L’Italia della Pop Art

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Parliamo di Pop Art. Nell’immediato, questa definizione richiama inevitabilmente alla mente le opere di Andy Warhol, i cambiamenti e le innovazioni che il suo lavoro e il suo modo d’essere, hanno portato nel panorama artistico contemporaneo. Ma la Pop Art non è solo questo, e non è solo un fenomeno prettamente americano. La Pop Art è stata negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale una via di riscatto, un solco segnato per la strada del boom economico, della ripresa e del benessere. Di questo cambiamento e fermento socio-culturale si sono nutriti molti artisti che, nel corso del tempo, hanno lasciato traccia indelebile nel mondo contemporaneo. Anche, e soprattutto, in Italia, dove l’idea di un’arte popolare che avesse a oggetto tematiche e strumenti appartenenti alla cultura di massa  – che in quegli anni (tra i Cinquanta e i Settanta) andava dilagando -, non era così scontata per il retaggio classico del Bel Paese.

Oggi, l’esposizione Italia Pop. L’arte negli anni del boom, visitabile fino all’11 Dicembre presso la Fondazione Magnani Rocca di Parma, dà la possibilità di accedere a quel mondo, forse un po’ sommerso, che ruotava intorno alla Pop Art Italiana, il suo mood, i suoi protagonisti e la spensieratezza di un’epoca che guardava al futuro con speranza. Facendo un passo leggermente indietro, i curatori, Stefano Roffi e Walter Guadagnini, hanno deciso di aprire la mostra con due “maestri” italiani”: Giorgio De Chirico, con Piazza d’Italia, e Alberto Burri con Sacco, opere entrambe appartenenti alla collezione permanente. Una scelta ponderata che spalanca le porte ai loro eredi, rappresentati nella sezione da Enrico Baj, Mimmo Rotella, Fabio Mauri e Gianni Bertini che, in un precocissimo dopoguerra, già avviavano le loro sperimentazioni, prendendo di diritto il titolo di precursori della Pop Art Italiana. Andando avanti, avvicinandosi al periodo di maggior successo (1960-1966), si trovano le opere di Gianfranco Baruchello, Renato Mambor e Mario Schifano che traghettano lo spettatore al cuore pulsante dell’esposizione.

Roma, Milano, Torino, la Toscana, sono solo alcuni dei centri che hanno visto esplodere il fenomeno qui messo ben in evidenza dai lavori degli artisti già citiati ai quali si aggiungono, tra gli altri, Giosetta Fioroni, Mario Ceroli, Sergio Lombardo, Piero Manzoni, Antonio Formez, Piero Gilardi, Michelangelo Pistoletto. Il percorso, però, non termina con il momento d’oro, ma indaga anche l’eredità lasciata agli anni Settanta, quando la cultura popolare lascia il posto a tematiche politiche che artisti come Paolo Baratella, Umberto Mariani, Giangiacomo Spadari (solo per citarne alcuni) sentono come un’esigenza pressante. Ciò che, poi, rende Italia Pop un piccolo scrigno di rarità, custode della memoria storica, è la presenza dualistica di un passato classico, rappresentato dalla collezione di opere e arredi della Fondazioni Magnani Rocca, e un passato contemporaneo in cui i due mondi si confrontano in una conversazione aperta a numerose interpretazioni. A completare la visione d’insieme è la presenza di testimonianze audio, video (come quello relativo al mondo del Piper, storica discoteca romana), oggetti di design, dell’editoria e della discografia anni Sessanta che non possono che rifinire un percorso già ricco di sfumature sottili e inedite.

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Domenico Gnoli, Reggiseno, 1964. Acrilico e sabbia su tela, 81 x 131 cm. Collezione privata

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Claudio Cintoli, Mezza bocca per GD, 1965. Olio su tela, 100 x 80 cm. Collezione privata

Mario Schifano, Futurismo rivisitato, 1965. Smalto e spray su tela e perspex, 174 x 336 cm (trittico). Collezione privata, Courtesy Fondazione Marconi

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Alessia Cervelli

Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza, intraprende fin da subito un percorso multidisciplinare che la porta a svolgere attività curatoriali indipendenti e di critica, affiancate a ricerca e catalogazione in ambito istituzionale. Da sempre legata al mondo della scrittura, porta avanti la propria passione sia in campo “giornalistico” sia letterario, rivolgendo, inoltre, una particolare attenzione alla pittura e alla fotografia. Attualmente vive e lavora a Roma.

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