Maria Lassnig. Woman Power

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Fino al 25 giugno gli spazi dell’Andito degli Angiolini di Palazzo Pitti a Firenze ospitano la piccola retrospettiva intitolata Maria Lassnig Woman Power a cura di Wolfang Drechsler e promossa dalle Gallerie degli Uffizi, dall’Albertina Museum e dalla Maria Lassnig Foundation.

L’esposizione presenta una selezione di circa 25 opere che vanno dagli anni sessanta fino al primo lustro degli anni duemila dalla quale affiora tutto l’universo di Maria Lassnig (1914-2014) offrendo al visitatore la possibilità di ricostruirne la genesi evolutiva.

Da sempre legata a un’arte autoreferenziale, egocentrica, auto-riflessiva, introspettiva, la poetica della Lassnig ha analizzato la condizione umana attraverso la propria, esperendo il corpo come luogo delle manifestazioni più recondite, delle lacerazioni e dei dolori mediati da una sensibilità che definirei “radiografica”, abile a permeare la superficie epidermica per giungere al nucleo del proprio sentire. Tale approccio è diventato perciò una costante, un fil rouge che ha attraversato la sua intera ricerca offrendole la capacità critica di mettere in discussione la propria condizione di donna prima e di artista poi.

Con la precisione dell’esperto chirurgo, Lassnig, seziona gli stati d’animo più nascosti e viscerali, adottando un’immagine di sé tutt’altro che narcisistica o tanto meno dall’appeal sexy, per costruire atmosfere violente, pregne di sofferenza dove l’auto-rappresentazione dei dolori oblitera il proprio essere nel mondo attraverso l’Io cinico e spietato. Da qui ne derivano i cosiddetti Strichbilder o Quadri di Linee, solitamente di grande formato dove il segno deciso e dai colori lisergici procede per addensamenti, punti di pressione e di tensione modificandosi in dilatazioni e congiunzioni di forme. Tali forme faranno da apripista a tutta una serie di lavori, eseguiti dagli anni ’70 in poi, che indirizzeranno Lassnig alla scoperta e all’analisi del concetto di Körpergefühl, o sensazione corporea.

Parallelamente, in quegli anni si avvicina al cinema d’animazione avviando una breve ma proficua collaborazione con la Walt Disney Production, per la quale realizzò in maniera completamente autonoma cortometraggi e filmati, più narrativi rispetto alle sue pitture, che le valsero numerosi riconoscimenti ai festival di cinema d’avanguardia avvicinandola maggiormente ai movimenti femministi più vivaci.

Solo successivamente la sua ricerca – così come la mostra documenta – si aprirà, senza mai creare nette cesure col passato, a nuove atmosfere e a nuove indagini legate alla vita rurale oppure all’approfondimento del rapporto tra il “dentro e fuori dalla tela” per approdare ai primi anni novanta con la serie Malflüsse dove i flussi di colore diventano generatori di energia che attraversa l’intera costruzione dell’opera. La mostra si conclude con alcuni lavori dei primi anni duemila dai quali traspare l’idea di sofferenza legata alla vecchiaia e al tempo inesorabile che inevitabilmente indebolisce il fisico ma non la mente, una sorta di premonizione esplicitata da Untitled (crutches, broken leg) del 2005.

Maria Lassnig Woman Power a cura di Wolfang Drechsler
Fino al 25 giugno, Andito degli Angiolini di Palazzo Pitti Firenze

Fig.-8

A letto con una tigre, 1975. Olio su tela, 106.5×127 cm. The Albertina Museum, Vienna. Prestito a lungo termine da Oesterreichische Nationalbank

Fig.-1

Grande figurazione di canederli, 1961/62. Olio su tela, 199×188 cm. Maria Lassnig Foundation

Fig.-25

Senza titolo (stampelle, gamba rotta), 2005. Olio su tela, 125×100 cm. The Albertina Museum, Vienna. The Essl Collection

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Gino Pisapia

classe 1981, è critico d’arte e curatore indipendente. Il suo interesse principale si rivolge all'indagine, alla ricerca e all'approfondimento delle più recenti esperienze artistiche, legate alle infinite possibilità del contemporaneo. Il suo approccio alla curatela si muove tra innovazione e tradizione, tra antropologia e sociologia ma anche tra musica, cinema e performance. Tali interessi hanno orientato negli anni la sua ricerca verso obiettivi differenti capaci di mettere in luce una pratica curatoriale che accentra il concetto di collaborazione e costruzione dell'esposizione in stretta relazione con gli artisti.

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