L’inimitabile “Unlimited” di Art Basel 2017

chris_burden_Gagosian_Gallery

Art Basel 2017 di Basilea, la migliore fiera d’arte nel mondo, l’indicatore più attendibile del mercato dell’arte, come sempre nei vari stand ha messo in vendita opere importanti, spesso anche inedite, e ha chiuso con un favorevole fatturato. A decretarne il successo hanno contribuito in modo determinante le 76 presenze di Unlimited, piattaforma unica nel suo genere, connotata da lavori over size che permettono agli autori e ai galleristi sostenitori di uscire dai tradizionali spazi e di invadere un hangar di 16.000 metri quadrati, riservato a opere museali, storiche e attuali: installazioni, dipinti a tutta parete e video anche su multischermo. Un polo di attrazione spettacolare in grado di ampliare l’offerta e di alleggerire il contesto fieristico.

Per la sesta volta Gianni Jetzer – curatore at large dell’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington – è stato incaricato di dirigere la sezione e ha riaffermato le sue capacità di organizzatore innovativo. Molti gli artisti sensibili alle problematiche sociali. Il percorso iniziava con una impegnata ‘dichiarazione’ di Jenny Holzer (Sprüth Magers Gallery, Berlino) dalle scritte multicolori – riguardanti le operazioni militari e i trattamenti dei detenuti in Afghanistan e in Iraq – che si susseguivano su un oscillante braccio telescopico lungo due metri e mezzo. Frasi di stampo politico anche nel paperwall a lettere cubitali di Barbara Kruger (ancora Sprüth Magers). Più in là un fluttuante, incombente e trasparente airship di Chris Burden (Gagosian, New York) si azionava con un timer ‘viaggiando’ sul perimetro di un cerchio di sessanta metri. Otto Piene (di nuovo Sprüth Magers) magnetizzava lo guardo con una enorme anti-scultura blu gonfiabile del 1980, che esaltava la forza della natura, evocando una piovra e un rigoglioso fiore marino. Il duo tedesco FORT – Jenny Kropp e Alberta Nieman – (Sies + Hoke, Düsseldorf) ha ricostruito l’interno completamente vuoto di un drugstore della famosa catena tedesca Schlecker, che aveva 1400 negozi e 50.000 dipendenti, rimasti senza lavoro nel 2012 dopo il disastro economico dell’Azienda. John Baldessari (Marian Goodman, NY e Sprüth Magers, Berlino) per la circostanza ha messo in scena un’opera che si distaccava dai suoi abituali quadri (pur mantenendo l’essenzialità formale-concettuale), basata sull’ibridazione di ‘candide’ componenti figurali plastiche e perfino comportamentali, in funzione di un’accattivante percezione vagamente ironica, romantica e surreale. Sue Williamson (Goodman Gallery, Johannesburg), in Message from the Atlantic Passage esibiva bottiglie di vetro contenenti tracce di terra, appese alle funi di cinque simboliche reti da pesca pendenti dal soffitto, rendendo omaggio ai 12 milioni e mezzo di schiavi africani che, tra il 1525 e il 1866, sono stati trasportati nel Nuovo Mondo. In un’epoca di migrazioni e di disaggregazioni Subodh Gupta (Galleria Continua, San Gimignano e Hauser & Wirth, Zurigo) ha edificato una capanna con vecchie pentole in alluminio e all’interno ha ricreato un clima conviviale attraverso una performance culinaria nella quale venivano preparati piatti tradizionali della cucina indiana da far gustare ai visitatori. Song Dong ha assemblato finestre e porte cinesi, sostituendo i vetri con specchi variamente colorati e nel retrostante ambiente interno luci di lampadari si riflettevano in essi generando l’illusione di fine spazio, nonché la presa di coscienza del contrasto tra entità storiche e contemporanee riferite all’incontrollato sviluppo del suo Paese. Phyllida Barlow ha sbandierato cento vessilli anonimi, segnaletici di parate, proteste, potere, patriottismo… Meriterebbero di essere esaminati pure gli interventi di John Akomfrah, Nick Cave, Carlos Garaicoa, Secondino Hernández, Susan Hiller, Thomas Huber, Julio Le Parc, Rob Pruitt, Marwan Rechmaoui, Jason Rhoades, Klaus Rinke, Peter Stämpfli, Anicka Yi, ma lo spazio è tiranno…

Tra i video di maggiore impatto, anche sonoro e ideologico, quello dalle inquietanti apparizioni notturne dell’israeliana Michal Rovner (Pace Gallery, NY) che focalizzavano… gli occhi indagatori di sciacalli in sequenza, richiamando momenti primordiali; lo storico Movie Mural di Stan VanDerBeek (The Box, Los Angeles), che tra gli anni Sessanta e Settanta ha rivoluzionato le modalità rappresentative delle immagini fino alle immersive installazioni multimediali; la proiezione di slides di Boris Miklailov (Sprovieri, Londra) con suggestive sovrimpressioni fantasiose e intenzionali sul duro lavoro in Russia, contrapposto alla bellezza, alla sessualità, alla guerra e alla vita quotidiana. E quelli, più o meno originali, di John Akomfrah, Dong Aitken, Cory Arcangel, David Claerbout, Tacita Dean, Mike Kelley, Arthur Jafa, Julian Charrière e Julius von Bismarck, Bruce Nauman, Adrian Paci, Ragnar Kjartansson.

