Napolinapolinapoli. Resiste (anche d’estate)

JKovanda-Above Our Heads 2014

Sarà il caldo?! L’estate pare porti sempre una vena di nostalgia. O meglio, a vedere più poesia. Pertanto, cavalcando si vedono le cose attraverso le finestre. Come un passeggero o un villeggiante. Le stelle alte in cielo la sera, la spuma del mare, l’aria tersa. Il blu. L’abbaglio del sole cocente. Poi… si fa un salto, se ne fa un altro. Una giravolta e, tra stradine e vicoli, si può vedere la Napoli dell’arte contemporanea resistere. Molto bene. I lavori della metropolitana vanno avanti. Aperte, già da un po’, Garibaldi, Toledo, Università: le nuove – stupefacenti – Stazioni dell’arte. Quella di Toledo è la più bella d’Europa secondo il giornale inglese Daily Telegraph (dicembre 2012) e secondo i giurati del LEAF Awards (che nel settembre del 2013, hanno attribuito il Public Building of the Year, sezione Trasporti e Infrastrutture, a Oscar Tusquets Blanca, il suo progettista). Tra corridoi, ascensori e scale mobili spropositate, lo sguardo nell’underground di Neapolis si posa, obbligatoriamente, sulle superbe opere di William Kentridge, Achille Cevoli e Bob Wilson, Oliviero Toscani, Lawrence Weiner, Shirin Neshat, Ilya ed Emilia Kabakov, Francesco Clemente e Karim Rashid.

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Jiří Kovanda, Above Our Heads (veduta dell’installazione), 2014. Fondazione Morra Greco, Napoli
 

Fino al 18/08, al Madre, Ettore Spalletti è dentro un giorno così bianco, così bianco. Retrospettivamente. La mostra fa parte del progetto congiunto e coprodotto con il MAXXI di Roma e la GAM di Torino. Mentre Francis Alÿs (14/06-22/09), arrotolando e srotolando, manda in estasi. Il suo caleidoscopio fatto di realtà e immaginazione, attraversamenti ed esplorazioni, politica e poesia è una sublime allegoria alternativa. Alla Fondazione Morra Greco (scossa dalle polemiche per l’assegnazione di fondi pubblici da 9,8 mln destinati al restyling di Palazzo Caracciolo di Avellino), Stano Filko, artista concettuale slovacco, invade il piano primo con la sua estrema, ampia e dinamica “mitologia privata”: una selezione d’installazioni e sculture, prodotte negli anni, basate su un’incessante archiviazione di oggetti e documenti. Il piano basamentale è invece modulato dal delicato Jiří Kovanda. Qui il lirismo è disarmante. Above Our Heads è un lavoro site specific creato con paralumi vintage, messi su pilastri, che riflettono la posizione delle stelle della costellazione del Corvo. Suggestiva, una porzione di cielo è “sotto i nostri gli occhi” (fino al 13/09). Da T293 la narrazione doppia di May Hands ed Emanuel Röhss (21/03-31/07) rimanda al consumismo, alla feticizzazione degli oggetti superflui e ai nuovi canoni storico-culturali. I lavori di questi due giovani artisti esplorano l’ambiente della galleria con cognizione e gusto.

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May Hands / Emanuel Röhss (veduta dell’allestimento) 2014. T293, Napoli. Foto: Maurizio Esposito. Courtesy T293, Napoli/Roma
 

