Neon

NEON_Kosuth_Neon_1965

Quando, nel 1912, a Parigi comparve la prima insegna al neon sulla bottega di un barbiere fu subito chiaro che il volto della città non sarebbe stato più quello di una volta.
Le luci scandiscono l’orizzonte della città con cacofonici colori e offrono nuove vedute paesaggistiche. La «neonizzazione» dello spazio pubblico offre un nuovo campo espressivo che non tarderà a trovare pionieri nell’arte, sedotti dalla luminosità di un materiale dalle infinite possibilità d’impiego che, dopo timide e isolate sperimentazioni, troveranno pieno sviluppo negli anni ’60.

Il Macro – Museo d’Arte Contemporanea di Roma, fino all’11 novembre ripercorre con «NEON. La materia luminosa dell’arte» attraverso circa cinquanta opere il percorso di quegli artisti che dagli anni ’40 ad oggi hanno utilizzato il neon come medium espressivo, sedotti dalla sensualità e dal fascino di un materiale dalla matrice industriale e artigianale allo stesso tempo. Ideata da David Rosenberg per gli spazi della Maison Rouge di Parigi, a Roma la mostra curata da Rosenberg con Bartolomeo Pietromarchi si declina in un nuovo modello che raccoglie le sperimentazioni in Italia, tra i maggiori centri di riflessione intorno a questo tema.

Il percorso si snoda, tra spazi interni ed esterni al museo, attraverso un approccio tematico che guida il visitatore lungo sette sezioni – Insegne; Babele; Io/Noi; Spazio; Missing Poem; Geometria; Starting Point –che dall’uso del neon legato alle ricerche sulla luce e sulla percezione dell’optical art va alle combinazioni materiche degli artisti dell’arte povera, passando ad un’analisi spaziale e linguistica che confluisce nelle più mature ricerche minimal e concettuali fino ad arrivare ad un’immagine iconica negli anni ’90.

Così attraversando la sala Enel che ospita la mostra, lo sguardo si perde nel moltiplicarsi infinito dei cerchi concentrici di Paolo Scirpa in Ludoscopio-pozzo n.56. Espansione + traslazione cilindrica, oppure entra metaforicamente nello spazio disegnato dalla luce fredda, che calorosamente ci accoglie, nell’Abitare di Massimo Uberti. In Maurizio Nannucci il neon si fa parola e si mescola con la poesia, con il colore, con il suono esplorando nuove possibilità linguistiche. Tra storia e attualità si estende nello spazio l’opera di Moataz Nasr: oriente e occidente, sacro e profano si ibridano nella neonizzazione dei versi della poesia del filosofo Ibn Arabi. La luce infine, metafora dell’origine del mondo, diventa immagine iconica – e ironica – in Cattelan. In Christmas ridisegna come stella cometa la stella delle BR – entrambe portatrici di un «profetico» messaggio – e, contrapponendo simboli antagonisti, ribalta segni e significati facendo vacillare consolidate certezze. Il pubblico, ignaro, applaude.

Stefan Brüggemann (1975), No in 12 different colours, 2009. Courtesy Stefan Brüggemann, Photo Giorgio Benni.

 

Joseph Kosuth (1945), Neon, 1965.  Courtesy Joseph Kosuth, Galleria Lia Rumma, Milano / Napoli. Photo Marc Domage

Maurizio Cattelan (1960), Christmas 95, 1995. Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. Courtesy Maurizio Cattelan’s Archive, photo Studio Blu – Giulio Buono

Maurizio Nannucci (1939), The Missing Poem is the Poem, 1969. Courtesy Galleria Fumagalli, Bergamo, Galleria Il Ponte Contemporanea, Roma

 

The following two tabs change content below.

Stefania Crobe

Si specializza in educational management per l’arte e collabora con diversi musei e istituzioni culturali, all’estero e in Italia, da ultimo la Gam e il Pav di Torino. Con un interesse per le funzioni e i processi condivisi delle pratiche artistiche nella società, approfondisce le dinamiche del management culturale e dell’economia della conoscenza come membro di SusaCulture, curando progetti inerenti l’arte e la sfera pubblica. Ha svolto attività di ricerca presso Cittadellarte-Fondazione Pistoletto.

Ultimi post di Stefania Crobe (vedi tutti)

Rispondi