Medardo Rosso. La luce e la materia

Medardo Rosso, Bambino Malato, 1895

“Come la pittura, anche la scultura ha la possibilità di vibrare in mille spezzature di linee, di animarsi per via di sbattimenti d’ombre e di luci, più o meno violenti, d’imprigionarsi misteriosamente in colori caldi e freddi – quantunque la materia ne sia monocroma…”.Così Medardo Rosso definisce la scultura: vibrante, animata, misteriosa. E così, la Galleria d’Arte Moderna di Milano, in collaborazione con il Museo Rosso di Barzio, ha descritto l’opera di questo straordinario maestro attraverso una mostra personale, dopo 36 anni di assenza dalla scena artistica meneghina.

La mostra, promossa dal Comune di Milano-Cultura, e organizzata dalla GAM e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, propone un percorso tematico dagli esordi dell’artista, alla sperimentazione materica, fino al tormentato processo per “sottrazioni”. Una luce fioca illumina gli interni neoclassici della prima sala espositiva, che ospita le prime opere dello scultore, quali Birichino, Sagrestano, Ruffiana e Portinaia, fortemente legate a un crudo realismo. Nel caso della Ruffiana gli infiniti solchi e tagli dei volumi del volto, fanno scorgere il germe dell’inquietudine dell’autore, come a descrivere un presente che si sfalda in materia indefinita, ma che ancora non è consapevole.

Nella seconda sala viene raccontata la fase di sperimentazione dell’artista, che lavora con bronzo, cera e gesso nella rappresentazione di soggetti a lui cari, come il collezionista e amico Henri Rouart, imponente nel corpo e nobile nel viso; L’uomo che legge, dall’increspato e palpitante dinamismo; Bookmaker, testimonianza della grande vicinanza con la concezione plastica dell’impressionista Degas. Nella terza sessione espositiva, dialogano due opere diverse ma complementari: Madame X e Bambino Malato, straordinario episodio della tendenza dell’autore verso l’essenziale: dalle infinite sfaldature, manipolazioni, giochi chiaroscurali, alla levigatezza, alla luce che scivola sulla massa materica; dal realismo alla commovente partecipazione emotiva. Nell’ultima sala Ecce Puer e Madame Noblet rappresentano idealmente la chiusura del processo creativo di Medardo Rosso, che fonde il non finito michelangiolesco con le note travagliate e oscure delle avanguardie del primo Novecento. Alle pareti si possono osservare le fotografie che lo stesso artista scattava ai suoi disegni e alle sue sculture, per poi intervenire attraverso ingrandimenti, viraggi, collages, tagli, abrasioni, scontornature, fino agli interventi pittorici.

Medardo Rosso nacque a Torino nel 1858. Pochi anni dopo, nel 1870, si trasferì a Milano con la famiglia, dove frequentò l’Accademia di Belle Arti di Brera. Insofferente all’insegnamento accademico, mosse i suoi primi passi in ambito artistico accostandosi alla Scapigliatura milanese, per poi trasferirsi a Parigi nel 1889, dove si guadagnò la stima di artisti del calibro di Edgar Degas e Auguste Rodin. Nel 1914 tornò nella sua città di adozione, Milano, dove sposò Giuditta Pozzi e concepì l’amato figlio, che chiamò Francesco Evviva Ribelle. Medardo Rosso fu l’unico artista italiano della sua epoca ad avere un respiro internazionale, esponendo i suoi lavori a Parigi, Vienna, Londra e Venezia. Morì il 31 marzo del 1928. Fu sepolto al Cimitero Monumentale di Milano, per il quale realizzò diversi busti. La sua opera influenzò in seguito Boccioni e Carrà.

Medardo Rosso, Bambino Malato, 1895

Medardo Rosso, Bambino Malato, 1895

The Bawd

Medardo Rosso, Ruffiana, 1883

Medardo Rosso, Ecce Puer, 1906

Medardo Rosso, Ecce Puer, 1906

 

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Giulia Brenna

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