Maya Quattropani: arte e psicoanalisi

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Maya Quattropani nasce a Ragusa nel 1983. Vive tra Siracusa e Torino, dove lavora come stampatrice. È docente di fine art e artista visiva, predilige l’uso della fotografia analogica, le video performance e le installazioni sonore. In questo momento sta partecipando al progetto di Arte di Fare la Differenza, promosso dall’Università di Torino e sostenuto dalla Compagnia di San Paolo; contemporaneamente sta conducendo un workshop per Ars Captiva, supportato dalla Fondazione Merz e il Torino Jazz Festival.

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La Città Narrante, Serie 2013-2014, Fotografia b/n analogica, Stampa Fine Art ai Sali d’argento, Progetto in collaborazione con Ernesto Leveque
 

Sei di Siracusa, ma hai anche trascorso diversi anni a Monza, come ti trovi ora a Torino?
Ho trascorso l’infanzia e l’adolescenza con i miei genitori tra la Lombardia e la Sicilia, e abbiamo girato l’Europa in camper. Vivo a Torino ormai da sette anni e devo ammettere che trovo questa città stupenda.

Hai partecipato a diversi concorsi e hai anche esposto all’estero. Com’è confrontarsi con realtà lontane? 
Noi italiani siamo perfettamente in grado di competere con i nostri colleghi stranieri dimostrando sempre una grande professionalità. Pecco di presunzione se dico che abbiamo sempre una marcia in più? Direi che la competizione dovrebbe fungere solo da stimolo positivo e mai da peso.

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Symphony for Typewriter, Serie 2012-2014, Azione per scrittori occasionali, Installazione testo-sonora, Courtesy l’artista
 

Dai tuoi progetti si percepisce un approccio molto concettuale e un particolare studio degli aspetti fisiologici e psicologici dell’uomo. Da cosa nascono e come si sviluppano questi progetti?
Sono sempre stata una meticolosa osservatrice e le mie migliori idee arrivano esplorando la città di notte, come se al buio lo spazio urbano e sociale si sentisse alleggerito da certe inibizioni. Sono affascinata dalla mente umana e dalle reazioni corporali, se potessi vivere una vita parallela vorrei dedicarmi totalmente alla psicoanalisi, che si è resa indispensabile per approfondire parte della mia ricerca. Ultimamente mi sto anche concentrando sugli argomenti e gli strumenti ereditati dalle Avanguardie Artistiche, paradossalmente si possono trovare degli spunti davvero interessanti per capire meglio il periodo critico che stiamo affrontando oggi. Ritengo che dobbiamo partire da un’idea comune per ricercare un’alternativa alla concezione attuale di comunità: non è un luogo comune pensare ancora che “l’unione fa la forza”, e credo che abbiamo bisogno di riconsiderare i problemi culturali della nostra società, costruendo nuove strutture creative. Ho riconsiderato persino il mio ruolo di artista e oggi non sono più in grado di concepire ogni mio lavoro come a sé stante, lo identifico meglio come un unico grande archivio.

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Body Reaction Project Peti, Serie BRP 2010-2012, Visione dell’istallazione foto-sonora Six Coup de Dés, Colazione in Barriera, Torino (foto M.Isaia), Courtesy Fondazione CRT per l’Arte Moderna e Contemporanea
 

Parlami un pò de La città narrante. Un progetto molto particolare e curioso,in cui non sei sola, lavori con Ernesto Leveque, artista di origini anglosassoni. Di cosa parla il progetto e com’è nata questa collaborazione?
La Città Narrante fa parte di un vasto programma legato al progetto Arte di Fare la Differenza, curato dal gruppo Arteco e promosso dal Museo di Antropologia ed Etnografia di Torino. La partecipazione richiedeva di riflettere sul concetto di diversità, attivando una collaborazione tra un artista “outsider” e un artista “ufficiale”. Tra me ed Ernesto c’è stata sintonia sin da subito: siamo stati scelti per collaborare insieme, sulla base di una serie di elementi comuni, prima fra tutte l’ossessione per la conservazione e catalogazione di qualsiasi cosa. Per la realizzazione di questo lavoro abbiamo attivato una serie di Derive Psicogeografiche nello spazio urbano della città di Torino, seguendo parzialmente le regole proposte da Debord e il gruppo Situazionista, prefissandoci lo specifico obiettivo d’identificare e catturare alcuni oggetti dell’attuale contemporaneità ed esaminare diversità e similitudini con il passato. Dopo cinque mesi ci siamo ritrovati a narrare una lunga storia di uguaglianze più che differenze, e a oggi non saprei nemmeno dirti chi dei due è più outsider o ufficiale dell’altro!

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Shown by the Darkness, Deriva psicogeografiche notturna, Serie 2012-2014, Fotografia b/n analogica, pellicola 35 mm, Courtesy l’artista

 

Da quanto posso capire sei molto attiva e piena di idee. Stai lavorando a qualcosa di nuovo in questo periodo? Se si, svelaci qualcosa!
In questi mesi sto lavorando a diversi progetti, tra cui la realizzazione di un workshop che coinvolgerà un gruppo di studenti dell’Accademia Albertina di Belle Arti e i Licei artistici di Torino. L’unica cosa che al momento posso svelarti è che sarà attivata una profonda riflessione sul giorno e la notte alla ricerca di un ponte. Il lavoro è intitolato Collective Sleep.

Verdiana Oberto

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