Memoria Istruttiva. Intervista a Claudio Rocchetti

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Memoria Istruttiva è il suono di un archivio aperto. Di una stratificazione sonora che attraversa i cosmi terrestri conducendo là dove il suono proviene. Si scrive nel quotidiano mentre il quotidiano avviene. Incontro Claudio Rocchetti durante la prima parte di concerti dedicati al suo ultimo progetto Memoria Istruttiva pubblicato per Tannen Records e uscito il 12 aprile.

Un anno fa ci siamo incontrati alla presentazione del tuo libro “Il Cuore delle Formiche”. Ci rivediamo a Venezia, in occasione di una delle date del tour che stai tenendo dopo l’uscita del tuo LP Memoria Istruttiva (Memoria Istruttiva  — Lp, 2016, Tannen Records). Trovo che nella tua ricerca, e in questi due lavori in special modo, emerga fortemente l’approccio documentativo e “archivistico” inteso come metodologia e strumento di lavoro. Annotazioni, trascrizioni e appunti che sedimentati e stratificati diventano composizioni di parole e di suoni. Cosa ci puoi dire rispetto “Il Cuore delle Formiche” e “Memoria Istruttiva”. Quel è stato il processo di composizione per questi due lavori e com’è evoluta la tua ricerca in questi anni?
Credo tu abbia centrato perfettamente le parole chiave relative al mio lavoro: Trascrivere e Stratificare. Gran parte del mio lavoro è connettere spazi, muovere strati e cercare nuove prospettive su materiali che appartengono al passato. Il Cuore delle Formiche è un esperimento di scrittura forzata, due ore di scrivania tutti i giorni senza esclusioni per due mesi, senza filtri. Il materiale quindi è abbastanza vario – racconti brevi, aforismi e annotazioni si mescolano e l’unico collante è il setaccio della mia memoria rivolta a decenni di scrittura e narrazioni. Ma quello che vedi e leggi è praticamente tutto quello che ho scritto in questo periodo dato; non ci sono i numeri di pagina, ma la data corrispondente al giorno di scrittura. I ragazzi di Bruno che ne hanno curato l’edizione [Bruno Ed. http://www.b-r-u-n-o.it/ ndr] sono stati attenti a rispettare l’andamento delle mie improvvisazioni. Per Memoria Istruttiva invece mi sono mosso in un mi muovevo in un territorio più esplorato – la mia tecnica compositiva qui è quella di sempre: colleziono frammenti di improvvisazioni e field recording che poi accosto e sovrappongo. Lascio riposare tutto e poi aggiungo strati e strumenti finché il pezzo mi appare esausto e finito. L’unica particolarità forse è quella di aver utilizzato un tema come quello degli esploratori del secolo XVIII e di Caspar David Friedrich fin dall’inizio.

Ogni tuo concerto è una “prova aperta”, un set di improvvisazione sempre nuova in cui rimetti mano ai materiali audio del tuo archivio che vengono suonati da svariati apparecchi analogici e digitali. Microfoni, walkman a cassetta, cd-player, radio, ecc. Ci puoi parlare della strumentazione che usi?
Mi piace questa idea di prova aperta. Credo che sia piuttosto centrata, io di solito mi riferisco alla composizione in tempo reale, ma direi che ci siamo. La mia strumentazione varia sempre, anche se i riproduttori analogici (cassette innanzitutto) sono il fulcro del set da qualche anno. Credo che la caratteristica principale sia quella di spingere ogni macchina al limite, ai bordi del possibile, un attimo prima che questa si rompa. Il tutto cercando inoltre di mantenere una vena narrativa e “calda”.

Dove hai registrato e come sono avvenute le registrazioni per Memoria Istruttiva?
Le registrazioni dei suoni di base fanno parte del mio archivio, quindi si tratta di cose che mi porto dietro da anni e che continuo a registrare nelle occasioni più disparate e con ogni tecnica disponibile: registratori digitali, cassette, MiniDisc, DAT, telefono cellulare. Per quanto riguarda gli strumenti, ho registrato tutto nello studio di casa a Berlino durante l’estate del 2015. Mentre le collaborazioni di Abate e Pilia sono avvenute a distanza e la registrazione di Kammerer faceva parte del mio archivio.

Il concept del progetto Memoria Istruttiva e il legame con D. Friedrich, A.Humboldt e l’italiano Vitalino Donati?
Sono personalità che in un certo modo sento vicine, questo stupore continuo di fronte alla scoperta, l’energia naif che ti porta ad entusiasmarti. Ma il tutto con questa malinconia di fondo che mantiene una certa tensione. Sono aperture narrative infinite. In ogni caso l’idea principale, quella di concentrarmi sulle visioni di Caspar Friedrich, mi è rimasta incollata addosso dopo aver passato qualche giorno in Sassonia dove si può praticamente passeggiare “dentro” i suoi quadri.

Memoria Istruttiva è un viaggio. Che porta altrove. Dove ti ha portato finora Memoria Istruttiva. E dove ti sta portando?
E’ un ulteriore passo in una direzione che ancora non è del tutto a fuoco. So che una delle chiavi è la memoria. Non so di preciso dove mi stia portando, anche se credo che a vedere il mio lavoro da una certa distanza ci siano dei temi e delle modalità ricorrenti. Per l’immediato futuro sto già lavorando ad un nuovo disco in solo, ad un paio di collaborazioni con musicisti che stimo moltissimo ma che è ancora presto per annunciare, il disco nuovo di In Zaire e dopo quelli che sono sembrati secoli, un nuovo disco per 3/4HadBeenEliminated.

La tua esibizione di oggi chiude un primo gruppo di concerti. Quando ricomincerà il tuo tour?
Dopo la pausa estiva ricomincerò con altre date in solo, questa volta al sud e in Europa. Poi faremo qualche data con In Zaire e durante l’autunno vorrei concentrami sulla scrittura…

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Caspar David Friedrich, “Das Eismeer”.jpg: Caspar David Friedrich, “Das Eismeer”, conosciuto anche come “Il mare di ghiaccio” o “Il naufragio della speranza” (1823-1824)

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Claudio Rocchetti, Memoria Istruttiva, Copertina LP (ph. fonte claudiorocchetti.com)

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Claudio Roccheti durante un’esibizione live (ph. Giuliano Tarlao)

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Claudio Rocchetti durante un’esibizione live. Dettaglio della strumentazione (ph. Giuliano Tarlao)

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Claudio Rocchetti, Il cuore delle formiche

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