Alfonso Artiaco spara parole “incomplete” con Robert Barry e riflessioni periferiche con Botto e Bruno (fino al 01/08), intanto che l’Accademia di Belle Arti è in sessione (esami, collegio, ecc.). Ma appena poco tempo prima sembrava esplodere. O, perlomeno non si era mai vista sudare così tanto cultura, eventi, workshop, seminari. Qui sono passati, durante l’anno, artisti e pensatori di tutto rispetto come Joyce Kozloff, Ettore Spalletti, Éric de Chassey, Maria Thereza Alves, Jimmie Durham, Hermann Nitsch, Franco La Cecla e Mario Perniola. Ci sono state anche due belle lectio magistralis dei filosofi Aldo Masullo e Jean-Luc Nancy. Fonti, con felice compostezza, dà spazio allo “sprezzante cortigiano” Christian Flamm. 100 anni Galleria Fonti (fino al 31/07) pone in essere Il libro del Cortegiano di Baldassarre Castiglione (umanista, letterato e diplomatico italiano, 1478-1529) attraverso gouache, video e scultura. In quel di piazza dei Martiri, Casamadre presenta un Clemente (10/07-28/09) che in qualche modo continua poeticamente a sorprendere. Sbandierando stoffe. Un’opera unica composta di guidoni dipinti e ricamati in oro. Realizzati in India con maestranze locali, sembrano «celebrare la materia gioiosa dei segni che si ergono a misura del mondo». Sul lato destro, Umberto di Marino propone l’artista svedese Runo Lagomarsino il cui sguardo critico si posa su concetti scottanti quali Identità, Potere, Determinismo, Colonialismo; che traslati in opere diventano sculture, poster, disegni e video-installazioni. Merita La Muralla Azul (2014): una corona turrita – stampata – corre ripetutamente sulla parete alternandosi all’estremo simbolismo dei Sun Drawings blu (carte “inzuppate” al sole e nell’acqua del Mediterraneo-Marechiaro). Il suo progetto Ears go deeper than eyes can see è ospitato fino al 09/10.

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Runo Lagomarsino, La Muralla Azul (veduta dell’installazione), 2014. Umberto Di Marino, Napoli
 

Sulla sinistra, Annarumma mette in mostra le nuove ricerche espressive nella collettiva Different Things from Different Places (27/06-30/07) che vede misurare materiali ordinari nobilitati dalle mani di Nico Colon, Mike Goldby, Nicholas Pilato e Reid Ramirez. Procedendo in avanti, da Studio Trisorio, fino al 31/07, Soundings – Per voce e cinematica. L’istallazione di Lucia Romualdi e Francesco De Gregori (proprio lui, il cantautore) mette pace – che a saperlo ci si sarebbe portati una sdraio per godersi meglio la bella esperienza immersiva.

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Lucia Romualdi & Francesco De Gregori, Soundings (veduta della mostra), 2014. Studio Trisorio, Napoli
 

Pochi passi in là e c’è Villa Pignatelli – Museo e Casa della fotografia. In questo periodo non ha temporanee. È comunque un incantevole posto fuori dal tempo, dove, ancora una volta, si può avere la sensazione che, a Napoli, passato e presente continuano a unirsi in un ideale abbraccio. (Tra la fine del 2013 e i primi mesi del 2014 il museo ha ospitato, fra le altre cose, Wim Wenders: Appunti di viaggio. Armenia Giappone Germania e il magnifico Site Specific Show di Marc Dion The Pursuit of Sir William Hamilton). Nel frattempo, se ci fossimo separati coi compagni di viaggio, le rendez-vous définitive può essere sulla strada del ritorno. Da Lia Rumma, William Kentridge (06/05-26/07) costruisce uno spazio da cui osservare le contraddizioni del reale, tentando di svelare una “grammatica del mondo” con i suoi “flip book” film, gli arazzi, le incisioni, i disegni a china e un gruppo di 9-piccole-sculture in bronzo «allineate su un asse di legno come parole su un rigo».

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William Kentridge, Rebus, 2013. Bronzo, legno e ferro. Courtesy Lia Rumma, Milano/Napoli. Foto: Mario Di Paolo, PE
 

E poi, che manca ancora? Beh! Museo Nitsch, Fondazione Morra, Raucci/Santamaria, Blindarte Contemporanea, Fondazione Plart, Castel Sant’Elmo e Museo Napoli Novecento. E pure Museo Apparente, Andrea Ingenito, Dino Morra e altre cose. Ma non dimentichiamoci di fare una pausa per il palato e per la gloria. Così, tanto per… una pizza Margherita. Commento musicale per la gita: 99 Posse, Curre curre guagliò 2.0 (intero album, novenove 2014).

P.S.: A che bello ‘o cafe’! Et voilà, les jeux sont faits.

Pietro Montone

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