Moyra Davey. Burn the Diaries

Bella, 2013 C-Print

Burn the diaries è la prima personale dell’artista canadese Moyra Davey in Austria. Nata nel 1958, lavora a New York ed è uno dei membri del Bard College International Center of Photography Program. Il suo lavoro riflette sui rapporti tra il tempo, la storia e l’esperienza personale con una sottile, ma incessante presenza di nostalgia. Nuove opere sono state concepite per la mostra, tra cui un film di 30 minuti, un libro d’artista e un’installazione di fotografie. Il punto di riferimento principale è l’opera dell’autore francese Jean Genet (1910-1986).

Bella, 2013 C-Print

Moyra Davey, Bella, 2013 C-Print, Courtesy the artist and Murray Guy, NY
 

Il testo Burn the diaries, da cui la mostra prende il nome è incluso nel libro d’artista, ed è anche il punto di partenza della realizzazione delle opere in mostra. Il testo riflette sui ricordi frammentari e su varie citazioni del passato dell’artista, sempre con riferimenti a Jean Genet. Al centro è il suo Diario di un ladro che Davey utilizza per esplorare i temi della perdita e  dell’umiliazione. Una parte della mostra è dedicata a un cortometraggio, che esplora i processi di scrittura e del ricordo tramite una combinazione di testi, immagini e raffigurazioni di altre persone, tra le quali la famiglia dell’artista. Tutto ciò corrisponde in maniera ambigua agli elementi della vita e all’opera del romanziere, drammaturgo e attivista politico Genet.

Moyra Davey Keys, 2013 C-Print, 30 x 45 cm Courtesy the artist and Murray Guy, NY

Moyra Davey, Keys, 2013 C-Print. Courtesy the artist and Murray Guy, NY
 

La maggiore parte della mostra consiste in fotografie che rappresentano oggetti, persone e vari eventi mondani che normalmente vengono trascurati e non considerati come eccessivamente interessanti. Non sono fotografie spettacolari, ma presentano una specificità tranquilla e contemplativa. Queste immagini – chiamate mailers – sono piegate a forma di busta, proprio perché originariamente inviate a familiari, amici e conoscenti dell’artista stessa. Pertanto, vengono esposte complete di francobolli, timbri, indirizzi di ritorno e altre tracce e “ferite” causate dal viaggio.  Potremmo forse fare un parallelo con la tradizione della mail art che si è sviluppata dal movimento Fluxus negli anni ’50 e ’60, grazie ad artisti come Ray Johnson e Robert Filliou fino ad Alighiero Boetti nell’ambito italiano. La caratteristica principale di questo movimento concettuale era infatti l’invio di opere d’arte non troppo grandi (di solito su carta) tramite servizio postale. Nel caso di Davey invece, i francobolli colorati sono incollati direttamente alle fotografie, prevalentemente secondo modelli circolari che creano una sorta di gioco “unisci i puntini” immaginario. Tuttavia, i modelli quasi matematici e meticolosamente ripetitivi ci invitano a concentrarsi sul dettaglio individuato (circondato) che altrimenti non avrebbe catturato il nostro interesse.

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Moyra Davey, Subway Writers, 2011. Courtesy the artist and Murray Guy, NY
 

L’artista si occupa attentamente dei significati portati e nascosti in oggetti di uso quotidiano. Con queste cicatrici imposte dal tempo e dal servizio postale le immagini assumono un’aura fragile che corrisponde all’attimo fuggente, esprimendo l’inevitabilità del cambiamento e del passare del tempo. Con le parole dell’artista: “Le mie immagini iniziano con l’immagine che Genet aveva descritto. Aveva questa idea che ci sia più verità nella carta bianca che nelle parole stesse. / … / Sono sempre stata interessata all’idea della separazione tra l’arte e la vita. L’utilizzo della vita per fare arte, la volontà che artisti e scrittori hanno di trasformare tutto in arte: può diventare un prodotto. È solo un modo di vita. È una domanda.”

Moyra Davey. Courtesy the artist and Murray Guy, NY
 

Sebastjan Brank

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