(Nothing but) Flowers. Intervista a Federica Boragina e Giulia Brivio, direttrici di Boîte Editions

11-(nothing but) flowers, 2014, mixed media on paper, 30x24 cm

Manca ancora poco alla chiusura della campagna di finanziamento per il secondo libro d’artista (Nothing but) Flowers di Cristina Pancini, edito da Boîte Editions in collaborazione con la casa editrice Gli Ori. Per l’occasione, ho incontrato le direttrici di Boîte, per farmi raccontare le specificità di questo progetto editoriale e le caratteristiche della campagna di finanziamento da loro proposta.

Dopo la prima “avventura” con Luca Scarabelli e la pubblicazione del libro d’artista Gli ultimi viandanti si ritirarono nelle catacombe (1965) state lavorando al secondo progetto editoriale (Nothing but) Flowers dell’artista Cristina Pancini. Quali sono gli elementi e i parametri che vi guidano nella scelta dell’artista con cui lavorare e del progetto da trasformare in libro d’artista?
I progetti che promuoviamo hanno la peculiarità di nascere, direttamente o indirettamente, nella forma di libro. Non si tratta di documentazioni, ma di ricerche specificatamente editoriali. Inoltre, auspichiamo alla produzione di libri che abbiano una dimensione artigianale preziosa e accurata. Un altro criterio importante è rappresentato dalla presenza di testi scritti dall’artista all’interno del libro: siamo convinte che ciò rappresenti un surplus di valore. Per quanto riguarda il primo libro, Gli ultimi viandanti, la scelta di Luca Scarabelli è stata motivata dalla stima e dall’amicizia che ci lega; ma la sua proposta di un progetto dedicato al collage è stata una suggestione interessante per poi spingerci a lavorare su tecniche artistiche diverse. Il libro di Cristina Pancini, infatti, è dedicato al disegno.

Il progetto di Cristina Pancini ha origine nel 2014, durante un soggiorno a Lipsia nella casa di una giovane donna russa, Natasha, per poi proseguire negli anni successivi tra Milano e la Toscana. Si tratta quindi di un lavoro sviluppato in un tempo e in uno spazio allargati, tanto che descrivete il libro come “un diario di geografie e cronologie dilatate”. Come si concretizza nel libro la processualità di questo lavoro e il rapporto tra luoghi e tempi così distanti?
Il dato temporale e cronologico è stato fondamentale per definire la forma del libro. I disegni sono alternati da appunti e pagine bianche e ciò simboleggia proprio lo scorrere del tempo. Facciamo riferimento a un diario, è vero, ma molto particolare perché diviene anche una sorta di album di ricordi, il luogo di presenze-assenze, lungo geografie e momenti quasi casuali, salutati dai fiori.

Il fiore – di fiordaliso, malva, camomilla, bottone d’oro, zafferano selvatico – è l’elemento centrale dell’intero progetto artistico. Sia perché è stato l’oggetto della dinamica relazionale che l’artista ha cercato di attivare con Natasha, sia perché è il soggetto principale raffigurato nel libro. In che modo la tecnica di illustrazione del fiore rende il progetto editoriale unico e originale?
I disegni di Cristina sono delle composizioni elegantissime di fiori e frammenti di mani, soprattutto dita. L’equilibrio fra le parti appare precario e delicato. La resa del dato naturale non è idealizzata, ma espressa in tutta la sua fragilità e caducità. La vita effimera dei fiori traspare con poesia sebbene ci sia anche un eco scientifico: il riferimento agli erbari antichi, ai quali abbiamo guardato per definire le caratteristiche tecniche del libro stesso.

Per il finanziamento di questo libro d’artista avete lanciato la campagna di crowdfunding “Blooming” che chiuderà il 21 giugno e che ha, come avete scritto, la durata della primavera. Metaforicamente quindi, “Blooming” condurrà alla “fioritura del libro” nei primi giorni di ottobre: come avete pensato questa campagna e qual è la sua specificità?
All’interno della nostra esperienza editoriale ci siamo già confrontate con il crowdfunding, una modalità diffusa con timidezza in Italia, ma frequente all’estero, soprattutto in ambito culturale. “Blooming” è letteralmente una “fioritura del libro” perché non consiste solamente nella prevendita di una copia, ma nella scelta di un fiore che “sboccerà” in un disegno a copia unica che Cristina realizzerà, raccogliendo scelte e racconti dei nostri sostenitori, attraverso il nostro sito www.boiteonline.org. I disegni sono disponibili in tre dimensioni, ognuna di esse corrispondenti a tre possibili target di donazioni.

Molto interessante, infine, “Gardening” ovvero la proposta di sponsorizzazione rivolta ad aziende legate al settore floreale o, comunque, interessate al fiore come elemento decorativo. State sperimentando una strategia di finanziamento innovativa, che fuoriesce dai canali tradizionali per creare un ponte tra il settore artistico e quello del verde. Come volete coinvolgere le varie aziende e quale pensate possa essere il valore aggiunto, per entrambe le parti, di questa operazione?
Ci rendiamo conto che “Gardening” è un’operazione audace e forse molto difficile da concretizzare perché un libro a tiratura limitata non garantisce la visibilità desiderata da uno sponsor. Il nostro tentativo ha un punto di partenza differente: sappiamo di non poter offrire visibilità, dunque tentiamo di offrire esclusività. Il libro d’artista è un dispositivo poetico cioè uno strumento per avere un punto di vista alternativo. Le aziende del settore floreale sono invitate a ripensare il quotidiano oggetto del loro lavoro, ossia i fiori, come un grimaldello poetico, amuleto di storie e possibilità. La caducità dei fiori, la leggerezza che li accompagna nell’immaginario collettivo svanisce rivelando molteplici narrazioni, tessendo un racconto che, come ogni ricordo, è carico di autenticità e aspira a essere eterno.

Non mi resta che augurarvi il meglio e sperare che “Blooming” e “Gardening” facciano fiorire al meglio (Nothing but) Flowers!

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(Nothing but) Flowers, 2014, mixed media on paper, 30 x 24 cm

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(Nothing but) Flowers, 2014, mixed media on paper, 30 x 24 cm

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(Nothing but) Flowers, 2014, mixed media on paper, 30 x 24 cm

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(Nothing but) Flowers, 2014, mixed media on paper, 30 x 24 cm

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Michela Lupieri

laureata in Arti Visive allo IUAV di Venezia ha una specializzazione in arte contemporanea e pratica curatoriale. Dal 2011 è curatrice di Trial Version, progetto che ha contribuito a fondare insieme a un gruppo di professionisti del settore. Lavora come curatrice e critica.

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