Michelangelo Pistoletto. Part II

Pistoletto Louvre

continua l’intervista a Michelangelo Pistoletto. Leggi la prima parte qui

Quale il ruolo invece delle Istituzioni?
Le Istituzioni dovrebbero essere l’emanazione diretta dei cittadini. Con le votazioni si dà al cittadino l’opportunità di esprimere la sua visione, di esprimersi in maniera tale che la società, di cui ogni individuo è parte, funzioni a suo vantaggio. Non a vantaggio di uno, ma in favore del «bene comune». Altrimenti vince la minoranza di un potere assoluto.
Se noi cittadini non siamo capaci di essere abbastanza liberi e responsabili individualmente non saremo mai in grado di avere dei rappresentanti che rispecchiano esattamente la nostra capacità «politica» di esistere come cittadini e, quindi, riconsegneremo sempre alle autorità la responsabilità, ma anche la libertà, di fare di noi quello che vogliono.
Consegniamo libertà a qualcuno che non siamo in grado di controllare e quindi è chiaro che più si aumenta la possibilità di truffa più la truffa avviene. Noi non comandiamo, per co-mandare bisogna essere coscienti della capacità di creare il bene comune. E’ chiaro che non possono tutti avere cariche di responsabilità organizzativa per il raggiungimento di quel fine, la politica dovrebbe farlo, ma occorre che tutti possano in qualche maniera indirizzare le decisioni in quella direzione. Questa è la democrazia, ma siamo ancora lontani.

Tornando al concetto di educazione e parlando d’Istituzioni, noi oggi assistiamo al fallimento del museo modernamente inteso. Ovunque sono nati musei d’arte contemporanea, sempre più corporate piuttosto che «centri di ricerca e educazione»: il commissariamento del Maxxi e il momento di transizione che vive il Castello di Rivoli ne sono un esempio. Quale dovrebbe essere il ruolo del museo oggi? 
Un museo che tenga a sviluppare la ricerca e che punti sulla formazione. Nel museo ci devono essere gli elementi storici, come al Louvre, ma anche gli elementi della contemporaneità.
Quando parlo della libertà individuale dell’artista, affermo che questa libertà deve essere messa in evidenza e intesa da tutti come «bene comune», che però diventa tale se sappiamo spiegare che cosa significa quella libertà. Si tratta di vedere come conservare il passato, il contemporaneo di ieri e che cosa proporre oggi per il futuro, per l’oggi che va verso il domani. E questa è la nuova avanguardia! Una dimensione nuova che si crea attraverso un’attività artistica che non solo produce idee, visioni (non isolate dell’artista) ma che s’immette nei problemi della vita e aiuta la vita a svilupparsi in maniera nuova: questa è la funzione dell’arte oggi e compito del museo è favorirla. 
Nei musei i Dipartimenti Educazione fanno, in certi casi, di più rispetto all’attività espositiva vera e propria. Il museo dovrebbe diventare un luogo «trinamico», un insieme di conoscenza, esperienza e ricerca che rimetta la capacità creativa e la creazione della responsabilità in movimento nella società. Dovrebbe diventare quello che una volta era il sistema religioso, in cui c’è una forte spiritualità e la capacità umana di muovere il pensiero nelle direzioni più varie, con un ritorno però di responsabilità nuova. Un’attività che metta le persone non «in stato di fermo», d’immobilità ma crei una dinamica nuova, nella quale ogni persona diventa parte della società con uno sviluppo intellettuale, pratico e politico molto più forte.

Pistoletto Louvre

Michelangelo Pistoletto, «Année 1, le Paradis sur Terre», musée du Louvre, Paris, 2013. Courtesy Le Louvre (Paris), © Antoine Mongodin. 
 

