Il Lirismo di Marisa Merz

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Mentre a Venezia, Marisa Merz (1926, Torino) riceve il Leone d’Oro alla carriera per “la riflessione sulla sfera dello spazio domestico e femminile” – La Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico – a Londra, la Serpentine Gallery le dedica una personale che narra il percorso artistico che dagli anni ’60, vicini all’Arte Povera, continua fino al presente, in cui sembra ancora valere il messaggio della  mostra storica nel 1975, dal titolo:  “A occhi chiusi, gli occhi sono straordinariamente aperti”.

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Marisa Merz, Installation view, Serpentine Gallery, London (28 September – 10 November 2013) © 2013 Luke Hayes
 

L’esposizione narra di una figura complessa, tanto marcata quanto poetica, che introduce a una dimensione mentale, contemplativa e spirituale, come suggerisce la prima opera “Untitled”: una scatola rossa in cui dalla fusione in cera, emergono impressi, calchi di fiori.
Le installazioni scultoree invitano a percepire il pensiero dell’artista nella sua forma pura, come per “Untitled (Living Sculpture) 1966, dove ciò che interessa è la molteplicità della forma organica, attraverso la ricerca dei materiali classici quali la cera, o moderni e industriali come per il filo di rame e l’alluminio, manipolati ai limiti delle proprietà specifiche.

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Marisa Merz, Installation view, Serpentine Gallery, London (28 September – 10 November 2013) © 2013 Luke Hayes
 

I ritratti sono la voce più autentica di Marisa Merz; se “Untitled” 1984, rappresenta il confine tra astrazione e figurazione, contraddistinto da un emblema geometrico in bronzo, il dittico del 1993, evoca un’atmosfera surreale dove liricamente si articola l’immaginario dell’artista. Dal 2004, Merz si dedica a ritratti su carta che ammirabilmente aderiscono al principio classico ut pictura poiesis; diversi aspetti di un unico soggetto acquistano vigore da un vortice che parte dallo sguardo e s’intensifica nella gestualità delle mani,  successivamente tradotti secondo variazioni cromatiche di alto valore simbolico, o nelle linee sinuose dei disegni, 2003, o ancora, in un disegno su tavola del 2008, unico profilo.
In modo simile, due complessi scultorei entrano in dialogo tra loro, tra rappresentazione intima e sfera sociale, che sembra interpretare l’esemplare Piazza di Giacometti, 1947-48: figure isolate, volti, teste, mezzi-busti, ritratti, profili tanto s’incrociano, quanto sfuggono nella geometria dello spazio.

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Marisa Merz, Installation view, Serpentine Gallery, London (28 September – 10 November 2013) © 2013 Luke Hayes
 

La rotonda della Serpentine Gallery, si rivela un perfetto scenario per i dipinti di grande formato “Untitled”1997, 2002, 2008, 2010, che toccano la dimensione più trascendente, attraverso raffigurazioni angeliche che re-interpretano icone dell’arte e greca e bizantina.
L’ultima sala racconta implicitamente dell’unione con Mario Merz (1925 – 2003), e di un sodalizio che sembra contare su un’ideologia condivisa rappresentata dalla scultura “Violino”, e dal ripetersi di elementi quali la serie di Fibonacci, l’energia data dalla forma organica e la rappresentazione di animali arcaici – esemplare, il guscio della lumaca. Con la stessa motivazione, sembra spiegarsi la scelta della fusione a cera, meravigliosa metafora dell’essere. E’ inoltre, il contesto dove Marisa Merz affronta il rapporto  tra geometria e astrazione, come nelle installazioni scultoree del 1995 e 1996, dove sperimenta l’uso di materiali classici della pittura ad altri industriali, in una composizione di forte impatto. Un ritratto di grande formato 1977, chiude la mostra, raccontando di una figura di rilievo, che ha saputo interpretare la dimensione interiore, intima e poetica della donna, attraverso icone moderne.

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Marisa Merz, Untitled, 1994. Two painted unfired heads, iron tripod. Photo: David Regen © Marisa Merz. Courtesy Gladstone Gallery, New York and Brussels
 

La mostra monografica segue una conversazione tra Marisa Merz e Hans Ulrich Obrist, che riflette sulle differenze e similitudini, nel complesso del percorso artistico:
HUO: E la frase su quel pezzo di carta – “Quando noi diciamo bellezza, noi siamo vivi” – lo hai scritto  personalmente tu?
MM: Scrivo semplicemente note su pezzi di carta!
HUO: Ma queste cose che scrivi, sono belle.
MM: Mi vengono alla mente ad un certo punto. Perché quando tu dici  bellezza ad un dato momento, diventa bellezza.
HUO: Tu hai anche scritto: “Quasi”; “Immagine o Geometria”; “Le immagini fuggono il controllo geometrico”. Sono queste le domande che ti poni?
MM: Sì. Vedi, la Geometria è controllata; contiene ciò che è più vicino e ciò che è più lontano, e inoltre la prospettiva”.
Conversazione avvenuta  in casa-studio Merz, Torino, 3 agosto 2009

Marisa Merz
Serpentine Gallery, Londra
Supported by Fondazione Merz, Gladstone Gallery, The Henry Moore Foundation, Berenberg

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è interessata agli aspetti Visivi, Verbali e Testuali che intercorrono nelle Arti Moderne Contemporanee. Da studi storico-artistici presso l’Università Cà Foscari, Venezia, si è specializzata nella didattica e pratica curatoriale, presso lo IED, Roma, e Christie’s Londra. L’ambito della sua attività di ricerca si concentra sul tema della Luce dagli anni ’50 alle manifestazioni emergenti, considerando ontologicamente aspetti artistici, fenomenologici e d’innovazione visuale.

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