Mircea Cantor. Your Ruins Are My Flag

copertina

Your Ruins Are My Flag è il titolo emblematico scelto da Mircea Cantor per la mostra ospite, fino al 16 dicembre 2017, della Fondazione Giuliani per l’arte contemporanea di Roma. L’artista espone, per la prima volta in Italia, un corpus di 10 opere di nuova produzione, che immettono il fruitore all’interno della Storia, della nostra contemporaneità e del nostro stesso passato. Materiali e  titoli dei lavori esposti aprono a riflessioni sulle dinamiche del mondo attuale che, nel suo presente, riproduce schemi e drammi che affondano le radici in un passato tanto arcaico da confondersi con la stessa realtà umana. Così, nella serie di sculture dedicata alle rovine di Aleppo, una colonna-fune, realizzata con il sapone tradizionale della medesima città, sembra compiere le ultime tappe della sua funzione di elemento portante. In quattro momenti distinti, essa abbandona la sua verticalità tra le polveri e i calcinacci di una fine, per ritrovarsi “distesa” su dei materassini in poliuretano estruso, quasi rilassata nel sonno della memoria.

Tragedia e ironia coesistono in questi lavori che, nonostante la drammaticità, sembrano esprimere un’intrinseca volontà di guardare oltre, lasciando aperta una speranza per un nuovo inizio. Aleppo qui non è solo un luogo geografico martoriato dalla guerra, ma è il simbolo della guerra stessa e della parte buia che abita l’essere umano, oscurità che, probabilmente, può essere rischiarata dalla presa di coscienza della responsabilità individuale e collettiva, anche su cose che sembrano distanti dalla nostra realtà quotidiana.

Nell’opera Fontana delle Mani (2017) l’artista pone l’accento proprio su questo aspetto, inserendo in una fontana in legno uno schermo che riproduce un video, realizzato con telecamera a infrarossi, in cui delle mani  sono riprese nell’atto di lavarsi utilizzando una mano-scultura in sapone di Aleppo. Il messaggio è immediato ed è difficile non sentirsi coinvolti.

Polvere e calcinacci abitano anche Give More Sky to the Flags (2016) opera in cui  bandiere di acciaio corten sembrano simboleggiare uomini e Paesi alla ricerca di uno spazio che pare non essere mai sufficiente. Sulle rovine di un luogo distrutto, questi elementi vanno ad affermare la necessità di altro cielo dove poter sventolare. Altra aria e altra terra da occupare, ulteriori parti di mondo da possedere. Lo stesso mondo del quale l’uomo, di fatto, tende spesso a sentirsi padrone assoluto, senza considerare fino in fondo gli effetti delle sue azioni sul tutto.

 In Distrupted Air (still life), 2017 l’artista occupa una sala della Fondazione con una distesa di vasi di Spatifillo,  ponendo su ogni pianta brandelli di carta di giornale. Il fragile equilibrio tra l’uomo, quello che egli è con la sua cultura, e la natura è dunque nelle nostre mani, chiamate a prendersi cura dell’ambiente che ci ospita e che vive con noi.

Tutte le opere esposte – tra le quali la serie Take the World Into the World (2017) costituita da sculture in sapone di Aleppo, che rimandano sia  a gomitoli di corda che alla stessa colonna-fune arrotolata su sé stessa, e Haiku Under Tension (2017), in cui cumuli di macerie “giocano” con un grande tappeto elastico – sembrano parlare della responsabilità che ognuno ha nei confronti dell’altro, del  mondo e della natura nella sua complessità, poiché siamo tutti parte di un unico ecosistema, del quale è necessario preservare l’equilibrio, affinché esso sia sostenibile per ogni elemento, umanità compresa.

L’opera conclusiva del percorso espositivo, The World Belongs to Those Who Set It On Fire (2016), può fornire un ulteriore momento di riflessione su questo stesso concetto. In essa, Cantor raffigura un mondo dipinto usando il fumo di candela. Il risultano è un planisfero esteticamente raffinato, ma con il rimando simbolico della fine. Un mondo privo di tutto, prosciugato e carbonizzato. Fine che può essere evitata, o almeno rinviata, prestando attenzione ai propri gesti e acquisendo consapevolezza della responsabilità di essi.

Delia Pizzuti

Info:

Mircea Cantor. Your Ruins Are My Flag
12 ottobre – 16 dicembre 2017
Fondazione Giuliani per l’arte contemporanea
Via Gustavo Bianchi, 1 Roma
Orario: martedì-sabato, 15.00 19:30

2_distrupted_airMircea Cantor, Disrupted Air (still life), 2017, Spatifillo, giornali, dimensioni variabili

3_vertical_aleppoMircea Cantor, Vertical Aleppo, 2017, sapone di Aleppo, calcinacci, mattoni, colonna h. 370 cm, ø 49 cm

1_the_world_belongsMircea Cantor, The World Belongs to Those Who Set It On Fire, 2016, fumo di candela su carta, 196 x 284 cm

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