Un museo che sappia aumentare il senso del possibile?
Ha utilizzato una parola che mi sta a cuore, il termine possibile.
Io uso lo specchio come forma espressiva, è il luogo del possibile. Io ero già nello specchio come possibilità ancor prima che esistessi e qualcuno che non esiste ancora è già nello specchio, perché prima o poi apparirà davanti ad esso. Sapere che si può far nascere qualche cosa che non c’è ancora, attiva quel meccanismo per cui si passa dal possibile, dal desiderio al reale. E l’opera d’arte è proprio questo, qualche cosa che passa dal possibile al visibile.
C’è un rischio però. Questo è uno dei meccanismi utilizzati anche dal marketing, nelle società consumistiche neoliberiste, per vendere. 
Questo è un problema molto grande perché il benessere si identifica spesso con il benessere economico e non si riesce più a capire quando il bisogno è reale o totalmente inutile.  Questo avere sempre di più, la possibilità di avere quello che una volta era di pochi,
allarga in qualche maniera la democrazia sul piano economico. Ma non è possibile continuare con questa forma di benessere come surplus, perché questo concetto di esagerazione squilibra totalmente il fenomeno della democrazia .
Adesso serve un desiderio che porta verso l’equilibrio, verso una sobrietà del vivere. Ma la sobrietà non è sufficiente, bisogna creare dei prodotti nuovi che rendono questa sobrietà attuabile, sostenibile, che faccia sì che si rinnovi il concetto stesso di economia.
Un equilibrio nuovo del pensiero che si riflette in tutto significa educazione, che viene fatta non per imposizione ma per coscienza, consapevolezza.

Cittadellarte, la sua grande «opera aperta», lavora in questa direzione.
Cittadellarte è una barca sulle onde che però ha un obiettivo, sa dove vuole andare, vuole raggiungere un continente nuovo, che è quello su cui noi poggiamo i piedi quotidianamente, è un viaggio in casa. Oggi la nostra conoscenza ci porta ad avere contatti con tutto il mondo immediatamente e, quindi, è tutto il mondo che fa il viaggio in sé stesso.
Cittadellarte cerca di collegarsi ma non c’è la presunzione di aver la bacchetta magica, di essere luogo privilegiato, anzi.  Più un luogo è privilegiato e meno avviene il processo di trasformazione nella società, perché diventa esclusivo e non inclusivo. Ogni territorio diventa essenziale quanto il mondo intero, perché senza quella capacità trasformativa locale non esiste la capacità di unire i territori e farne la società completa.

Dove finiranno e fioriranno tutti i semi gettati con il Rebirth-day?
Voglio dedicarmi personalmente a comunicare con le persone che partecipano e che ne avranno voglia. Sono convinto di dover fare qualcosa di più, al di là di internet serve un approfondimento successivo, più reale, di scambio più ravvicinato. È più reale, questo è quello che a me interessa. Nei miei prossimi cinquanta anni di vita cercherò di fare queste cose! (ride). Che sia io o qualcun altro non fa differenza. L’unica possibilità di fallimento può essere proprio quella di creare condizioni istituzionali per cui è l’Istituzione che conta e non l’attività che da queste Istituzioni dovrebbero svilupparsi. Un altro grande limite dei fenomeni religiosi. E’ la catastrofe a cui Cittadellarte vuole scampare. Al contrario delle religioni, non abbiamo bisogno di pregare nessuno, dobbiamo soltanto agire noi!

1964_due_donne_nude_che_ballano (stampa)

Michelangelo Pistoletto, Donne nude che ballano, velina dipinta su accio inox lucidato a specchio, 1962-94, PH: A. Lacirasella
 
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Stefania Crobe

Si specializza in educational management per l’arte e collabora con diversi musei e istituzioni culturali, all’estero e in Italia, da ultimo la Gam e il Pav di Torino. Con un interesse per le funzioni e i processi condivisi delle pratiche artistiche nella società, approfondisce le dinamiche del management culturale e dell’economia della conoscenza come membro di SusaCulture, curando progetti inerenti l’arte e la sfera pubblica. Ha svolto attività di ricerca presso Cittadellarte-Fondazione Pistoletto.

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