Multilayers at nhow

Andrea Jacchia_Morelato_Multilayers_nhow_2014_photo Marco Architetto

Nel 1954 lo Psicologo Abraham Maslow ufficializza la sua teoria del Bisogno con il concetto della gerarchia delle necessità. Una Piramide di cinque piani, in cui alla base si trovano i bisogni più fisici, mentre in cima i bisogni più elevati, i superiori, tra cui la Creatività. Potrebbe richiamare una Piramide di strati, la mostra MULTILAYERS ospitata dal 13.11.2014 al 05.04.2015 in via Tortona, presso il nhow Milano. Un albergo, che non si limita a ospitare viaggiatori, ma è culla di arte, moda e design.

La mostra, curata da Elisabetta Scantamburlo è una raccolta di spessori, sia in chiave tecnica, progettuale che teorica, concettuale. Stratificazioni, contaminazioni e sovrapposizioni sono i termini con cui la presenta, e aggiunge “L’essenza di ognuno, in fondo, è imprescindibile da questi strati sempre in costante movimento e trasformazione”. Arte e design sono le materie toccate in Multilayers. Forme, concetti e colori seguono un percorso all’interno dell’albergo-galleria. La hall, spazio molto ampio, ospita vari artisti e designer ricreando vere e proprie postazioni. Qui riprendono perfettamente il concetto di ex fabbrica, le creazioni di Niccolò Spirito, arredi di tubi in pvc e cemento. Materiali industriali assemblati, dalle forme e i colori ludici. Geometrie tattili valorizzano l’autoproduzione, la seduta Diabo e la lampada 3Pipe anche nella versione XL presente nel caveau. Allo stesso modo, Dejana Kabiljo contamina il design con l’arte. Poltrone con molle, di zinco nella loro versione più povera e in quella più preziosa, dorata: “Ferrum / Zinc é protesta trasformata in prodotto”. Angela Florio, artista veneziana, presenta palazzi storici milanesi sotto forma di foto personalizzate con acquarelli, foglie d’oro e d’argento. Fogli su tessuto compongono il suo Quadrolibro, un quadro-diario tascabile per i viaggiatori.

Le sculture e vasi in metacrilato di Maria Rosa Vendola, riprendono perfettamente il contrasto della liquidità della materia e il suo brevissimo processo di solidificazione. Lo stesso concetto è presente nelle sue tele, dove linee e sgocciolature formano icone a qualcuno familiari. Ricerche in vecchi dizionari e parole desuete dai cui nascono le opere di Sabrina D’Alessandro. Il suo lavoro si chiama Ufficio Resurrezione: attraverso installazioni molto ricche ricrea il significato di parole ormai svanite, ma secondo lei peculiari per significato e forma. Molto affascinante l’opera Indarno (invano), che richiede l’intervento dello spettatore nel cercare con una lente la parola stessa nascosta attraverso il camouflage. Ogni piano ha un colore diverso, e un’illuminazione dello stesso. La curatrice sottolinea l’importanza di suddivisione degli spazi per ogni determinato artista, per una giusta valorizzazione delle opere. Ogni spazio ospita un double-show, un dialogo tra opere bidimensionali e installazioni. Le opere ai muri devono comunicare armonicamente con la tridimensionalità dello spazio all’interno di un determinato contesto. In perfetta sintonia col concetto troviamo Carine e Matteo Giachetti, giovane coppia nella vita e nell’arte. Abiti, disegnati da lei con texture design quasi plastiche derivanti dalle fotografie di lui. Una lavorazione di post-produzione della fotografia molto elaborata. Risultato, ritratti e paesaggi caotici ma allo stesso tempo onirici.

Anche Andrea Jacchia, artista per passione, propone una selezione di ritratti. Tutti volti dal carattere schematico, nel quale si riconosce una certa somiglianza nello sguardo, una specie d’invecchiamento graduale e che nel contesto appare evidente. Il concetto del multistrato è esplicito nelle fotografie di Candido Baldacchino, e della sua fotocamera Holga, attrezzo fotografico molto particolare e complesso. La serie In&out vuole essere una risposta alla dimensione bipolare: una scossa nella quiete profonda. Una scomposizione del paesaggio per le quattro installazioni di Sonsoles Company, giovane artista spagnola che decontestualizza spazi reali e immaginari per dare vita a strutture armoniche grazie all’equilibrio delle forme geometriche e al colore. La serie di illustrazioni di Daniel Rietti Perdomo è un’esplosione emotiva. Strati impulsivi e sensoriali. Personaggi surreali in stati di eccitazione che compiono azioni poco ortodosse rivelano animazione ai desideri più nascosti.

Al secondo piano, un’intera sezione è dedicata all’artista russa, Elona Izrailova e al suo progetto Creative Vision Multilayers. L’intera stanza è dedicata al colore. Oggetti, arredi e quadri in cui regna la multifunzionalità. una fusione di disciplina e tecnica dove il ruolo soprastante appartiene al dettaglio del materiale. Multilayers è un’esposizione multidisciplinare, che raccoglie l’esperienza sia di giovani artisti emergenti, che di famose aziende, con esperienza pluriennale nella produzione e nella vendita, “Ognuno di loro ha una chiave d’accesso differente che espande il design oltre i suoi confini, propondendo nuove strade per oggi e per domani”. Le aziende: Clique, Felicerossi, Lamberti Decor, Morelato.
Ringraziamo Elisabetta Scantamburlo per la collaborazione.

Andrea Jacchia_Morelato_Multilayers_nhow_2014_photo Marco Architetto

Andrea Jacchia Morelato, Multilayers, nhow 2014. photo Marco Architetto

Niccolò Spirito_ installation view_Multilayers_nhow_2014_photo Marco Architetto

Niccolò Spirito, installation view, Multilayers nhow 2014. photo Marco Architetto

Elona Izrailova_Creative EL Vision_Multilayers_nhow_2014_photo Marco Architetto

Elona Izrailova, Creative EL Vision, Multilayers, nhow 2014. photo Marco Architetto

Sabrina D'Alessandro_Tafferugia_Multilayers_nhow_2014

Sabrina D’Alessandro, Tafferugia, Multilayers, nhow 2014

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