Mirko Briguglio: uno studio tra segno e forma

003 LE API VIOLENTANO IL CIELO

Mirko Briguglio è un artista figurativo che risiede nella provincia cuneese, meglio conosciuta come Langhe e Roero. Si è diplomato all’Accademia di Belle arti di Cuneo. Inizia uno studio molto lungo e meticoloso sul segno, che per l’artista è “verifica del sé”. Questo studio non ancora completato e sempre in evoluzione lo porta a sviluppare un segno molto forte, tanto da diventare una sua caratteristica distintiva.

003 LE API VIOLENTANO IL CIELO

Le api violentano il cielo, tecnica mista, 2013
 

Ciao Mirko! Parlaci un pò della tua formazione. Come è stato per te l’ambiente accademico?
Parlare della formazione di un disegnatore e pittore è sempre un po’ problematico. Ho iniziato come tutti da autodidatta, disegnavo per il piacere di farlo, non c’è mai stato un vero intento. Gli inizi sono stati abbastanza precoci, all’età di 8 anni avevo un diario grafo-pittorico: scarabocchi, figure antropomorfe e tutto quello la mia fantasia volesse far uscire, come un qualsiasi gioco. La pittura è arrivata verso i 12 anni. Con il passare del tempo, essendo intervenuto in me un forte giudizio critico, ho deciso di intraprendere una strada professionale, e quindi d’iscrivermi all’accademia. Ho scelto di frequentare l’accademia di Cuneo e non quella di Torino esclusivamente per questioni lavorative, dato che per necessità ho sempre dovuto fare contemporaneamente altri lavori. Purtroppo le persone intorno a me, non erano molto d’accordo con la formazione che stavo affrontando, vedevano la mia scelta come qualcosa di assurdo. L’idea che si ha generalmente dell’accademia per me è un po’ erronea. Purtroppo non siamo più nell’800 in cui le accademie t’insegnano realmente a dipingere, oggi forse uno dei pochi punti a favore che ha è il confronto con compagni di corso. L’Accademia oggi, dal mio punto di vista, sembra un ambiente di artistoidi, forse perché oggi vince l’apparenza più che la sostanza o forse perché l’idea ha sostituito il vero talento.

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Nel Segno del Corpo tecnica mista, 2009
 

Nel tuo lavoro c’è molta ricerca. Un segno nervoso, immediato allo stesso tempo sintetico e molto forte. Come ci sei arrivato?
Sì, è vero, il mio lavoro è fondato su di una ricerca continua. Ci sono arrivato con molta fatica e continua dedizione. In una parola: il lavoro. La mia ricerca di segno è qualcosa che per essere spiegata deve appartenerti. Intendo dire che si può imparare a disegnare e a dipingere, ma avere un segno o disegnare con un segno e un’altra cosa. Ho da subito maturato una sorta di grafomania, una vera e propria ossessione per il segno, qualcosa che per me è difficile da spiegare. Ho affrontato un meticoloso studio in Accademia, partendo prima con la semplice grafite, successivamente mi sono dedicato alla sintesi volumetrica e infine ho recuperato l’espressività e la libertà unendo insieme tutte le mie conoscenze. È stato un lavoro durato anni e alla fine sono riuscito a trovare la fluidità che cercavo. Per me il segno è memoria, verifica del sé.

004 40 teste per un miracolo

Into the Dark, tecnica:carboncino, 2013
 

Ho notato che il tuo segno può essere sia figurativo sia formale. E’ una casualità oppure no?
Sì è vero! La mia ricerca del segno è un vero e proprio codice formale, che non è detto sia a soli fini rappresentativi o imitativi della realtà. Basta isolare una parte dei miei ritratti o figure e capovolgerla per ritrovare un “discorso di segno” che è poi la chiave di volta del mio lavoro, spesso celata sotto la mimesi naturalistica. Nel mio esprimermi c’è sempre la volontà, il caso che gioca la sua parte, e l’abbandono che prende il sopravvento.

Vedo, sopratutto nei tuoi disegni, un grande richiamo a Egon Schiele. Questo artista è stato per te fonte d’ispirazione? Perché proprio lui?
Sì certo. Oltre a lui anche Michelangelo, Giacometti e Picasso. C’è molto di Michelangelo, per esempio, nella ricerca volumetrica nel mio lavoro. Questi grandi artisti sono anche fonte di vero confronto e di apprendimento, oggi abbiamo modo di poter fruire delle grandi opere in modo diretto e facile come i libri o internet, ma anche le mostre. Per tornare a Egon Schiele, secondo me è il migliore dei disegnatori senza ombra di dubbio. Può non piacere, certo, ma la mano, la tecnica, la sintesi e la composizione sono di un vero genio.

Verdiana Oberto

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