Olivo Barbieri. Il paesaggio contemporaneo tra realtà e virtualità

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Per la 42esima edizione di Arte Fiera Bologna 11 gallerie sono state invitate a presentare mostre monografiche di artisti meritevoli di uno sguardo più approfondito nella sezione Modernity, segmento della Main Section concepito come percorso d’eccellenza e come valorizzazione del coraggio dei galleristi che hanno aderito alla proposta. GUIDI&SCHOEN dedica questo spazio a Olivo Barbieri (1954), fotografo conosciuto a livello internazionale per la sua lucidità nell’indagare le trasformazioni del paesaggio urbano nell’epoca della globalizzazione smascherandone contraddizioni e mistificazioni in immagini che trasformano l’oggettività della presa diretta in una visione straniante più significativa di qualsiasi documentazione.  Appartenente alla generazione più giovane di fotografi che all’inizio degli anni Ottanta parteciparono ai progetti promossi da Luigi Ghirri, fra cui Viaggio in Italia, inizia a scattare nel 1971 dopo essere stato folgorato dall’uso meccanico della riproduzione delle immagini di Man Ray e Andy Warhol che conobbe sui libri.

Le sue prime ricerche si concentrano sulla città notturna illuminata artificialmente, condizione ideale in cui si manifesta la verità della metropoli suddivisa in zone luminose che mettono in scena i monumenti, i luoghi del lusso e i segnali del consumismo in forte contrasto con le misteriose sacche di buio in cui si nascondono le aree marginalizzate. Se nel 1978, anno della sua prima mostra, Barbieri era affascinato dalla fotografia perché era la tecnologia più raffinata per riprodurre le immagini del reale, con il tempo comincia a percepire la rappresentazione totale del visibile come un limite, inizia a chiedersi perché la fotografia debba essere tutta a fuoco oppure completamente sfocata e avverte l’esigenza di stabilire autonomamente il punto iniziale di lettura dell’immagine assimilando la foto a una pagina scritta.

Per superare quest’impasse, dalla metà degli anni ’90 adotta una tecnica, ispirata al principio della camera ottica rinascimentale, che gli permette di mantenere a fuoco solo alcuni punti dell’immagine e quindi di indicare il fulcro concettuale del racconto che essa vuole rappresentare. La messa a fuoco selettiva, realizzata con un obiettivo decentrabile, permette di effettuare correzioni prospettiche in fase di ripresa spostando il centro del gruppo ottico rispetto al centro del supporto di registrazione (pellicola o trasduttore digitale) mantenendo l’asse ottico normale al piano focale. Con questo espediente viene simulata la bassa profondità di campo che caratterizza la fotografia macro in immagini ambientali che appaiono gradualmente sfocate ai margini del centro focale e artificialmente nitide solo in alcune circoscritte porzioni del soggetto. Il procedimento, oltre a indicare inequivocabilmente il punctum (quel dettaglio che secondo Roland Barthes ne La camera chiara colpiva irrazionalmente lo spettatore provocando la sua partecipazione emotiva), trasfigura i rapporti di forza e forma tra gli oggetti rappresentati e trasforma i paesaggi reali in visioni stranianti più simili a plastici in miniatura o a ricordi di luoghi esperiti che si concentrano sui centri nevralgici della memoria offuscando un contesto soggettivamente insignificante. Per l’artista non esistono immagini neutre, la fotografia è uno strumento per interpretare la realtà e aprire nuove possibilità all’immaginazione, è un modo per giocare con le categorie e imbrogliare le carte in una partita il cui esito si rivela tutt’altro che scontato. Il suo lavoro sembra costantemente interrogarsi su quanta realtà esista nel nostro sistema di vita o su quanto la nostra percezione naturale sia  atta a comprendere ciò che ci circonda, soprattutto ora che le sorti e l’aspetto del mondo dipendono sempre più da un insieme di macro-fenomeni interconnessi che sfuggono all’osservazione individuale.

