Lucia Cristiani | This Will Fix You

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All’interno di Diario Minimo, la celebre raccolta di scritti di Umberto Eco, c’è un racconto dal nome Esquisse d’un nouveau chat che parla di un gatto e della sua prospettiva della stanza, del quadro sulla parete della stanza, del tavolo davanti a sé e della carne che sta sul tavolo. L’abilità dell’autore permette a chi legge di immedesimarsi con il felino che percepisce se stesso tramite ciò che vede attorno e che ben presto si trova a dover prendere coscienza su chi egli sia effettivamente e su dove si trovi. Un simile gioco di prospettive e prese di coscienza è ciò che This Will Fix you, la mostra personale di Lucia Cristiani curata da Gloria Paolini, ha portato a Milano da T-space. Lo scenario è in questo caso quello ben più complesso che si lega alla Bosnia – un Paese che l’artista conosce a fondo grazie a una lunga serie di viaggi fatti negli anni – ma il modo di descriverlo è nuovamente quello di un percorso labirintico, di immedesimazione e autocoscienza.

Se il primo corpus di opere esposte, composto da tre oggetti patinati in argento a descrivere i tratti di una tendenza normcore, può tradire la lettura prettamente nostrana della società da parte dell’artista, esso si presenta subito come il solo punto di partenza. Lucia Cristiani comincia da se stessa e da Milano per viaggiare verso la Bosnia e chiarisce concretamente il punto di vista da lei conosciuto per osservare l’esterno. È proprio questo procedimento a rendere estremamente efficace Be infinite, l’opera video che senza dubbio si propone come nucleo centrale dell’esposizione. La grande proiezione mostra Suvad Veletanlić, un ballerino di strada di Sarajevo, intento a raccontarsi e a danzare sulle rovine della storica fortezza Bijela Tabija. La narrazione e le immagini si fondono in modo poetico, incantando chi guarda e proponendo il tema della guerra – passata su quel luogo e attraverso il protagonista – soltanto come una delle molteplici interpretazioni possibili. La chiave di lettura dell’esposizione è invece fornita dalla raccolta fotografica contenuta nel catalogo della mostra: a sostituire i consueti testi critici stanno infatti le immagini dell’ultimo viaggio dell’artista nell’estate 2016, che non si limita a Sarajevo ma attraversa i Balcani. Una carrellata di istantanee tracciata a quattro mani con il fotografo Francesco Blicherini mostra gli sterminati paesaggi bosniaci segnati da cartelli in duplice lingua imbrattati dall’odio etnico; i crocifissi di pace messi a segnalare una sterminazione, la Madonna di Medjugorje impressa in frivoli gadget turistici.

Lucia Cristiani non nomina mai i drammi della Bosnia ed essi non si identificano mai veramente con il racconto della mostra: l’artista propone piuttosto una serie di domande sul modo di guardare ciò che si ha intorno e mette in dubbio la prospettiva della coscienza comune sui fatti esterni – tanto quanto su quelli interni – alla cultura occidentale, giocando con immagini divertenti come potevano essere quelle di un gatto, una stanza e un tavolo.

Esposizione prorogata fino al 6 novembre | T-Space, Via Bolama 2 – Milano. Info: www.t-space.it

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Lucia Cristiani, This will fix you, Photo Giulia Spreafico, Tspace

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Lucia Cristiani, This will fix you, Photo Giulia Spreafico, Tspace

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Lucia Cristiani, This will fix you, Photo Giulia Spreafico, Tspace

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Lucia Cristiani, This will fix you, Photo Giulia Spreafico, Tspace

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Lucia Cristiani, This will fix you, Photo Giulia Spreafico, Tspace

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Giulia Floris

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