Maria Thereza Alves e Jimmie Durham: ibridazione e relazione

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Livorno in Contemporanea è un progetto ideato da un nugolo di artisti, critici, curatori che intendono creare nuove visioni legate al contemporaneo e al territorio. Sostenuto dal Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci e dal Comune di Livorno, il progetto si compone di una programmazione che alterna interventi interni ed esterni in spazi istituzionali e non, dalla durata variabile, con l’intento di ri-attivare la memoria dei luoghi sollecitando quella collettiva. A firmare l’ultimo appuntamento del 2015, Maria Thereza Alves (San Paolo, Brasile, 1961) e Jimmie Durham (Washington, Arkansas, USA, 1940). La mostra o meglio, le mostre visitabili fino al 14 dicembre, si articolano in un doppio percorso che va ad abitare due differenti luoghi della città, il Mercato Centrale di via Buontalenti e gli ex Magazzini Generali in via della Cinta Esterna sede dell’associazione culturale Carico Massimo che di entrambi ne firma pure la curatela. Se la prima location rappresentata dal mercato cittadino si lega maggiormente all’idea di tradizione, i magazzini ormai semi abbandonati ma rivitalizzati dalle attività espositive di Carico Massimo si fanno portatori d’innovazione e sperimentazione.

Why here? è il titolo dell’intervento realizzato da Maria Thereza Alves per il Mercato Centrale che si compone di due momenti, il primo costituito da una serie di video-interviste rispondenti alle domande: “Perché sei qui?” e “Qual è la tua pianta preferita?” condotte in città e rivolte a cittadini livornesi, immigrati, rifugiati politici, commercianti, venditori ambulanti e ricercatori universitari, il secondo invece realizzato da un’installazione e una performance. Se le video-interviste si susseguono in loop su due monitor collocati all’interno di due differenti box commerciali del mercato, la sala centrale accoglie l’installazione di ortaggi, verdure e agrumi adagiati su tavolini da bar che, catalogati con etichette recanti le relative provenienze, lasciano emergere la fitta rete di relazioni economiche, sociali e politiche che intercorrono tra “Paesi” spesso molto diversi. Tale diversità è stata integrata e “digerita” nel pranzo performance organizzato dalla Alves per l’opening, frutto della collaborazione con lo Chef Massimo Negri che ha elaborato un menu ibridando ricette. Ne è risultato uno spazio partecipativo totale che ha visto il coinvolgimento attivo degli addetti ai lavori e quello dei clienti di passaggio.

Se la meraviglia per l’inaspettato banchetto si è diffuso tra il pubblico del mercato, una simile sensazione ha percorso la mente di alcuni visitatori che giunti agli ex Magazzini Generali per la mostra Practically Pinnacle, di Jimmie Durham si sono visti quasi impedire l’accesso all’interno dello spazio espositivo – lasciato completamente vuoto – da una struttura in ferro posizionata davanti alla porta d’ingresso. L’installazione site-specific è costituita da una impalcatura realizzata in tubi di carpenteria edile, sulla cui estremità è stata collocata una vecchia vasca da bagno in ferro e ghisa, facendo riferimento all’elemento architettonico tecnicamente identificato come pinnacolo. Se velocemente analizziamo la storia relativa a tale elemento, la sua funzione iniziale a partire dall’architettura gotica, – alla quale si deve la sua origine – fino a oggi, ha subito notevoli trasformazioni da elemento portante-decorativo sui quali s’innestavano gli archi rampanti delle cattedrali fino a elemento celebrativo come negli altari, edicole votive o addirittura nei monumenti. E’ proprio questo l’intento di Durham, creare una scultura ready made assemblata recuperando scarti di perfezione della città, prodotti dalla città, carichi di energie per riconfigurarli in una sorta di monumentale anti-monumento effimero.

Maria Theresa Alves

Maria Theresa Alves, Why here?

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Maria Theresa Alves, Why here?

 Jimmie Durham, Practically Pinnacle

Jimmie Durham, Practically Pinnacle

 

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Gino Pisapia

classe 1981, è critico d’arte e curatore indipendente. Il suo interesse principale si rivolge all'indagine, alla ricerca e all'approfondimento delle più recenti esperienze artistiche, legate alle infinite possibilità del contemporaneo. Il suo approccio alla curatela si muove tra innovazione e tradizione, tra antropologia e sociologia ma anche tra musica, cinema e performance. Tali interessi hanno orientato negli anni la sua ricerca verso obiettivi differenti capaci di mettere in luce una pratica curatoriale che accentra il concetto di collaborazione e costruzione dell'esposizione in stretta relazione con gli artisti.

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