Lo schermo dell’arte

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Scorci cittadini di un ambiente apparentemente disabitato, aprono a uno scenario urbano in completo stato di abbandono. L’eco silente si disperde nelle strade deserte, tra la cicatrici di quel che rimane del paesaggio, all’indomani di un cataclisma. Ha inizio così la terza stagione de Lo Schermo dell’Arte ospitata al Teatrino di Palazzo Grassi, attraverso le sequenze di (Untitled) Human Mask (Francia, 2014) di Pierre Huyghe, un ottimo e raffinato ritratto della condizione ecologica umana, partendo da quanto accaduto a Fukushima nel 2011 e da un frammento del vissuto di una scimmia, abitante e al contempo dipendente in un ristorante tradizionale giapponese.

Nella penombra di una abitazione di Bruxelles, Sarah Vanagt e Katrien Vanagt con il loro Waking Hour (Belgio, 2015), ripetono l’esperimento, e la scoperta della formazione dell’immagine sulla retina, meticolosamente descritto in Ophthalmographia, il celebre testo del medico olandese Vopiscus Fortunatus. Flatform, condensa in Quantum (Italia, 2015) un complesso lavoro di CGI per una versione del reale rappresentativo e fine a se stesso. Attraverso la testimonianza di un gruppo di abitanti di Forest Houses nel Bronx a New York, viene raccontata la difficile situazione politico-sociale del quartiere, che farà da sfondo alla costruzione di Gramsci Monument, opera di Thomas Hirschhorn. Questa la dimensione in cui Angelo Alfredo Lüdin, opera e costruisce il documentario Thomas Hirschhorn – Gramsci Monument (Svizzera, 2015). L’installazione, costruita in un parco pubblico, è un tributo oltre che alla memoria di Antonio Francesco Gramsci, anche al fronte della vita popolare, alla partecipazione e alla riscoperta della storia degli uomini come patrimonio unico.

Maciej Sobieszczanski e Lukasz Ronduda raccontano The Performer (Polonia, 2015), un romanzo-parodia sulla vita di Oskar Dawicki. Da un lato gli autori sfiorano la deriva nella “caricatura” dell’artista, inciampando nella messa in scena di banali stereotipi. Dall’altro, il lavoro appare brillante quando descrive e ne documenta la ricerca artistica. The Show MAS Go On (Italia, 2014), pezzo docu-fiction, a opera della regista Rä di Martino, ambientato all’interno degli spazi del grande magazzino MAS a Roma. Il cortometraggio racconta la nascita e l’ascesa, del mitologico punto vendita romano, che, grazie a una politica di vendita a basso costo e soprattutto alla varietà di vestiario di cui è fornito, riesce ancora oggi a offrire pressoché qualsiasi tipo di indumento immaginabile, per una clientela abituale che comprende ogni tipo umano. The Show MAS Go On riesce a far parlare di questo complesso microcosmo, adoperando il grande magazzino come un palcoscenico Ai Confini della Realtà, in cui la gente di quartiere, e non, si incontra mischiando le vicende del quotidiano con il cinema popolare di genere.

James Crump con il suo Troublemakers: the Story of Land Art (Stati Uniti, 2015) racconta l’ascesa dei protagonisti più conosciuti del movimento, attivi dalla fine degli anni sessanta negli Stati Uniti. Il documentario ripercorre i momenti e le riflessioni  che hanno spinto un gruppo di artisti a lavorare nelle zone desertiche più difficili del sud-ovest americano, entrando volutamente in conflitto con il mondo e con il sistema dell’arte controllato da gallerie e mercanti. Common assembly: deterritorializing the palestinian parliament (Palestina, 2011) a cura del collettivo DAAR. L’opera racconta la costruzione della nuova sede del parlamento palestinese e del successivo blocco dei lavori dopo che la riscrittura del confine nazionale pose parte della struttura al di fuori del territorio di appartenenza. In Frame by Frame (di Alexandria Bombach e Mo Scarpelli, Afghanistan/Stati Uniti, 2015), le vicende di un gruppo di foto reporter procedono parallelamente nel difficile compito di raccontare l’altrettanto complessa realtà dell’Afghanistan di oggi. Un passato recente sotto il controllo talebano, in cui scattare fotografie era considerata una pratica illegale punibile con la morte, che si specchia in un presente dove un’immagine scomoda può ugualmente costare la vita assieme a quella della propria famiglia e dei propri cari.

Harun Farocki con Parallel I-IV (Germania, 2014), compie un brillante studio diviso in quattro momenti riguardo l’evoluzione della computer grafica applicata ai videogame. Da queste premesse, ne scaturisce un saggio che forzando sulle possibilità di azione dell’avatar nello spazio verosimile del videogioco, riesce a problematizzare alcune delle questioni fondanti del nostro essere animali sociali. L’uomo gettato nella vita, trova tutt’attorno a sé una scenografia apparentemente vasta e raggiungibile, ma che nasconde dei confini invisibili oltre i quali non può spingersi. Un’analisi che ne svela il funzionamento rispetto gli elementi costitutivi dell’architettura e del paesaggio digitale. Concrete Love – The Böhm Family (di Maurizius Staerkle Drux, Germania/Svizzera, 2014), racconta il successo ottenuto dalle architetture progettate da Gottfried Böhm, e della difficile eredità professionale che un nome così illustre comporta per i tre figli dell’architetto, anche loro impegnati nello Studio di famiglia.

Picturing Barbara Kruger (di Pippa Bianco, Stati Uniti, 2014) ritratto in forma di videoclip, propone in pillole decaffeinate la metodologia, e alcuni nodi centrali del lavoro di Barbara Kruger. Le immagini scorrono veloci e accattivanti. Il remix dell’immaginario viene reso alla perfezione dall’ottimo materiale ad alta definizione, declinato in narrativa video-musicale. Peggy Guggenheim: Art Addict (di Lisa Immordino Vreeland, Stati Uniti, 2015). Il film regge parte della sua autorevolezza basando il racconto su dei nastri audio, riferiti a una intervista condotta da Jacqueline Bogard Weld, ritrovati dall’autrice durante la lavorazione del documentario, ed erroneamente considerati da alcuni, l’ultima intervista realizzata a Peggy.

Giuliano Tarlao

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Frame da Frame by Frame, Afghanistan/Stati Uniti, 2015, 85′ di Alexandria Bombach e Mo Scarpelli

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Frame da Parallel I-IV, Germania, 2014, 45′ di Harun Farocki

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Frame da Frame by Frame, Afghanistan/Stati Uniti, 2015, 85′ di Alexandria Bombach e Mo Scarpelli

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Frame da (Untitled) Human Mask, Francia, 2014, 19′ di Pierre Huyghe

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Frame da The Show MAS Go On, Italia, 2014, 30′ di Rä di Martino

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Frame da The Show MAS Go On, Italia, 2014, 30′ di Rä di Martino

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Frame da Picturing Barbara Kruger, Stati Uniti, 2014, 5′ 26″ di Pippa Bianco

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