Michelangelo Pistoletto. Part I

«Année Un. Le Paradis sur terre» è la grande retrospettiva che il Louvre di Parigi, il museo dei musei dedica a Michelangelo Pistoletto (fino al 2 settembre 2013).
Con l’artista, incontrato qualche settimana fa a Cittadellarte, parliamo del Terzo Paradiso, la riconciliazione tra natura e artificio celebrata in tutto il mondo il 21 dicembre 2012 con il progetto condiviso «Rebirth-day», la prima giornata della Rinascita, attraverso azioni, gesti e performances, segno della volontà collettiva di prendere parte a una trasformazione umana, sociale, culturale, politica. In una lunga chiacchierata, passando dalla religione all’economia globale, all’educazione, tra passato, presente e futuro, Michelangelo Pistoletto ci illumina con la sua visione capace di aumentare il senso del possibile e immaginare nuove relazioni tra uomo e società, per un’arte al centro di una trasformazione sociale e responsabile.

Dopo il Museo Maxxi di Roma, il Museum of Art di Philadelphia, sarà protagonista di una nuova grande mostra al Louvre di Parigi. Sarà il «museo dei musei», il più famoso e visitato al mondo con oltre 8 milioni di visitatori l’anno, a ospitare «Anné Un. Paradis sur terre». Da qualche tempo il Louvre si è aperto al contemporaneo (e a tutti i suoi vizi, cedendo anche alla tentazione di associare il proprio «marchio» a un nuovo museo negli Emirati Arabi Uniti, parte di un distretto culturale per il turismo di massa sull’Isola di Saadiyat con centri di intrattenimento, hotel di lusso, campi da golf, etc). Un museo di arte antica ma estremamente connesso con la contemporaneità e con la complessità della società contemporanea, dove entrerà in connessione con i Maestri del passato.
Prima di tutto perché quel museo è il museo più importante? Lo è perché raccoglie i miti del passato, la storia attraverso la sua rappresentazione piuttosto che attraverso i documenti diretti. Il pensiero che l’umanità ha sviluppato della storia non è, quindi, che la sua rappresentazione. In questo senso, non essendo un museo di reliquie, il Louvre dà un senso molto forte a quello che è il significato dell’arte e a ciò che l’arte è stata capace di produrre attraverso i secoli. Non esiste solo l’atto degli esseri umani, ma anche la capacità di idealizzare e rendere simbolicamente questo «fare», rappresentando la vita. Una raccolta così ampia e così estesa, nei tempi e nelle regioni del mondo, è una raccolta di grande valore, di maggiore ricchezza rispetto ad altre e il fatto di poterci entrare e mettere il presente all’interno di questa vena storica è per me di enorme importanza, perché rende lo sguardo attuale ampio e offre la possibilità di trarre dalla storia un insegnamento. Tirare le somme della storia e produrre dei segnali prospettici per il futuro è un’opportunità, ma anche una necessità. Siamo in un momento di passaggio epocale ed è possibile con questa retrospettiva congiungere il mio lavoro – che è, in un certo senso, già retrospettivo perché attraverso lo specchio e le ragioni che hanno portato a esso guarda all’indietro, alle nostre spalle, nella storia passata – con il presente, riuscendo a definire il passaggio da ieri a domani. Rappresenta il flusso emblematico dell’esistente utilizzando i mezzi che l’arte ha fatto crescere nel tempo.

