Omaggi a Zaha Hadid

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Zaha Hadid, scomparsa il 31 marzo di quest’anno, è stata tra i più innovativi architetti del nostro tempo. L’8 dicembre alla Serpentine Sackler Gallery di Londra – da lei ampliata nel 2013 con una struttura permanente polifunzionale ed esteticamente originale – è stata inaugurata una sua personale. Comprende disegni e dipinti, nonché schizzi eseguiti dal 1970 all’inizio degli anni Novanta, cioè anteriormente alla realizzazione del primo edificio, il Vitra Fire Station, eretto a Weil Am Rhein (Germania) nel 1993. I lavori selezionati, fondamentali per la sua attività, visualizzano le idee, il metodo progettuale e il rapporto con il mondo. Sono caratterizzati da forme e segni dinamici dalla marcata leggerezza, la stessa delle costruzioni. Esplorano possibili relazioni tra entità utopiche e reali con grande libertà e costante senso dello spazio. La Hadid, ripartendo dalle esperienze dei più famosi costruttivisti russi, è giunta all’impiego di software avanzati. Nei suoi elaborati, non descrittivi, si nota un mix di razionalità de-costruttiva e di astrazione geometrica con vaghe allusioni paesaggistiche; una performativa dialettica tra visioni architettoniche e linguaggio pittorico-grafico. Quando nel 2000 la Serpentine, con la direttrice Julia Peyton-Jones, ha iniziato a dare particolare importanza all’architettura dalle soluzioni audaci – coinvolgendo archistars per l’installazione in Hyde Park di avvincenti padiglioni temporanei nel periodo estivo, anche per offrire “spazi di socializzazione” – non a caso per la prima committenza fu prescelta la Hadid.

Ancora una volta Hans Ulrich Obrist (art director dell’Istituzione), dedicandole quest’esposizione dimostra i suoi forti interessi per l’architettura d’avanguardia, per l’interazione delle discipline più evolutive e per i format alternativi, tanto da essere considerato il “curazionista d’assalto” più influente e ambìto da organismi culturali e da prestigiose gallerie private. Ma chi è precisamente HUO? Un critico non limitato alla teoria, un ostinato intervistatore globale senza confini geografici e culturali, un protagonista nei principali talk. Avendolo frequentato da oltre sei anni, posso aggiungere, con buona approssimazione, che è un esemplare unico e ibrido di Homo sapiens-technologicus e di “Digital immigrant”, appartenente alla generazione della rete e di internet. Lo provano anche “89plus Marathon” del 2013 e le derivate connessioni. Inoltre, per farne conoscere l’insolita identità e non per mitizzarlo ulteriormente, a integrazione di quanto da me scritto in altre occasioni, va ricordato che è un grande lettore e prolifico autore di pubblicazioni dove espone idee progressiste e le ragioni delle sue singolari operazioni. È una sorta di performer delle promozioni artistiche, capace di andare al di là delle consuetudini, traendo stimoli dai saperi altrui che rigenera in progetti inediti. Lo è anche nelle discussioni pubbliche in cui, con istintiva gestualità, esibisce il linguaggio del corpo. Mentre ascolta o parla, con immediatezza, annota riflessioni e traccia schemi su fogli che fa cadere sul pavimento. È sempre in fermento e in viaggio; in lotta con il sonno che gli ruba le ore produttive. Per tenersi sveglio, beve caffè e utilizza pure un assistente notturno che lo aiuta a finalizzare i lavori. Il cellulare è il suo inseparabile compagno. Ad Art Basel l’ho visto addirittura con uno ascoltare e con un altro chiamare. Tutto questo per seguire in tempo reale le dinamiche del mondo dell’arte legate a quelle della vita e dei social network. Anche la sua calligrafia è rapida, gestuale, più intuibile che leggibile. Con chi cerca di contattarlo è gentile e disponibile ma, per non perdere gli appuntamenti e affrontare le “emergenze” – come lui dice nel giustificare i rinvii – talvolta deve s-fuggire. Quando rilascia interviste risponde a ogni domanda con raffiche di parole e, contemporaneamente, si sdoppia scrutando lo schermo dello smartphone. Si esprime in tedesco, inglese, francese e italiano e, se gli manca qualche termine, lo inventa foneticamente riuscendo a farsi capire. Nelle comunicazioni via email è molto sintetico, come quando scrive sui post-it, che usa anche per raccogliere i “pensieri autografi” dei personaggi che incontra salvando dall’oblio la scrittura manuale nell’era del web. In fondo è un creativo tra i creativi di ‘mestiere’, non nel senso tradizionale come avviene nelle specificità linguistiche. Assume atteggiamenti autoreferenziali in quanto è orgoglioso di essere uno scopritore di talenti, di trattare tematiche atipiche e di praticare formule propositive. Per raggiungere ambiziosi obiettivi promuove sinergie fra organismi pubblici e addetti ai lavori. Con l’attendibilità delle proposte che invogliano i mecenati, riesce a concretizzare anche i programmi più arditi. Agisce con passione giovanile, la curiosità e l’umiltà di chi rispetta le opinioni degli altri desideroso di apprendere novità. E si serve di uno staff che non trascura di gratificare.

