MIART 2016, il piacevole in-atteso

colombo

Il 7 Aprile ha inaugurato la più rinomata fiera milanese d’arte moderna e contemporanea. Il popolo del vernissage di questi eventi è sempre variopinto, eccentrico e in parte da grande occasione, ma non sono molte le opportunità per cui anche i non frequentatori del circuito del fashion si possono abbigliare con modalità che gridano: guardami!

Bella la disposizione degli stand, studiata e innovativa, atta a creare finalmente spazi ariosi e aperti sui corridoi, geometrie non banali che accompagnano lo sguardo all’interno senza sforzo e proiettano le opere verso chi, dall’esterno, curiosa passando prima di addentrarsi negli stand. E, forse suggestionati dalla novità, anche gli allestimenti erano per lo più puliti e le opere ben distanziate tra loro così da permetterne una buona fruizione.

Molte come sempre le gallerie che ripropongono i nomi, per lo più italiani, considerati ormai storici. Una retrospettiva di Primo Marella sull’Arte Analitica accompagna l’inizio della visita. Passando così dagli Zappettini verso Ca di Frà con Agnetti, Salvo, Varisco e Vermi – su cui, cari collezionisti, quest’anno si è concentrata molto l’attenzione delle gallerie. Pochi e poco visibili i Boetti che hanno spopolato nelle edizioni precedenti, alla Galleria Spazia (BO) troverete un bell’allestimento di alcuni lavori di Dadamaino. Contini anche quest’anno prende molti spazi e propone una grande sezione scultorea con opere di Mitoraj e negli altri suoi stand passa da Schnabel a Christo, che tra poco delizierà lo sguardo dei suoi estimatori con l’ultimo lavoro sul lago d’Iseo “Floating Piers”. E poi ancora Sperone con le opere di Prampolini, Repetto e i “soliti noti” come Pistoletto e Boetti; Christian Stein ha portato dei vivaci lavori di Mondino. Chiude l’elenco degli storici la personale allestita in una parte del grande stand di Robilant+Voena dedicata a Gianni Colombo.

Nella sezione relativa agli artisti contemporanei abbiamo apprezzato l’opera di Elena Damiani nello stand di Francesca Minnini. Una fotografia di architettura tra due lastre di vetro, “affogata” e rinchiusa tra due elementi marmorei, citazione del materiale di cui spesso l’architettura stessa si compone. Interessanti le proposte della galleria Thomas Brambilla (BG) e il progetto proposto a quattro mani dalla AMT Project di Bratislava e Boccanera di Trento. Pulito l’allestimento di Studio Dabbeni di Lugano e i lavori di Alessandra Spranzi e le opere segniche della ormai storicizzata Irma Blank allo stand di P420 (BO). Deludente la selezione della Galleria Continua che per i nomi che rappresenta ha portato opere minori e di scarso interesse. Un po’ di fotografia interessante si può vedere presso lo spazio di Michela Rizzo (VE) con le immagini di Francesco Iodice e Michael Hoepfner.

Quest’anno lo sforzo di rinnovare gli spazi secondo criteri volumetrici differenti ha portato a un piacevole cambiamento nella percezione della fiera stessa per qualità, disposizione e sezioni molto più interessante degli anni precedenti e dell’ultima edizione di ArteFiera Bologna. Tra le novità una menzione alla sezione “Then Now, due generazioni a confronto” che accoglie otto gallerie; da una parte accostare artisti storici a giovani autori serve a far conoscere e apprezzare ai molti collezionisti che frequentano la fiera nuove promesse e futuri investimenti, dall’altra la rilettura di un artista moderno attraverso l’accostamento a un contemporaneo regala nuove e inattese suggestioni.

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Gianni Colombo, Spazio elastico ambiente, 1967-68, Archivio Gianni Colombo Milano

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Elena Damiani, Tiempo perdido, detail, 2015

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Irma Blank, Radical Writing Schrifzug equals Atemzug vom 4-8-1988-1988, acrilico su tela, dittico

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Alessia Locatelli

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