Norman Rockwell

01 - Norman Rockwell - Family Tree

La legge di Mayer inclusa dal celebre umorista Arthur Bloch all’interno de Il secondo libro di Murphy recita “è semplice rendere le cose complicate, ma è complicato renderle semplici”. Norma che al di là del suo originario contesto pseudo-scientifico e caricaturale riassume in maniera perfetta un concetto chiave di tanta parte dell’arte e, in particolare, di quella illustrativa e grafica. Per queste ultime la semplicità e l’immediatezza sono prerogative imprescindibili per la trasmissione esatta di un messaggio. È proprio qui che risiede la genialità di un personaggio che diede forma a un immaginario moderno direttamente ispirato allo spirito americano: Norman Rockwell.

Fondazione Roma Museo-Palazzo Sciarra offre una imperdibile e ricca opportunità di venire a contatto con un artista la cui emancipazione presso la critica è intervenuta solo recentemente dato l’incombere della vetusta gerarchia delle arti che ha gravato, e grava tuttora, operando distinzioni tra arti maggiori e minori. Fu Robert Rosenblum nel 2001, con un gesto definito “dada” da Kenneth Silver, a dedicargli presso il Guggenheim di New York una esibizione che molti ritennero inadeguata al contesto museale e storico nel quale veniva inserita. Il clamore fu testimonianza di una casistica interna all’arte che persisteva e che le folte pubblicazioni, che si erano succedute a proposito, non avevano abbattuto. I pregiudizi tuttora persistenti non solo nei confronti di un’arte ritenuta “minore” come quella dell’illustrazione ma anche quelli vigenti in danno ai prodotti di consumo di massa rischiano di restituire un ritratto mutilato e inesatto di un panorama artistico vastissimo. L’esposizione, in effetti, è frutto anche di quel gesto cosiddetto “dada” che prosegue la proprio staffetta in nome di un’abilitazione, presso le istituzioni ufficiali, a beneficio delle arti ancora costrette in scomparti obsoleti.

Le quattro sezioni in mostra danno la possibilità di avere una visione piuttosto ampia dell’intera produzione artistica di Rockwell. American Roots apre il percorso con opere dedicate alle origini del mito americano imbevuto di storia e letteratura. Family Tree è l’opera che esemplifica l’inventiva e il fascino dell’illustratore, affondando le proprie radici nella rievocazione di due progenitori singolari come una principessa spagnola e un pirata. L’albero genealogico si inerpica tra realtà e leggenda concludendosi con le tenere sembianze di un bambino americano. Seguono le 323 copertine originali del Saturday Evening Post realizzate da Rockwell tra il 1916 e il 1963. La rivista rappresentava una delle letture principali della middle-class americana e fu il mezzo principale della fortunata fruizione massiva di cui godettero le sue illustrazioni. Il segmento dell’esposizione Shaping an American Aesthetic vuole essere spunto di riflessione sulla matrice colta delle illustrazioni, il suo realismo dettagliato e lo studio della luce sono carpiti dall’arte fiamminga che cita apertamente in Triple Self Portrait. Appese ad un angolo della tela fanno capolino i ritratti di Vincent Van Gogh, Rembrandt Harmenszoon van Rijn, Albrecht Dürer accanto a un Picasso.

Il processo di elaborazione di un’immagine era complesso e si avvaleva non solo di numerosi studi preliminari ma anche di fotografie che potessero restituire esattezza alla composizione. Nelle sezioni Tomorrow e American Dream l’attenzione è concentrata sul mondo dell’infanzia, a cui l’illustratore dedicò sempre particolare considerazione. Lo sguardo dell’artista è infinitamente tenero e fiducioso ed è probabilmente questo che rende le immagini particolarmente vivide e toccanti. Le riflessioni a cui invita sono sottili ma istantanee e si dipartono maggiormente dalla quotidianità. La mostra si conclude con i capolavori che lo resero celebre. Four Freedoms, è il polittico che scaturì dal discorso che Franklin D. Roossevelt incentrò sull’America post bellica. Quattro tele che furono oggetto di una mostra itinerante per la vendita di obbligazioni di guerra. The Problem We All Live With ritrae Ruby Bridges, la prima bambina di colore a frequentare una scuola pubblica. Nella scena l’artista adotta una visuale ribassata idonea a quella della bimba e necessaria a rendere la fruizione lenta e progressiva. Ci si rende conto solo dopo infatti che gli uomini che affiancano Ruby sono poliziotti della scorta, sul muro dietro di lei un pomodoro appena lanciato. Pochi dettagli, quindi, ma che con grande immediatezza riescono a trasmettere la drammaticità di un evento attuale.

In ultimo Murder in Missisipi l’opera più drammatica di Rockwell che per l’esecuzione sospese tutte le commissioni. L’assassinio di tre attivisti per i diritti civili viene raffigurato tramite una riflessione sulla pietà. I numerosissimi studi sulle dinamiche del fatto e le riproduzioni fotografiche si vanno a coniugare con la sensibilità poetica che non è mai la sola a librarsi nel sofisticato processo creativo di Norman Rockwell.

Arianna Papale

01 - Norman Rockwell - Family Tree

 Norman Rockwell – Family Tree

12 - Norman Rockwell - The Problem We All Live With Norman Rockwell – The Problem We  All Live With

04 - Norman Rockwell - Triple Self Portrait

 Norman Rockwell – Triple Self Portrait

11 - Norman Rockwell - Murder in MississippiNorman Rockwell – Murder in Mississippi

 
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