71.ma Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venenzia

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“Poi è venuto il cinema e con la dinamite dei decimi di secondo ha fatto saltare questo mondo simile ad un carcere; così noi siamo in grado di intraprendere tranquillamente avventurosi viaggi tra le sue sparse rovine”

W.Benjamin “L’Opera d`Arte nell’era della sua riproducibilità tecnica” 1936

Si è conclusa all’insegna di aperture, la 71.ma edizione della Rassegna d’Arte Cinematografica di Venezia, distinguendosi per un approccio pluralista e internazionale, introducendo film provenienti da nazioni che affrontano nuove primavere del mezzo cinematografico, come Cina, India, Corea e Medio Oriente.

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Hungry Hearts di Saverio Costanzo
 

La missione della Biennale di Venezia conferma il suo intento di dialogo, dando spazio, alle nuove generazioni di film-maker e professionisti emergenti, ponendo l’accento sulla ricerca, la qualità e l’innovazione del vocabolario cinematografico moderno, come per le sezioni Orizzonti e Biennale College-Cinema. Attraverso una visione tra passato e futuro, la rassegna presenta inoltre, la sezione Venezia Classici che propone 22 capolavori restaurati e 10 documentari dedicati alla ricerca: un nobile obiettivo e una rara occasione di ri-valutare film e autori che hanno tracciato la storia del cinema, come Bellocchio, Vittorio De Sica, Alberto Lattuada, Ettore Scola, Roman Polanski, Francois Truffaut. Un programma ricco di proiezioni ed eventi collaterali segue la mostra, a sostenere l’altissimo livello culturale che da sempre la Biennale persegue.

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Un piccione seduto su un ramo riflette sull`esistenza di Roy Andersson
 

I film in concorso si caratterizzano per la narrazione e l’ambientazione, lontano dalla fiction e da ogni semplice consenso, interrogando i tempi moderni a partire dal reale, e facendo luce sui dilemmi dell’esistenza; se il reale è il più vero e complesso dei mondi possibili, il mezzo cinematografico permette di creare la magia e l’illusione di una visione e una riflessione, collettive, dell’essere. È questo l’esempio del film vincitore del Leone d’Oro, Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza firmato Roy Andersson, regista svedese, riconosciuto da tempo a Cannes e al Festival di Berlino, e che a Venezia chiude il ciclo di una Trilogia Vivente: un viaggio surreale e tragicomico tra le più assurde peripezie umane, rivelando come ogni scelta abbia un doppio aspetto, che solamente l’azione umana è capace d’indirizzare ai fini della salvezza. Osservare il destino dal punto vista di un piccione è certamente, un’insolita prospettiva, e la regia di Andresson enfatizza tecnicamente ed esteticamente questo strano elemento, attraverso lunghi piani sequenza, una prospettiva aerea unita alle più sofisticate forme d’espressione, per cui è noto nell’ambiente cinematografico.

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Le Notti Bianche di un Postino di Andrei Koncalovskij
 

Le Notti bianche di un postino del grande regista russo Andrej Koncalovskij, riceve il Leone d’Argento con un grande consenso di critica e pubblico, per la mirabile delicatezza con cui l’autore ritrae la realtà di un villaggio isolato della Russia, raggiungibile solo attraversando un lago per mezzo di una barca. Secondo suggestioni narrative, quasi letterarie amplificate dalla veduta di paesaggi incontaminati, densi di bellezza e malinconia, il film racconta la storia di un postino, unico protagonista in grado di mettere in comunicazione questo luogo con la civiltà più moderna, mentre sullo sfondo si può scorgere la più avanzata tecnologia di una base spaziale: ritratti di persone comuni, che recitano se stessi, attraverso una visione autentica e vera di una realtà sopravvissuta a se stessa.

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The Look of Silence di Joshua Oppenheimer
 

A seguire, il Gran Premio della Giuria viene assegnato a The Look of Silence di Joshua Oppenheimer (1974 Usa, vive e lavora in Danimarca), che da tempo interroga i meccanismi tra potere, violenza e politica come per il precedente film candidato all’Oscar The Act of killing. A Venezia, il documentario affronta il dilemma di un optometrista, appartenente a una famiglia di superstiti durante il genocidio indonesiano, che scopre la verità sulla morte del fratello, causata da un clan ora al potere: una riflessione sulla giustizia, ma prima ancora sull’essere in bilico tra dolore, vendetta e rispetto. Sorprende l’attribuzione della Coppa Volpi per il migliore protagonista maschile e femminile, ai due attori, Adam Driver and Alba Rohrwacher protagonisti del film Hungry Hearts di Saverio Costanzo, ispirato dal romanzo di Marco Franzoso, Il bambino indaco: è la storia di una giovane coppia che nel tentativo di salvaguardare il figlio dai problemi della società moderna, si trova ad affrontare agli estremi, una situazione opposta di pericolo, cercando di una soluzione.

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Cerimonia d’Apertura. 71.ma Mostra Internazione d’Arte Cinematografica di Venezia. La Biennale. Foto ASAC
 

Tra i premi a seguire, il Premio per la migliore sceneggiatura viene conferito a  Rakhshan Banietemad e Farid Mostafavi, per Ghesseha di Rakhshan Banietemad, e il Premio speciale della Giuria a Sivaas di Kaan Müjdeci; il Leone d’Oro alla Carriera 2014 è attribuito a due esponenti del cinema internazionale, attivi dagli anni ’60: Thelma Schoonmaker, per l’arte del montaggio che ha accompagnato i  grandi film di Scorsese, e Frederick Wiseman, per la lunga pratica documentaristica, che per la prima volta nella storia del cinema, riceve un premio così significativo.

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è interessata agli aspetti Visivi, Verbali e Testuali che intercorrono nelle Arti Moderne Contemporanee. Da studi storico-artistici presso l’Università Cà Foscari, Venezia, si è specializzata nella didattica e pratica curatoriale, presso lo IED, Roma, e Christie’s Londra. L’ambito della sua attività di ricerca si concentra sul tema della Luce dagli anni ’50 alle manifestazioni emergenti, considerando ontologicamente aspetti artistici, fenomenologici e d’innovazione visuale.

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