confronto dialogico fra le diverse identità artistiche, scaturisce per lo spettatore una riflessione sulle premesse interpretative e sui paradigmi di rappresentazione attraverso cui il tempo si fa materia.Varcando la soglia della galleria, uno dei primi lavori a catturare l’attenzione è l’opera di Cristian Chironi. In Nothing, 2013, un computer esegue la scansione di due hard disk danneggiati: l’archivio dell’artista dal 1998 al 2013 e il suo parziale backup. A monitor un software di recupero dati traduce in un grafico l’analisi delle due memorie e stima il tempo necessario al completamento della scansione. Il processo sotteso all’opera si rivela non privo di paradossi e ne rimanda al titolo: l’intero archivio dell’artista è rappresentato da un’immagine alla quale non corrisponde alcuna memoria reale, ma solo una raccolta di dati andati irrimediabilmente perduti. Da timeline instabile e frammentaria il tempo si trasforma per Chironi in attimo da dilatare all’infinito e nell’opera fotografica tratta dalla serie DK, 2009, è l’artista a farsi immortalare nella Galleria della Certosa di Parma, mentre contempla la scultura di Maria Luigia d’Asburgo. Chironi, in costume nero, interpreta il ruolo di moderno Diabolik quando, nell’atto di congelarlo attraverso un’immagine riproducibile all’infinito, sottrae al capolavoro canoviano la propria aura.

Nelle opere di Diego Caglioni la materia del tempo si genera dall’originale trasposizione tecnico-mediale di una dimensione personale. In un dialogo tra epoche tecnologiche, una nostalgica Olivetti Lettera 32, installata a parete, imprime a secco su un foglio di carta di nove metri di lunghezza l’invisibile elenco degli stati personali pubblicati dagli amici dell’artista su Skype, in un periodo di due anni. Attraverso Public Message, 2009, emerge l’immagine di un tempo interiore, della condizione soggettiva e intima dell’artista. Anche Caglioni completa il proprio intervento con un’opera fotografica in cui la propria agenda personale è presentata su di un green screen. In Infinite, 2012, una struttura organizzativa universale, rappresentata dall’agenda, viene soggettivizzata dall’uso personale e potenzialmente espansa all’infinito, proprio come avverrebbe attraverso un processo di elaborazione digitale. La fotografia, seppur nell’accezione meno tradizionale, diventa linguaggio espressivo anche per Elia Cantori. La serie 60 Watt-12.97 Feet, 2010, presenta una sequenza di immagine epifaniche: sono i fogli di carta fotografica con cui sono stati realizzati i sei areoplani, lanciati in volo in una stanza buia e illuminati per pochi secondi da una lampadina da 60 watt. La forma dell’areoplano si scompone lungo le piegature della carta in fiammeggianti campiture geometriche che, variando nella sequenza, relativizzano la formazione dell’immagine al fluire del tempo.

Da segno di un processo fotografico anomalo capace di coglierne l’aspetto più sfuggente, al piano superiore, la dimensione temporale si manifesta negli esiti propri di un’azione fisica sulla materia. Nell’essenziale e delicato intervento di Giovanni Oberti il tempo si rivela nell’alone calcareo che affiora sulla superficie degli esili calici in cristallo, da cui l’acqua è lentamente evaporata –Senza Titolo (Archi di Dama), 2013- e nella patina che testimonia la progressiva ossidazione della filiforme clessidra in argento, essa stessa stilizzata rappresentazione scultorea del trascorrere inesorabile del tempo –Senza Titolo (Clessidra), 2012-. Per Emauele Becheri i segni del tempo si trasformano in disegni astratti mutuati dalla natura. In Impressione #11, 2010, l’artista realizza un’elegante composizione grafica partendo da una matrice biologica e cattura attraverso la carta adesiva le ragnatele del proprio studio. A conclusione del percorso espositivo un piccolo schermo riproduce la performance con cui la mostra è stata inaugurata. In IMPRESSION 25.09.2014 Becheri e Grunewald attraverso una nuova e instabile narrazione sonora trasformano la pellicola originale con l’azione istintiva del suono in divenire, fornendo al pubblico l’immersione in una dimensione spazio-temporale generata dalla “visione acustica”.

Il percorso espositivo si articola in maniera fluida e ritmata tra le varie opere, alternando dialogicamente i diversi registri interpretativi. Da immagini nate dal cristallizzarsi di uno specifico frammento temporale, il processo creativo esplora i segni impressi sulla materia dal suo passaggio per concludersi in modo circolare con la performance, l’opera time-specific per definizione. L’equilibrata interazione dei lavori negli spazi della galleria e la loro spontanea e al tempo stesso accurata resa formale, pur rispondendo all’esigenza di conferire una dimensione materica al tempo, hanno la capacità mantenerne la natura sottile e impalpabile di un elemento intrinsecamente sfuggente. 

Francesca Spaini

Artopia

L’immagine del tempo. Anatomie dell’immateriale, Artopia, Exhibition View, 2014

_MG_0567

 Elia Cantori. 60 Watt-12.97 Feet (2010), Exhibition View, 2014

chironi

Cristian Chironi, Nothing (2013), Exhibition View, 2014

becheri

Emanuele Becheri, Impressione #11(2010), Exhibition View, 2014

The following two tabs change content below.
Juliet Art Magazine is a contemporary art magazine

Ultimi post di julietartmagazine (vedi tutti)

Rispondi