Al Louvre porterà il suo ambizioso progetto, il Terzo Paradiso, nel quale, come recita il manifesto, «l’umanità riuscirà a conciliare e coniugare l’artificio con la natura, creando un nuovo equilibrio esteso a ogni livello e ambito della società». Il tema della mostra sarà la riconciliazione tra natura e cultura iniziata con il progetto condiviso «Rebirth-day». Reinterpreterà poi, con i compagni di Corniglia, la sua performance storica, «Anno Uno» del 1981. La contemporaneità come si relazionerà con gli artisti del passato? 
Davanti alla retrospettiva c’è la prospettiva e quindi sarà una mostra dinamica, una testimonianza di quel teorema che ultimamente ho sviluppato sulla dinamica del numero tre e che ho chiamato della «trinamica», ovvero la combinazione di due unità che dà vita a una terza unità distinta e inedita. Nella Trinamica il tre è sempre una nascita, che avviene per combinazione, fortuita o voluta. In qualche maniera è il concetto universale della creazione, che possiamo trovare nel rapporto tra maschile e femminile, in tutti gli opposti che possiamo elencare. La Trinamica si attua nel processo di congiungimento, connessione, combinazione, coniugazione, interazione di due elementi in sé semplici o complessi. In questo caso abbiamo una mostra trinamica che mette insieme il passato e il futuro, congiungendoli nel presente e dando una carica energetica, risultato di un accoppiamento di opposte direzioni che convergono e ripartono come elemento terzo. Questo concetto universale presuppone che tra passato e contemporaneità non ci sia quel contrasto che spesso si vuole attribuire a questo passaggio, ma un flusso continuo in cui il cambiamento di stato avviene dal confronto, dalla collaborazione, dall’incontro di condizioni differenti. La storia è fatta di passaggi continui, di differenti momenti, di incontri e molti scontri. Si è sempre pensato che lo scontro fosse un modo naturale per ottenere un risultato. E l’idea, per esempio, che la pace sia sempre il risultato di una guerra, che il benessere nasca dal conflitto estremo lo troviamo documentato nella storia e percepiamo come questo fenomeno di scontro violento attraversi i secoli col desiderio di avere di nuovo due elementi, due popoli. Ci si deve scontrare per creare una situazione che viene poi chiamata pace, considerata una conseguenza di uno scontro. Secondo il concetto di Terzo Paradiso invece, l’idea di pace avviene attraverso un nuovo modo di incontrarsi, in cui la pace non è conseguenza di un contatto istintivo, primitivo ma di un rapporto civilmente avanzato, di una mentalità nuova, di una società matura. Ecco quindi che dovremmo costruire oggi una società matura ed evoluta, che da uno stato irruente «della gioventù» passi a uno stato più responsabile.

Questo passaggio arriva con la consapevolezza?
Viene dalla consapevolezza e noi attraverso le conquiste scientifiche e tecnologiche siamo arrivati a comprendere molte cose e avere più possibilità di quanto ne avessero i nostri antenati. Questa nuova capacità di scoperta ci ha portati ad avere dei risultati a beneficio dell’ umanità. Ma ha portato anche allo sfruttamento della natura, a un eccesso tale da diventare un pericolo per la sopravvivenza degli essere umani stessi. Di qui la necessita di mettere insieme, come due elementi essenziali, la natura e l’artificio. C’è bisogno di una rigenerazione di pensiero e delle attività umane per equilibrare natura e artificio, due elementi che devono trovare il loro modo di coesistere per poter avere il terzo elemento, cioè quell’effetto trinamico che è il Terzo Paradiso.

Con il Terzo Paradiso ha avviato un processo senza precedenti. Nei suoi lavori, fin dagli esordi, il pubblico come la realtà entrano nelle sue opere. Con il Terzo Paradiso il pubblico, le persone, la gente diventa parte di un processo creativo in atto. L’artista sembra perdere l’autorialità della sua opera: è un dono che fa all’umanità per dare vita al cambiamento? In questo processo, in cui l‘artista diventa quasi «demiurgo», in che modo definisce la sua arte oggi? Si parla sempre più spesso di arte partecipata, partecipativa, engagée, ma forse la terminologia e l’uso che se ne fa creano confusione.
È molto semplice. Se un medico fa il medico per quattrini è un tipo di medico, se il medico lo fa per guarire la gente è un altro tipo di medico. Quella del medico è un’attività evidente per il bene degli altri, e non esiste un medico che è tale solo per curare sé stesso. Allo stesso modo, non esiste che io faccia un «segno arte»  soltanto per me stesso. Un segno come quello del Terzo Paradiso è un segno che deve essere commissionato dalla società, che chiede un segno attraverso il quale si possa comunicare un progetto comune. Un segno di per sé non è privato. Chi ha inventato la parola non l’ha fatto per sé, l’ha fatto per comunicare e un segno dell’arte è come una parola. Questa è la funzione dell’artista, che fa si che il privato non sia privare gli altri. Io sono privato nel senso che sono una persona, ognuno lo è, e tutti i privati insieme fanno il pubblico. Ma ci deve essere un equilibrio interpersonale per comunicare un’etica, un qualcosa che è di utilità comune. Nel rinascimento hanno inventato la prospettiva perché l’umanità facesse dei passi avanti, per il futuro. Per me il Terzo Paradiso è un disegno prospettico per il futuro, che non è lineare per guardare esclusivamente avanti, attraverso scienze e tecnologia, ma è l’insieme di elementi per un mondo nuovo che possa nascere, un mondo che ha una dimensione circolare.