L’8 di ottobre a “Miracle Marathon”, da lui curata con il consueto impegno attivistico e organizzativo, era presente anche Giovanna Melandri – presidente della Fondazione MAXXI – la quale mi ha accennato di essere lì per un’altra collaborazione che il Museo romano avrà con la Serpentine. Il giorno dopo, al termine dell’intervista incentrata su tale manifestazione (riportata in altra pagina di questa edizione), Obrist, a una mia domanda che tendeva a conoscere i loro piani, rispondeva: “…Chiaramente ci sono sempre dialoghi con altre istituzioni. Faccio parte del Comitato Scientifico del MAXXI e da lungo tempo ho rapporti di amicizia con il direttore Hou Hanru, con la stessa Melandri e con Yana Peel [attuale amministratore delegato della Serpentine]. Abbiamo avuto anche legami per Zaha Hadid, che – come sai – ha progettato il nostro primo padiglione temporaneo, l’ampliamento della nostra Serpentine Sackler e anche il MAXXI. Nel febbraio scorso sono stato all’ultima conferenza di Zaha, pochi giorni prima della sua tragica, improvvisa scomparsa, e ho visto i suoi disegni magici, che mi hanno fortemente colpito. Da essi si capisce come tutta la sua architettura sia uscita da questo mondo disegnato. Il giorno successivo l’ho chiamata e le ho detto che dovevamo fare qualcosa con quei disegni. Lei ha accettato e ha promesso che mi avrebbe fatto visitare il suo archivio di Miami. Avevamo programmato la mostra e s’inaugurerà a dicembre. Zaha era un’artista visionaria, una pittrice calligrafica; i suoi disegni saranno una grande scoperta, perché sono conosciuti pochissimo. Il MAXXI ha avuto la stessa intuizione e la Melandri, l’architetto Pippo Ciorra e Hanru stanno preparando un’esposizione di Zaha, diversa dalla nostra, certamente più ampia, che dovrebbe aprirsi nel prossimo anno. Noi faremo un focus sul tema dei disegni, ancora non so bene cosa faranno loro, ma collaboreremo per le conferenze e il catalogo. Di questo siamo molto felici, perché abbiamo la stessa urgenza di celebrare la Hadid. Contemporaneamente anche altre istituzioni internazionali le renderanno omaggio”.

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Zaha Hadid in un ritratto fotografico di Mary McCartney (courtesy Serpentine Galleries, Londra)

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Padiglione temporaneo 2000 progettato dalla Hadid per la Serpentine Gallery di Londra (courtesy Serpentine Galleries, Londra; ph © 2000 Hélène Binet)

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Estensione della Serpentine Sackler Gallery realizzata da Zaha Hadid nel 2013 (ph L. Marucci)

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Hans Ulrich Obrist intervista la Hadid nell’ambito di “89plus Marathon”, Serpentine Sackler Gallery, Londra 2013 (ph L. Marucci)

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Zaha Hadid, “Metropolis”, 1988 (courtesy Serpentine Galleries, Londra; © Zaha Hadid Architets)

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Zaha Hadid, “Vision for Madrid, Spain”, 1992 (courtesy Serpentine Galleries, Londra; © Zaha Hadid Architets)

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