Not only push a button: Interactive art

Christa Sommerer & Laurent Mignonneau - Excavate (2012)

 Una conversazione tra Christa Sommerer, Davide Bevilacqua e Vincenzo Estremo.

In occasione del Film Forum Festival e in corrispondenza dell’apertura della mostra Unmade Displays, collaborazione internazionale tra Villa Manin, Kunstuniversität Linz, Ars Electronica, Film Forum e Università di Udine, Christa Sommerer arriverà in Italia, per parlare del suo lavoro e della sua attività di docente e direttrice del dipartimento di Interface Cultures. Christa Sommerer e Laurent Mignonneau sono una coppia di artisti che dagli inizi degli anni Novanta ha avviato le sue ricerche sulle interfacce interattive. Nelle loro pratiche artistiche si mescolano diversi ambiti, si passa dalle interazioni uomo macchina alle sperimentazione tra l’uomo e gli elementi biologici e vegetali. Abbiamo incontrato Christa Sommerer per farle qualche domanda sul suo lavoro e sul futuro della media art interattiva.

Ciao Christa la ricerca che tu e Laurent portate avanti verte sullo sviluppo di algoritmi generativi e di artificial life applicati ai media. Quali sono state le fasi della vostra produzione? Che ruolo ha l’interazione del pubblico?
Nei nostri primi lavori volevamo creare dei sistemi che utilizzano l’input di un user per creare opere che cambiano e si evolvono. Abbiamo quindi sviluppato delle installazioni video che prevedono l’interazione attiva del pubblico attraverso una metafora bio-logica. “Interactive Plants Growing” per esempio utilizza delle piante vere e proprie come interfaccia per il controllo di un processo video generativo. Li chiamerei living artworks, la cui vita è trasformata dallo user. Quando poi Internet ha cominciato a diventare parte della vita quotidiana, abbiamo esplorato la sua complessità, utilizzando dati come materiale con cui interagire per generare ancora più dati e massa d’informazioni. In alcuni recenti lavori, “Life Writer” “Excape” ed “Excavate” ci siamo poi avvicinati all’archeologia dei media sempre con questo approccio generativo: includiamo un algoritmo genetico che riattualizza dei media obsoleti e ne amplia le possibilità espressive. In queste opere-processo il pubblico ha la possibilità di cambiare la linearità di una storia raccontata dal medium scelto nell’installazione e può generare sempre nuove configurazioni di questa.

Quale credi sia il rapporto, nelle opere di arte interattiva, tra il design di interfaccia e la parte contenutistica? Sono queste due anime del lavoro in competizione tra loro? Vi è una prevalenza tre le due parti?
Credo che questo non possa essere definito con certezza, vi sono molti lavori di arte interattiva che danno l’impressione di essere solo degli oggetti di design interattivo, ma sarebbe ingiusto generalizzare. Nelle prime edizioni di Ars Electronica vi erano dei progetti che puntavano molto all’utilizzo delle nuove tecnologie con contenuti minimali, quasi senza messaggio artistico, ma oggi la tendenza è quella di sviluppare sia una parte estetica, che una parte concettualmente artistica. Non credo quindi che vi sia una parte che prevalga sull’altra, ma credo che si vada verso una sinergia nel nome dell’arte contemporanea.

The Value of Art è un lavoro che porta chiaramente una critica al mercato dell’arte e all’idea che sia possibile definire un valore economico e finanziario per l’arte. Credi sia possibile definire una serie di criteri di valutazione dei lavori d’arte interattiva?
“The Value of Art” è un lavoro che provocatoriamente prova a trasformare l’attenzione dello spettatore in qualcosa associabile a un dato o a un valore finanziario. Viviamo in una società in cui l’economia è spesso definita in base all’attenzione che le cose e le persone sono in grado di ottenere. Un economia dell’attenzione in cui personaggi come Paris Hilton sono famosi e creano un economia non perché fanno qualcosa, ma solo per il semplice fatto di essere persone famose, in grado di attrarre attenzione. I social media lavorano su questi principi ed è proprio a partire da questi criteri che il nostro lavoro prova a criticare il mercato dell’arte.

Nei primi anni ’90 l’arte interattiva era qualcosa di nuovo, voi avete iniziato a portare al limite le potenzialità dei computer in chiave interattiva, avete sviluppato ed esplorato diverse modalità d’interfacce hardware e software che hanno permesso anche un allargamento di pubblico per quelle che allora sembravano ancora macchine complesse. Dove credi stia andando oggi l’arte interattiva, vista la crescente familiarità del pubblico con i mezzi tecnologici?
Negli anni Novanta gli artisti che iniziavano con l’arte interattiva venivano dalle esperienze precedenti della cibernetic art. Eravamo un gruppo ristretto, quasi una crew, adesso le cose sono cambiate, quegli stessi concetti sono diventati materia d’insegnamento nelle scuole d’arte e sono diventati parte del dibattito artistico. Molti progetti e dispositivi interattivi sono addirittura entrati  a fare parte delle collezioni di diverse istituzioni museali. Quella piccola comunità che aveva iniziato a seminare idee venti anni fa, oggi inizia a raccogliere i frutti di quella semina. Io voglio pensare a tutto ciò come a un giardino in cui sono germogliati, grazie anche all’evoluzione tecnologica, idee e possibilità. Ovvio la presenza massiccia del pubblico ha fatto sì che l’arte interattiva si modificasse e diventasse qualcosa che è molto più comprensibile. Una nuova generazione di artisti sta portando avanti una serie di ricerche che provano a costruire un ponte tra le discipline. C’è ancora una separazione tra la media art e l’arte contemporanea, ma credo che il lavoro di molti artisti che si occupano di media e interazione stia cercando di colmare quel vuoto. A mio parere l’arte interattiva sta confluendo nella macro categoria dell’arte contemporanea ed esperienze come quelle dell’arte partecipativa sono un esempio di come la partecipazione e l’interazione siano determinanti per la definizione del concetto di opera aperta. Alla fine posso garantirvi che fare arte interattiva non vuol dire solamente “to push a button”.

Vincenzo Estremo

 Christa Sommerer & Laurent Mignonneau - Excavate (2012)

 Christa Sommerer & Laurent Mignonneau – Excavate (2012). Courtesy of the artists.

Christa Sommerer & Laurent Mignonneau - Escape (2012)

Christa Sommerer & Laurent Mignonneau – Escape (2012). Courtesy of the artists.

Christa Sommerer & Laurent Mignonneau - Interactive Plant Growing (1992)

Christa Sommerer & Laurent Mignonneau – Interactive Plant Growing (1992). Courtesy of the artists.

Christa Sommerer & Laurent Mignonneau - The Value of Art (2010)

Christa Sommerer & Laurent Mignonneau – The Value of Art (2010). Courtesy of the artists.

 

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