Macro.

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Negli spazi aperti e percorribili del Macro di via Nizza a Roma, ristrutturati dall’architetto francese Odile Decq, dal 29 novembre è possibile visitare una serie di mostre. Partiamo da quella che ha ricevuto qualche polemica per la ristretta scelta di artisti: Ritratto di una città. Arte a Roma 1960 – 2001, visibile nella sala Enel. La mostra rientra in “Collezionismi” il programma del museo che indaga sul collezionismo pubblico e privato di oggi.

La mostra è un insieme di opere di 48 artisti, ma anche di documenti, foto, video, manifesti che dialogano con esse, come in un grande atlante visivo. Alle polemiche il direttore del Macro, Bartolomeo Pietromarchi, ha voluto rispondere con una lettera pubblicata su Repubblica asserendo che non voleva essere “un censimento ma un grande laboratorio di ricerca in grado di fornire un servizio scientifico sull’arte a Roma”. Un ricco programma di conferenze accompagnerà la mostra.

Sempre nella stessa sala la mostra dell’artista camerunense Pascale Merthine Tayou, Secret Garden, a cura di Bartolomeo Pietromarchi. Entrando si è sovrastati da un’enorme quantità di zucche sospese, The Magic Calabash, tipiche della terra africana. Dal soffitto scendono, poi, strutture in ferro a forma di diamante, Black Diamonds. Si possono anche ammirare le sculture vestite di cioccolato ed esposte come statue greche, Poupées Pascale e altre realizzate con materiali vari e cristallo, oltre alle stampe fotografiche di grandi dimensioni.

Si aggiunge la Red Line realizzata per la passata mostra Neon e la grande installazione Plastic Bags nella Hall del museo e l’opera site specific Crazy hall. Nel complesso si è contaminati dalla sua energia, dai suoi colori, dalla sua forza, dai suoi materiali. Denominatore comune delle sue opere è il viaggio, come l’artista afferma “ E’ una certezza che viaggiare sia la speranza di incontrare la magia che nasconde i misteri del razionale umano”. Meno forte, messa a confronto con l’energia africana,  è la mostra nella sala bianca di Jimmie Durham, Streets of Rome and Other Stories sempre a cura del direttore del Macro. La mostra si snoda tra installazioni, disegni e video realizzati negli ultimi dieci anni e frutto della sua permanenza a Roma. Come parte dei progetti speciali è proiettato, nello spazio Area il video, After Blackbarry Paintings di Miltos Manetas in cui l’artista con un pennello simula di dipingere la realtà che lo circonda filmando l’azione con un Blackberry. Nello spazio del Macrocafé, Ludovica Goscia ha realizzato Forecasting Ouroboros, in cui ha sovrapposto sulle pareti carte da parati, poi strappate, per esprimere l’approccio consumistico legato all’acquisto e al logoramento degli oggetti.

Ritratto di una città. Arte a Roma 1960 – 2001
29 novembre 2012- 26 maggio 2013
Pascale Marthine Tayou – Secret Garden
29 novembre 2012 – 10 febbbraio 2013
Jimmie Durham – Streets of Rome and Other Stories
29 novembre 2012 – 10 febbraio 2013
Miltos Manetas – After Blackberry Paintings
29 novembre 2012 – 30 dicembre 2012
Ludovica Gioscia- Forecasting Ouroboros
29 novembre
Macro Via Nizza, 138 Roma
mar-dom 11.00-19.00 sab 11.00-22.00 ( la biglietteria chiude un’ora prima)
Tel. 06-671070400  www.museomacro.org

Ludovica GiosciaParticolare di Bomarzo Vertigo, 2010. Fondazione Joan Mirò Barcellona. Carta da parati trovata e modificata con stampa serigrafica. 10 x 10 metri. Foto Pere Pratdesaba

Piero Pizzi Cannella nel suo studio con Nunzio, 1985. Courtesy Stefano Fontebasso De Martino. Foto di Stefano Fontebasso De Martino

Ludovica Gioscia, Forecasting Ouroboros, 2012 (particolare). 65 mdalla serie Giant Decollage. Carta da parati trovata e modificata con stampa serigrafica. Foto Ala D’amico

Gian Enzo Sperone, Gilbert & George, Konrad Fisher, 1972. Courtesy Elisabetta Catalano. Foto di Elisabetta Catalano

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Giusy Lauriola è un’artista visiva che vive e lavora a Roma. Nel corso del suo percorso artistico ha indagato questioni pubbliche, come la guerra in Iraq, sottolineando temi come l'indifferenza al dolore degli altri, i bisogni indotti e il potere della pubblicità. Come strumento di lavoro utilizza la fotografia rielaborata, contaminata dalla pittura e stampata su plexiglas. Per mantenere viva la sua passione ha iniziato l'attività di giornalista come collaboratrice per Julietartmagazine e per Romasettimanale.

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