MAdRE: la bellezza delle piccole cose

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Viviamo in un’epoca in cui tutto è immediato, non ci si cura più delle piccole cose, non si scrivono più lettere, non si attende che la pellicola sia sviluppata per vedere la foto, non si fa più caso ai gesti “normali” e “semplici” perché viviamo alla rincorsa del futuro e chi si ferma cade nella banalità. In un periodo storico simile esiste ancora qualcuno capace di provare commozione per la semplice vista del mare? Molti di noi probabilmente hanno perso di vista la poetica forza dei gesti quotidiani per dare maggior rilievo ad attrazioni “stra-ordinarie”, pertanto artisti come Sophie Calle possono apparire morbosamente invadenti, se non assurdi, ma è proprio dalla semplicità, attraverso questo tocco controverso, voyeuristico e un po’ folle, di chi è capace di mettersi e mettere a nudo, che si sprigiona la meravigliosa poesia delle sue opere.

Due percorsi espositivi, quelli in mostra al Castello di Rivoli fino al 15 marzo 2015, raggruppati da un titolo che gioca sull’omofonia delle parole Mare e Madre in lingua francese: l’uno poetico e commovente, l’altro intimo e personale, ma entrambi caratterizzati da un forte impatto emotivo. Un’opportunità dunque, per scavare nei nostri pensieri e ritrovare quella piccola luce che abbiamo soffocato in anni di corse all’innovazione. In “Voire la mer” ci ritroviamo di fronte a sei maxi schermi in cui sono proiettate le riprese di sei persone che danno le spalle alla telecamera e contemplano il mare. “A Istambul, una città circondata dal mare, ho incontrato persone chenon l’avevano mai visto. Li ho portati sulla costa del Mar Nero. Sono venuti a bordo dell’acqua, separatamente, gliocchi bassi, chiusi o mascherati. Ero dietro di loro. Ho chiesto loro di guardare verso il mare e poi tornare verso di me per farmi vedere questi occhi che avevano appena visto il mare per la prima volta”.

Attraverso questa semplice installazione l’Artista ci porta a rivivere la sensazione di stupore e meraviglia di chi non ha mai visto il mare, uno per volta l’uomo anziano, la donna di mezza età, la ragazza con la bambina e gli altri si girano verso la telecamera e Sophie Calle riesce a regalarci la reazione di ciascun osservatore: una gioia viscerale e genuina che brilla per la meravigliosa semplicità del gesto. Una commozione empatica ci porta così indietro nel tempo, nella speranza di captare tra le pagine della nostra memoria la prima volta in cui, anche noi, abbiamo visto il mare e fare nostra quella semplice gioia dei sei “personaggi” ripresi dall’artista. Questo gesto voyeuristico riflette in qualche modo la nostra morbosa ricerca di felicità per le cose semplici, quella spensieratezza che abbiamo perso per strada crescendo. Attraverso un dialogo fatto di soli sguardi, l’opera in sé sembra quasi un’ode all’ingenuità, un ritorno alle origini e all’incontaminato, un vampiresco desiderio di tornare a stupirsi per qualcosa di meravigliosamente normale.

In “Rachel,Monique”, invece, l’artista ci rende partecipi del suo lutto: il dolore per la morte della madre si trasforma in una sorta di pubblica memoria, una litania fatta di oggetti cari alla madre, parole scritte sui diari di una vita intera, ultimi gesti, ultimi desideri, l’ultima parola “souci”, fino al video del suo ultimo respiro (esposto per la prima volta alla Biennale di Venezia del 2007) da cui parte il progetto di questa installazione che occupa diverse sale della Residenza Sabauda. Anche in questo caso la quotidianità si tinge di unicità attraverso la tragicità dell’ultima volta: una lista appesa al muro, in cui sono segnati nero su bianco gli ultimi gesti della defunta, colpisce al cuore e ci trafigge con la consapevolezza della caducità delle cose, dei gesti e delle persone, in quanto niente è per sempre.

Con questa serie di installazioni, composta da oggetti, video, fotografie e testi, l’artista ci racconta il suo dolore e insieme a lei cerchiamo la strada per sopravvivere alla perdita, esorcizzando la morte attraverso la forza del ricordo quasi ossessivo della madre in vita e morente. Mediante questo metodo artistico, a tratti provocatorio e surreale, Sophie Calle canta la sua ode all’importanza delle cose semplici: le più pure, le più belle e purtroppo diventate ormai le più rare.

Sophie Calle. MAdRE
a cura di Beatrice Merz
11 ottobre 2014 – 15 marzo 2015
Castello di Rivoli
www.castellodirivoli.org

 

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Sophie Calle, Madre, exhibition view, 2015

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Sophie Calle, Madre, exhibition view, 2015

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Sophie Calle, Madre, exhibition view, 2015

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Sophie Calle, Madre, exhibition view, 2015

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Noemi Eva Cotterchio, vive e lavora a Torino, laureata in Culture Moderne Comparate presso l’università degli studi di Torino, si dedica alla critica e alla “comparazione” delle arti in quanto frutto della passione umana. Attratta da ogni forma d’arte possibile, dalla pittura alle installazioni moderne, dal balletto classico alle performance di improvvisazione, è sempre alla ricerca di quella sottile impronta lirica e personale che rende unica e sublime un’opera artistica.

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