National Gallery di Frederick Wiseman

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La vita quotidiana in un grande museo è un susseguirsi d’immagini che Frederick Wiseman in National Gallery combina insieme in un mosaico variegato. Ci sono le guide, i visitatori, il direttore, i responsabili marketing, i restauratori. Fino agli attivisti di Greenpeace che protestano arrampicati sulla parete esterna del maestoso museo londinese. E anche il fascino delle sale vuote nelle ore di chiusura quando tra i capolavori di Leonardo, Caravaggio, Turner, Goya, Tiziano, Holbein, Rembrandt, Velasquez e Rubens cala il silenzio. Presentato alla scorsa Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes, dopo un tour che ha toccato festival e rassegne italiane tra cui il Bergamo Film Meeting, il documentario del cineasta americano è arrivato nelle nostre sale mercoledì 11 marzo per un solo giorno.

Dodici settimane di riprese per dodici ore di fila ogni giorno, fino a tarda notte. Un vero “viaggio di scoperta”, come lo stesso Wiseman ama definire i suoi film. Leone d’Oro alla carriera all’ultima Mostra Cinematografica di Venezia, l’ottantacinquenne regista di Boston ci conduce in un’esplorazione di tre ore dove mostra i dettagli più svariati della National Gallery, compresi i “dietro le quinte”. L’esperienza è di totale immersione nella realtà del luogo, come accade anche nei suoi film precedenti. Dal più recente At Berkeley girato tra i banchi del prestigioso campus californiano, all’Opéra di Parigi e Crazy Horse sul leggendario cabaret parigino, fino al suo film di esordio Titicut Follies, sul manicomio criminale di Bridgewater di cui svela violenze e soprusi, bloccato per oltre venti anni prima di poter essere proiettato pubblicamente.

National Gallery è contemplazione e Wiseman dirige meticolosamente verso la costruzione di un significato, scena dopo scena. Al racconto della storia delle opere in esposizione, come Sansone e Dalila di Rubens, affianca quello delle attività del museo: i laboratori di restauro, la scuola di nudo, gli incontri di lettura tattile per gli ipovedenti. Contemporaneamente, negli uffici, le riunioni dello staff del museo intento ad analizzare i problemi di budget e le ipotesi di tagli al personale. Si aprono interrogativi sul ruolo dell’arte oggi, sul suo rapporto con il grande pubblico, sulle attività di promozione e sulle strategie di marketing. Su quanto sia giusto associare l’immagine del museo a eventi di massa. E intanto si formano code di persone che aspettano l’apertura di una mostra di Leonardo. In questo caleidoscopio di vissuti, una guida ricorda in modo rapido ma tagliente il legame tra la nascita di un importante luogo di cultura e lo sfruttamento, la tratta degli schiavi nel caso del museo di Trafalgar Square.

A chiudere l’affresco vivente National Gallery, Machine-Miserere Mei di William Byrd. Un balletto coreografato da Kim Brandstrup e Wayne McGregor e ispirato alla mostra Metamorfosi:Tiziano. Nelle sale del museo la danza va in scena tra i dipinti, sotto lo sguardo di Wiseman sempre sensibile ai dialoghi tra forme d’arte differenti.

Info programmazione: www.nexodigital.it 

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Frederick Wiseman, National Gallery

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Frederick Wiseman, National Gallery

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Frederick Wiseman, National Gallery

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