In questo momento di forte crisi, non solo economica ma anche antropologica, sistemica, quale ruolo dovrà avere l’arte oggi? Non tutti riescono a coniugare estetica e etica, ma c’è una grande urgenza di porre l’arte e l’azione della gente al centro di una trasformazione sociale responsabile.
Ci sono due elementi fondamentali: uno è la ricerca e l’altro è l’educazione. L’educazione non avviene soltanto attraverso l’imposizione di conoscenze predeterminate, ma anche attraverso una partecipazione alla ricerca. Quindi questo mondo nuovo si crea man mano attraverso una «educazione comune alla ricerca» e una «ricerca comune nell’educazione». Sono convinto che il concetto di democrazia, per esempio in politica, sia basilare e democrazia vuol dire partecipazione, conoscenza, coscienza individuale. Nel Terzo Paradiso il termine nuovo è la responsabilità. Nel primo Paradiso, cioè nell’era della natura, c’era la «non conoscenza», l’inconsapevolezza,  e la natura decideva al posto degli uomini. Quando l’uomo si è staccato dalla natura si è trovato a dover decidere, a dover prendere consapevolezza, acquisita progressivamente attraverso la conoscenza. Rispetto ai fenomeni delle religioni antiche c’è stato un passaggio fondamentale attraverso un elemento nuovo, la scienza, che ha portato a una consapevolezza reale e non fittizia. Finché non si hanno delle reali certezze è necessario crearne di immaginarie e il fenomeno delle religioni è di un’importanza capitale proprio perché porta la storia del pensiero umano a unirsi al sistema di vita quotidiana, in cui le necessità di conoscenza venivano risolte attraverso la fede. Le religioni monoteiste, sono basate sui comandamenti, che vuol dire comandare rimandando, quindi, all’idea di una irresponsabilità. Io sostituisco il termine «comandare» con il termine «co-mandare», ovvero mandare insieme. E’ fondamentale parlare di coesistenza, ma poi assistiamo a conflitti estremi, anche tra religioni, che avvengono per incapacità di co-esistenza. Secondo me la democrazia non è basata su un comando superiore ed è questa la differenza. La conoscenza che noi abbiamo raggiunto si apre ora a qualcosa di nuovo: la responsabilità. Più conosciamo e più siamo responsabili. La responsabilità è dell’arte perché l’arte, come nessun altra attività umana, ha sviluppato nel ventesimo secolo la massima libertà. L’ artista si è liberato di tutto e ha portato un segno. Quello che offro io oggi è un segno sociale ma nel ventesimo secolo l’ artista ha eliminato tutte le forme di rappresentazione, tutti i simboli possibili e si è preso una sola responsabilità, quella del proprio segno, che ha raggiunto la massima libertà ma anche la massima responsabilità. Se io trasformo il mondo in questo simbolo, allora mi prendo la responsabilità del mondo. Tutti possono acquisire le libertà, ma cosa te ne fai della libertà se non in dialogo con un contrappeso, che è la responsabilità? La libertà vale qualcosa solo se porta altrettanta responsabilità: sono i due elementi che l’arte offre oggi come binomio per una trinamica.

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Conversazione tenutasi a Cittadellarte (Biella) nel mese di marzo 2013

pistoletto

Michelangelo Pistoletto

pistoletto, cage, 1973

Michelangelo Pistoletto, Cage, serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio, 1973. PH:Courtesy
Philadelphia Museum of Art

1967_venere_degli_stracci_marmo_studio_mp (stampa)

Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci, marmo e stracci, 1967. PH: P. Pellion

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Stefania Crobe

Si specializza in educational management per l’arte e collabora con diversi musei e istituzioni culturali, all’estero e in Italia, da ultimo la Gam e il Pav di Torino. Con un interesse per le funzioni e i processi condivisi delle pratiche artistiche nella società, approfondisce le dinamiche del management culturale e dell’economia della conoscenza come membro di SusaCulture, curando progetti inerenti l’arte e la sfera pubblica. Ha svolto attività di ricerca presso Cittadellarte-Fondazione Pistoletto.

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