LRM Performance

LRM Blue Bian-Dan__

Abbiamo incontrato Berta Delgado, fondatrice assieme a David Aladro-Vico di LRM Performance, un collettivo interdisciplinare che ignora i confini tra le varie discipline artistiche. La loro pratica si basa su interventi in tempo reale, sia visivi che uditivi, concepiti come movimenti di creazione non concettuali, anti narrativi e astratti.

LRM Blue Bian-Dan__

Com’è iniziata la vostra attività artistica come collettivo? 
David arrivava dalla musica contemporanea ed era alla ricerca di qualcosa d’interdisciplinare. Io, dopo avere studiato all’Accademia delle Belle Arti, cercavo d’includere elementi performativi dal vivo nel mio lavoro. Nel 2004 abbiamo fatto un primo lavoro d’improvvisazione con pianoforte e grafica digitale, molto semplice e in parte un po’ concettuale. Da lì abbiamo cominciato a evolvere gradualmente verso una maggiore complessità formale, comprendendo elementi multidisciplinari ed eliminando il concettuale.

Qual è la vostra definizione di performance? E come vi posizionate nel panorama artistico contemporaneo?
Per noi il suo significato è completamente letterale: performance si riferisce a un lavoro artistico in tempo reale, in movimento. Non fa riferimento a un’area di lavoro specifica ma a tutte quelle nelle quali il tempo è considerato come un fattore e non uno stile. Il termine performance in inglese e in francese ha lo stesso significato che nella musica, nel teatro, nella danza, nelle arti visive e anche nelle scienze applicate. Siamo a favore della creazione di un’opera d’arte plastica, di movimento e sonora, densa e complessa in contrasto con il ready made e l’arte concettuale che hanno eliminato progressivamente il lavoro formale dell’opera d’arte a favore di un concetto e un discorso nichilista.

LRM feb 2014

Che tipo di processo seguite nella creazione delle vostre performance? Viene prima l’idea di una narrazione o la visualità della forma?
Non usiamo nessun argomento narrativo o concettuale. Ovviamente non siamo eremiti, osserviamo tutto quello che abbiamo intorno, e noi stessi e la nostra mente. In tutto questo, abbiamo una fonte inesauribile di materiale. Il nostro compito è di offrire il materiale per guidarci, in questo senso la visualizzazione della forma è un processo attivo, un “feedback” che è essenziale. Lavorando al nostro studio abbiamo osservato che la forma non funziona se non ha un movimento e un suono: un materiale visivo può sembrare inutile finché non si mette in moto. Ci preoccupiamo molto per la struttura generale delle performance, e i suoi punti di tensione e rilassamento, per evitare che lo spettatore possa creare una storia o darvi un’interpretazione : è necessario che ogni spettatore crei le proprie concezioni o interpretazioni, se lo desidera.

Nella presentazione sul vostro sito dite che “ignorate i confini tra le discipline artistiche”, cosa significa per voi ignorare la differenza di un processo artistico?
Una disciplina artistica non è esattamente la stessa di un processo artistico. Crediamo che il processo creativo sia lo stesso per tutte le discipline (anche per quelle scientifiche) anche se i loro strumenti sono diversi. Questo è abbastanza ovvio se si considera come, le altre discipline, utilizzano metafore o termini presi altrove per descrivere le loro tecniche. Ad esempio, si parla di “movimento” in pittura e musica; “texture” in scultura e musica, “fuga” nella danza etc. Imparare a utilizzare tecniche di diverse discipline è altamente raccomandato. La endogamia non è buona.

LRM-Perforance-Memory-Root-Light 2

Come vi relazionate allo spettatore, avete precise aspettative?
Rispettiamo l’intelligenza dello spettatore. In senso formale, è molto importante per noi che lo spettatore possa apprezzare pienamente il fatto che quello che ha davanti è un lavoro denso ed elaborato. E’ su questa premessa che il lavoro non dev’essere riduzionista, e anche se suona come un ossimoro, il nostro obiettivo è che lo spettatore possa creare la propria aspettativa su ciò che vede. Ai fini di questo scopo, l’intenzione è di elaborare un’opera senza argomento narrativo e/o concettuale: non diamo mai una idea a priori “chiusa” sul lavoro, per non condizionare gli spettatori. E’ molto importante per noi la libertà d’interpretazione.

Quali i vostri progetti futuri?
Lavoriamo continuamente nel nostro studio, sviluppando materiale per nuovi lavori, indagando sulla luce, i suoni, i materiali e le azioni. Passiamo molte ore sulla sperimentazione, ricerca e sviluppo. Il nostro prossimo progetto, che ha per titolo Kowloon è ciò su cui siamo concentrati, e stiamo facendo progressi, anche se come tutti i lavori creativi, è presto per sapere quando sarà pronto per essere mostrato…

David Aladro-Vico, Berta Delgado
LRM Performance (Locus)

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Giulia Bortoluzzi

graduated in contemporary philosophy/aesthetics, has been working in collaboration with various contemporary art galleries, theaters, private foundations, art centers in Italy and France. Is a regular art contributor for L’Officiel, editor assistant for TAR magazine, founder and editor for recto/verso and editor in chief for julietartmagazine.com

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