La presenza degli italiani, con lavori competitivi dal lato qualitativo più che dimensionale, era abbastanza nutrita. Yuri Ancarani (Bortolozzi Gallery, Berlino), nel film The Challenge – girato nel deserto del Qatar nel 2016 – ha associato l’antica pratica della falconeria (ancora viva in Oriente) alle gare automobilistiche dei ricchi arabi dotati di sofisticate tecnologie, attraverso immagini rese intriganti dall’abilità tecnica e dalla colonna sonora composta appositamente. Francesco Arena (Raffaella Cortese, Milano e Sprovieri, Londra), nel suo Orizzonte tra cielo e terra – concretizzato da una trave metallica orizzontale (posta al livello dei suoi occhi) con sopra due centimetri di terra prelevata dal Centro di accoglienza dei migranti di Lampedusa – alludeva al mare, da cui i profughi arrivano, e alla terra, dove trovano la salvezza. Massimo Bartolini (Massimo De Carlo, Milano/Londra; Frith Street, Londra; Magazzino, Roma) ha proposto una variante del suo lavoro per la Biennale di Venezia del 2013: accidentato, enigmatico pavimento (calpestabile) di macerie in bronzo con l’intento di celebrare una fine, ma anche l’inizio di un possibile ponte tra la stagione di un esagerato ottimismo e l’adozione di misure restrittive, evidenziando il paradosso della loro coesistenza. Pier Paolo Calzolari (Boesky, NY e kamel mennour, Parigi) ha privilegiato un’ipersensibile opera del 2015, costituita dall’abbinamento di due grandi quadri aniconici che generavano visioni immateriali. Enrico Castellani (Levy Gorvy, NY e Magazzino, Roma) si è distinto riallestendo il calibrato e raffinato Spazio Ambiente del 1970, totalmente bianco, che aveva dato seguito all’ideazione plastica e architettonica attuata nel 1967 alla mostra Lo Spazio dell’Immagine di Foligno. Paolo Icaro (Minini, Brescia e P420, Bologna) ha trapiantato La Foresta metallica – opera tra scultura, architettura ed environment – concepita nel 1966-’67 nel suo studio del quartiere Soho di New York. Giulio Paolini (Artiaco, Napoli), senza cedere alla tentazione di enfatizzare le forme, ha ripresentato, in perfetta armonia con lo spazio espositivo, l’Hortus clausus del 1981: le parti combinate con il consueto rigore concettuale e l’eleganza estetica, hanno confermato il valore della sua identità legata a una moderna classicità.

(Foto di Luciano Marucci)

2 Chris Burden

Chris Burden, “Ode to Santos Dumont” 2015, 7075 parti di aeroplano in alluminio, materiali vari, copia a mano in scala ¼ del motore a benzina del 1903, pallone aerostatico in poliuretano 243,8 x 1219,2 x 243,8 cm, raggio di viaggio 487,6 cm di altezza x 1828,8 cm di circonferenza (courtesy Art Basel)

3 Otto Piene

Otto Piene,“Blue Star Linz” 1980, tessuto blu, ventilatore elettrico, dimensioni variabili (courtesy Art Basel)

4 John Baldessari

John Baldessari, “Ear Sofa: Nose Sconces with Flowers (In Stage Setting)” 2009-2017, installazione, media diversi, dimensioni variabili (courtesy Art Basel)

5 Sue Williamson

Sue Williamson,“Messages from the Atlantic Passage” 2017, installazione, media diversi (courtesy Art Basel)

6 Suboth Gupta

Suboth Gupta, “Cooking the World” 2017, utensili in alluminio trovati, filo da pesca, acciaio, dimensioni site-specific (courtesy Art Basel)

7 Boris Miklainov

Boris Miklainov, “Yesterday’s Sandwich” 1960-1970, proiezione di diapositive, durata 12’ 7”, edizione di cinque copie (courtesy Art Basel)

The following two tabs change content below.

Anna Maria Novelli

Ultimi post di Anna Maria Novelli (vedi tutti)

Rispondi