MIA un mondo in fotografia

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MIA Photo Fair di Fabio e Lorenza Castelli diventa sempre più internazionale. Intanto ci sono i focus su Asturie, Brasile, Ungheria. I fotografi spagnoli delle gallerie delle Asturie lavorano sul linguaggio fotografico ponendoci di fronte alle distorsioni del nostro mondo come fa Arancha Osoro che riduce un ritratto a un codice a barre.

Mentre nelle opere degli ungheresi c’è una grande tristezza e desolazione nei corpi, nelle astrazioni, o come nei paesaggi senza vita di Akos Major. La natura del Brasile è alla base di Trans Nature. 6 artisti si interrogano su come porsi di fronte ai problemi di un paese di enormi dimensioni e dalle mille facce. Karina Machado con Coincidentes ci offre un gratta e vinci. Bisogna grattare via lo strato di inchiostro argentato che copre le immagini scattate nell’oasi ambientale Patrimonio dell’Umanità nei pressi della foce del fiume Ribeira. Quello che è prezioso va conservato nascosto e non si sa se ci meritiamo di scoprirlo visti i danni che sappiamo fare alla natura. D’altronde cosa facciamo del settimo continente ormai invaso dalle plastiche che formano intere isole anche se il loro brillio ci affascina nelle foto di Giuseppe la Spada? La Galleria Amyd arte spazio propone però anche una soluzione con la ricerca dell’Istituto Italiano di Tecnologia sulle nuove plastiche biodegradabili.

La Galleria Officine dell’immagine ci porta nell’Africa Sub sahariana con i suoi artisti Dimitri Fagbohoun, Marcia Kure, Maurice Mbikayi, e Bronwyn Katz che merita una menzione speciale della giuria del premio BNL insieme a Jee Young Lee della Opiom Gallery “per il suo lavoro sofisticato sulla costruzione iconica”. In Cina ci porta la Galleria Madeinartgallery con gli artisti, Xie Dechen, Su Haoxu, Zhang Hongmei, Gao Brothers, Xiao Lu quindi dalle nuove ricerche a quelle degli appartenenti al periodo dell’avanguardia del 1989, e anche la Boxart con il camaleontico Liu Bolin che intravvediamo nei vari contesti architettonici. Le Gallerie Berlinesi: la Wegallery presenta Claudio Gobbi con Ural Studies che vince il premio BNL. Andreas Lang della Podbielski ci porta in Camerun con visioni tra l’archeologico e il fantastico, Elena Helfrecht della Cell63 ci sconvolge con corpi sofferenti. Ci sono le gallerie di Bruxelles che espongono artisti belgi, come la Galerie Nardone che porta i meravigliosi marchingegni di Mecaniques discursives e Phil Van Duynen, con i suoi ritratti inquietanti, ma anche l’italiana MC2 espone il belga Noé Sendas, con le sue donne geometrizzate. Da Atene la Kourd Gallery ci offre il complesso lavoro di Katherine Vafias.

Il nero profondo, Onore al nero, di Mustafa Sabbagh, giordano, è alla Galleria Traffic. Dalla Russia la natura di Antartica di Arsen Revazov della galleria Ar33studio. Non mancano i Playboys of Bacongo di Daniele Tamagni da Claudio Cavaciuti, gli Albanian Bunker di Paola Favoino da Raffaella de Chirico, le raffinatezze cinesi nella Bureaucratic Beauty di Rosfer & Shaokun dalla Fabbrica Eos, gli Winter Seascape, Wakkanai, Hokkaido, Japan di Michael Kenna alla Galleria 13 di Reggio Emilia, e The Siberians di David Yarrov dalla Galleria Paola Colombari e si potrebbe continuare a lungo. La bella rivista Gente di Fotografia quest’anno espone i lavori di fotografi su cui sono usciti articoli nei numeri scorsi. Poi c’è la Mostra dei Collezionisti e tanti talk, incontri e dibattiti.

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David Yarrow, The Siberians, 2016. Courtesy Galleria Paola Colombari, Milano

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Antoine Rose, Insectarium, 2013. Fotografia su diasec, 133 x 100 cm. Courtesy Mazel Galerie, Bruxelles – particolare

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Untitled by Phil Van Duynen. Courtesy Gallerie Nardone

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Emanuele Magri

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