Attento alle mutazioni costruttive della contemporaneità e al rapporto tra realtà e virtualità, si rifà al concetto di avatar inteso come rappresentazione fisica di un soggetto all’interno di un mondo virtuale. Se anche una città intera può essere rappresentazione di sé stessa, qual è la città ideale ora che il passaggio dalla vecchia alla nuova cultura urbanistica ha trasformato il paesaggio in ambiente uniformemente antropizzato attenuando specificità locali ed eredità storiche? Se le icone architettoniche dei nostri tempi sono fabbriche ipertecnologiche, centri commerciali, stadi e megalopoli in cui persino la natura è integrata e citata come elemento artificiale, quale utopia ci salverà dall’omologazione? Gli scatti di Barbieri rispondono a queste domande con altri interrogativi, suscitati da una ricerca seriale dei nuovi topos abitativi del presente in soggetti in precedenza ritenuti di scarso interesse che attraverso il suo obiettivo si rivelano altamente sintomatici delle conseguenze delle trasformazioni epocali che negli ultimi cinquant’anni hanno stravolto il nostro approccio al tempo e allo spazio.

Dalle immagini ottenute con la tecnica del fondo selettivo che rappresentano il mondo come un modello da giudicare, realizzare o trasformare, Barbieri si chiede quali possibilità si sarebbero aperte con una visione a volo d’uccello e inizia a effettuare scatti e riprese in 35 mm da un elicottero in movimento.  Nel 2003 comincia ad occuparsi del progetto site specific_, incentrato su una serie di riprese aeree che coinvolgono diverse città emblematiche, come Roma, Torino, Montreal, Amman, Las Vegas, Los Angeles, Shanghai, Siviglia, New York, San Francisco, Brasilia, Bangkok, Detroit, Chicago, Rio de Janeiro e Mexico City. Queste suggestive panoramiche mettono in luce la fragilità di un progetto urbano creato per essere valutato ad altezza uomo e sviluppato mediante addizioni successive che dall’alto rivelano tutta la frammentazione e l’incoerenza di una logica dettata da contingenze, abbandoni e investimenti speculativi. La visione complessiva e distanziata suggerisce inoltre all’artista di indietreggiare ulteriormente rispetto all’idea di plastico per considerare l’immagine della città come se fosse il disegno di un modello in fase di progettazione in cui  sia ancora possibile intervenire per restituire centralità all’essenziale.

Info:

GUIDI&SCHOEN
Arte Fiera Bologna
1 – 5 febbraio 2018
Pad. 25 Stand A/81

Web: http://www.guidieschoen.com

2_O.BarbieriOlivo Barbieri, Site specific, Genova 09, 2009, inkjet print on cotton paper, ph courtesy Guidi&Schoen

OB 01-16Olivo Barbieri, Alps Geographies and People #2, 2012, inkjet print on cotton paper, ph courtesy Guidi&Schoen

LasVegas07_45.12[1]Olivo Barbieri, site specific_Las Vegas 05, 2005, inkjet print on cotton paper, ph courtesy Guidi&Schoen

OB 02-15Olivo Barbieri, site specific_Milano 09, 2009, inkjet print on cotton paper, ph courtesy Guidi&Schoen

Barbieri, site specific_CHICAGO 10 (077)lowOlivo Barbieri, site specific_Chicago 10, 2010, inkjet print on cotton paper, ph courtesy Guidi&Schoen

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Laureata in storia dell’arte al DAMS di Bologna, città dove ha continuato a vivere e lavorare, si specializza a Siena con Enrico Crispolti. Curiosa e attenta al divenire della contemporaneità, crede nel potere dell’arte di rendere più interessante la vita e ama esplorarne le ultime tendenze attraverso il dialogo con artisti, curatori e galleristi. Considera la scrittura una forma di ragionamento e analisi che ricostruisce il collegamento tra il percorso creativo dell’artista e il contesto che lo circonda.

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