Luigi Ontani incontra Giorgio Morandi: la metafisica della realtà

Luigi Ontani incontra Giorgio Morandi.  CasaMondo Nature extramorte antropomorfane

Ontani incontra Morandi. La semplicitas incontra l’eccentricità della μορφή. Le forme del variopinto iperuranio di Luigi Ontani s’insinuano sottilmente nella metafisica dall’apparenza austera. Nell’atto di cogliere un’apparente sfida Ontani raggiunge una profonda e armoniosa intesa estetica con l’ambiente in cui si rispecchia l’uomo-artista Morandi. Recentemente, a Grizzana Morandi-Fienili del Campiaro a Bologna, erano in mostra alcune opere inedite realizzate appositamente per i luoghi del vissuto artistico e quotidiano del maestro del Novecento. Inserendosi con ironica delicatezza nella casa-studio dell’artista le opere di Ontani creano un armonico equilibrio e una perfetta fusione con l’ambiente (sua peculiarità) articolando un ideale livello di fruizione per lo spettatore, il quale scorge con piacevolezza il fil rouge tra i due artisti.

Nei suoi ambienti si respira il Morandi che ben conosciamo teso verso l’astrazione metafisica che raggiunge picchi di misticismo della forma, celato nell’essenzialità delle forme. Essenzialità che nasconde l’identificazione assoluta del soggetto con l’oggetto il quale, nelle sue sfaccettature eclettiche e polivalenti, riesce sempre e comunque a farsi Uno. E’ in questo quadro che Ontani entra vivacemente in dialogo con Morandi, in un confronto intorno alla natura della metafisica. E’ come se l’invisibile della metafisica si rigenerasse attraverso alcune forme, reali nella loro apparenza oggettuale ma rese allo stesso tempo altre dalla realtà, provenienti da un altrove incantatorio. Ecco allora che alcuni oggetti del vissuto “morandiano” – i tubetti di colore Lukas, un vaso di fiori piuttosto che un barattolo di borotalco – prendono nuovamente vita attraverso la brillantezza delle tinte eteree di Ontani. Tra il reale e l’astratto, il sentimento di una quotidianità quasi perturbante si rispecchia nei soggetti-oggetti delle maioliche dell’artista. Esse concretizzano la sensazione di una realtà straniante traducendola in termini fantastici, visibile nel madreperla dei vasi, nelle brillantezze cromatiche delle bottiglie o nell’oro di un piatto da cucina, ad esempio. La metafisica di Morandi rivive nelle tinte trascendenti di Ontani così come nel vissuto. Non è un caso infatti che anche le biografie dei due artisti s’incontrino, non soltanto nella comunanza del luogo di nascita ma anche in alcune argute sottigliezze, tipiche dell’opera di Ontani, nonché in una maiolica nella sala da pranzo dall’accento fortemente autobiografico.

Ontani coglie alla perfezione la natura metafisica di Morandi e la fa rivivere, perché nelle sue polarità essa trova la sua giustificazione. Per due vie diverse ma nel ritrovo comune dell’irrealtà. Morandi parte dall’oggettualità, la satura per poi de-realizzarla attraverso la monotonia delle forme e dei colori. Ontani parte dalla realtà – quella di Morandi – se ne appropria per poi farla rivivere nell’illusorietà polisemica del suo Io. Ancora una volta è la potenza degli opposti che regola l’unità, un mito vecchio ma sempre attuale che in questo caso si configura nelle artistiche presenze di Ontani e Morandi.

Giulia Giambrone

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