La materia di Nicola Martini e le sue conseguenze

Senza titolo, 2014. HD video, color, mute, 09:15", loop. Courtesy: The artist & Kaufmann Repetto, Milan

C’è una linea sottile che divide Fantasia da tutti gli altri cartoni della Disney. In realtà non è neppure così sottile, ma la si scopre solo da adulti. È da grandi, infatti, che si comprende come quel lavoro sia stato partorito per il puro piacere di chi lo stava creando,forse con l’utopistica convinzione che anche qualche bambino ne potesse cogliere il senso e la potenza, ma in primo luogo per soddisfare la curiosità e il gusto estetico dei suoi ideatori. Attraverso la straordinaria commistione di musiche, immagini e colori viene messa in scena la potenza della natura. A farla da padrone è la varietà delle forme in cui essa si manifesta, i materiali di cui è composta (organici e non) e il loro costante mutamento, che avviene indipendentemente dalla nostra volontà e dalla nostra presenza. Si avverte anche lo stupore, quello stupore che si manifesta attraverso gli sguardi meravigliati di chiunque abbia la possibilità di assistere a quello spettacolo. Insomma, Fantasia è una celebrazione appassionata e allo stesso tempo pura e seducente della natura e del suo essere in costante divenire. Sto parlando di Fantasia, ma molte delle immagini che si affollano nella mia mente in questo momento non appartengono al cartone del 1940, bensì alla ricerca artistica di Nicola Martini.

Nicola Martini nasce a Firenze nel 1984, non annovera nel suo curriculum altisonanti accademie e importanti istituti di formazione, ma solo tante mostre ed esperienza, oltre a una profonda consapevolezza del suo lavoro. A sentirlo parlare ci si perde un po’ tra i suoi paroloni, si cerca di mantenere l’attenzione sul concetto che sta esprimendo, mentre in realtà ci si sforza di ricordare il significato esatto di una di quelle parole che lui ha appena utilizzato, ma non importa, il filo non si perde e i suoi lavori, in silenzio, sapranno riassumerci il tutto più tardi. La ricerca artistica di Martini è una ricerca nel vero senso della parola. L’artista studia i materiali che utilizza, li sottopone a stress, li mette in relazione con vincoli e difficoltà, ne studia il divenire e il trasformarsi. Le sue opere si presentano agli occhi dello spettatore sotto varie forme, ma è il processo che le ha portate fin lì che affascina chi le osserva e chi le ha create. I materiali che costituiscono i suoi lavori sono i veri protagonisti delle storie che Nicola Martini ci racconta. È la natura stessa delle cose che si palesa attraverso le sue sculture, la materia viene lasciata agire e la si rispetta a tal punto da lasciarle il pieno controllo della scena. Tra gli scopi primari c’è quello di riabilitare l’immagine della materia, non solo come portatrice di senso e di concetto, ma come pura sostanza tangibile, concreta e corporea.

Noi, “elementi” di passaggio, siamo solo dei fortunati osservatori di questi processi, ma nulla di tutto ciò che avviene sotto i nostri occhi cesserà di esistere con la nostra assenza. Questa è solo una delle tante sensazioni che si percepiscono entrando in contatto con le sue opere. Tutto rimane e tutto si ripete, Nicola Martini ne è consapevole e il frivolo romanticismo lo lascia a noi, a noi che osserviamo in silenzio i suoi esperimenti, le sue prove e, con stupore, ne ammiriamo i risultati. Sarà proprio questo stupore nei confronti della materia multiforme che ci porta a fantasticare sui risvolti poetici delle sue opere e ad associarle ad un vecchio cartone della Disney. Spero non me ne vorrà. C’è una linea sottile tra le opere di Nicola Martini e la gran parte delle opere di giovani artisti che si occupano di materia, ma lo si scopre solo vedendole.

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Senza titolo, 2014. HD video, color, mute, 09:15″, loop. Courtesy: The artist & Kaufmann Repetto, Milan

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Senza titolo, 2014. HD video, color, mute, 09:15″, loop. Courtesy: The artist & Kaufmann Repetto, Milan

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Senza titolo, 2014. HD video, color, mute, 09:15″, loop. Courtesy: The artist & Kaufmann Repetto, Milan

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Alberta Romano

Alberta Romano (Pescara, 1991) è laureata in Storia dell'Arte all'Università di Roma la Sapienza e in Pratiche Curatoriali presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Vive a Milano dove lavora come curatrice stabile per t-space, social-media manager di Artshell e contributor per Juliet Art Magazine. E' tra gli studenti di CAMPO16, il master curatoriale della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e ha precedentemente collaborato come assistente per la Galleria Chert di Berlino, per Claudio Guenzani e per Viafarini DOCVA a Milano.

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