Memoridermata: pelle a pelle con Aron Demetz all’Art Center Hugo Voeten

Memoridermata (dettaglio), Aron Demetz, 2014, legno di tiglio © Aron Demetz

“Memoridermata” è l’intrigante titolo della mostra personale di Aron Demetz in corso all’Art Center Hugo Voeten (Herentals, Belgio) fino al prossimo 30 giungo. Organizzata in collaborazione con la Galleria Doris Ghetta di Bolzano, la mostra offre un’esauriente retrospettiva dell’opera dell’artista altoatesino dalle sculture lignee ricoperte di resina – con le quali si aggiudicò nel 2009 un posto alla 53. Biennale di Venezia – alle recentissime sculture in vetro di Murano.

La mia visita di Memoridermata, accompagnata da Aron Demetz, comincia al sesto dei nove piani da cui è costituito il giovane ma ambizioso museo, eretto dal collezionista belga Hugo Voeten nel 2012 dallo scheletro di uno stabilimento per la lavorazione del grano. È qui che dimora l’imponente gruppo scultoreo in onore del quale venne intitolata la mostra, composto da nove figure umane a grandezza naturale intagliate in chiaro legno di tiglio. Benché l’artista, originario del Trentino-Alto Adige, abbia guadagnato fama internazionale grazie alla sua straordinaria abilità nell’intaglio del legno, egli non disdegna l’impiego di mezzi moderni come la fresatrice CNC. Le sculture del gruppo Memoridermata sono un ottimo esempio del funzionamento di questa tecnica: partendo dallo scan tridimensionale di un modello preesistente (fatto a mano), la fresatrice CNC elimina il legno in eccesso abbozzando la sagoma della scultura “gemella”. La fibra legnosa portata alla luce da questa lavorazione, soprattutto perché accostata a zone “nude” perfettamente levigate, sembra rivestire il corpo delle figure di una folta pelliccia invernale – “… o di muschio, come avviene sulla parte della corteccia degli alberi esposta a nord”, suggerisce Demetz. La contrapposizione, o forse meglio dire l’interdipendenza, universale e primitiva tra uomo e animale, tra uomo e albero e tra corpo e anima è solo uno degli spunti interpretativi che offre quest’opera.

La visita prosegue sulla terrazza, dove si erigono, solenni e un po’ spettrali, tre sculture della serie “Burning”. Nate anch’esse dal legno, queste figure vennero prima bruciate e poi fuse in bronzo, materiale che ne mantiene la superficie identica a quella del legno carbonizzato. Chi sono? Com’erano prima di essere incendiate? – sono solo alcune delle domande che sorgono guardandole. Elemento essenziale è qui, ancora una vola, l’evoluzione da uno stadio all’altro del corpo e della materia. “Ciò che m’interessa non è tanto l’atto del bruciare ma la fragilità del legno bruciato. La sua superficie mi regala il passaggio tra quello che c’era prima e quello che c’è adesso, stimolando l’immaginazione dello spettatore”, precisa Demetz. Il fuoco non ha quindi una connotazione distruttiva ma rigenerante, come lo sono quegli incendi che divampano spontaneamente e favoriscono il naturale rimboschimento delle foreste.

Scolpite in legno di cedro, più scuro e rustico di quello di tiglio, sono le opere della serie chiamata “Resin”. La resina è una secrezione organica prodotta da molte piante, in particolare le conifere, per cicatrizzare le lesioni apportate al tronco quand’esso viene tagliato o colpito da un fulmine. L’artista la raccoglie dal tronco del pino e l’applica sulle sculture, talvolta coprendole completamente, talvolta limitandosi alle zone vitali per eccellenza, come gli occhi, la testa e il petto. “Restituire la resina al tronco è per me come dare all’albero la possibilità di rifarsi sulle ferite che gli ho inflitto scolpendolo”, spiega Demetz. Grazie a essa, le figure acquistano un’energia e un aroma che le ricongiunge spiritualmente alla loro esistenza precedente, nelle foreste della Val Gardena.

A conclusione del nostro giro, ci soffermiamo davanti ad una testa di vetro di Murano, frutto della recente sperimentazione con materiali diversi dal legno, tra i quali anche l’argento, il silicone e il marmo. Grazie al suo aspetto incompiuto e alla drammaticità della posa, la scultura possiede una carica espressiva paragonabile a quella dei cinquecenteschi Schiavi di Michelangelo. Il caldo color giallo-miele ricorda quello dell’ambra, che altro non è che resina fossilizzata. La figura sembra soffocare, intrappolata nella materia proprio come gli insetti che spesso vengono ritrovati incastonati nelle preziose gemme.
L’albero che si ricopre di muschio, l’animale che perde il pelo, la vita che rinasce dalle ceneri, la spaccatura nella corteccia che si rimargina grazie alla resina o l’insetto che dopo millenni ritorna alla luce sigillato nell’ambra, sono tutti processi naturali riconducibili all’idea di metamorfosi e di rinascita alla base della ricerca artistica di Aron Demetz. Supporto di questa ricerca, che si svolge sulla frontiera tra il nostro corpo e l’ambiente esterno, è lo strato più periferico dell’essere: la pelle. Proprio come la corteccia dell’albero, la pelle umana conserva la memoria di tutti i mutamenti, sia fisici che psicologici, della persona che riveste. “Memoridermata” è il termine con cui l’artista sintetizza questo pensiero. Non è dunque negli occhi, come si suol dire, che si riflettono i movimenti dell’anima, ma sulla pelle, secondo Demetz. Pelle come mappa dell’esistenza, come cartina tornasole della nostra esperienza sensoriale. O come disse Paul Valéry: “come ciò che di più profondo esiste nell’essere umano” (L’idée fixe ou deux hommes à la mer, 1932).

Aron Demetz, nato nel 1972, vive e lavora a Gröden (Trentino-Alto Adige): http://www.arondemetz.it
Memoridermata è in corso fino al prossimo 30 giugno all’Art Center Hugo Voeten (Herentals, Belgio): http://artcenter.hugovoeten.org

Memoridermata (dettaglio), Aron Demetz, 2014, legno di tiglio © Aron Demetz

Memoridermata (dettaglio), Aron Demetz, 2014, legno di tiglio © Aron Demetz

rsz_1_art_center_hugo_voeten_herentals_belgio_©_art_center_hugo_voeten

Art Center Hugo Voeten, Herentals (Belgio) © Art Center Hugo Voeten

Burning, Aron Demetz, 2011, bronzo © Diana Gadaldi

Burning, Aron Demetz, 2011, bronzo © Diana Gadaldi

Innenleben, Aron Demetz, 2007, legno di cedro e resina di pino © Diana Gadaldi

Innenleben, Aron Demetz, 2007, legno di cedro e resina di pino © Diana Gadaldi

Untitled, Aron Demetz, 2013, vetro di Murano © Aron Demetz

Untitled, Aron Demetz, 2013, vetro di Murano © Aron Demetz

The following two tabs change content below.

Diana Gadaldi

(°1984, Milan, Italy) Holds a Master in Art History (2008) and a Postgraduate in Arts Management (2012) from Ghent University, Belgium. Diana is passionate about building community through the arts, encouraging and mediating the dialog between artists and audience.

Rispondi