One and one makes three: il tempo dell’altro

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“…Il Terzo Paradiso è il grande mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità nella visione globale. Il termine paradiso deriva dall’antica lingua persiana e significa “giardino protetto”. Noi siamo i giardinieri che devono proteggere questo pianeta e curare la società umana che lo abita” questa dichiarazione di Michelangelo Pistoletto in merito al concetto di “Terzo Paradiso”, fa emergere un punto focale della sua poetica e riflessione artistica odierna, ovvero il concetto di responsabilità personale e sociale e come il linguaggio artistico contemporaneo si interfacci inevitabilmente con la dimensione collettiva e globale. La libertà creativa si traduce in un binomio in cui l’estetica non può essere scissa dall’etica.

La partecipazione al processo evolutivo della società e la necessità di adattamento a una dimensione multiculturale sono alcuni dei tratti salienti che caratterizzano l’esposizione “One and one makes three” di Michelangelo Pistoletto, evento collaterale della 57 Biennale di Venezia ospitato negli spazio della Basilica di San Giorgio Maggiore e negli spazi adiacenti, la Sacrestia, il Coro Maggiore, la Sala del Capitolo e l’Officina dell’Arte Spirituale.

Pistoletto dà la sua personale risposta a una necessaria progressione morale e sociale con questa esposizione a cura di Lorenzo Fiaschi, organizzata dalla Galleria Continua in collaborazione con l’Abbazia di San Giorgio Maggiore. Il percorso espositivo si espleta in una panoramica che interessa il lavoro del grande maestro, dalle prime sperimentazioni risalenti agli anni Sessanta, le opere ritenute maggiormente iconografiche, fino agli ultimi progetti che mirano all’unione nella diversità.

Proprio quest’ultima riflessione accoglie il visitatore all’ingresso della Basilica di San Giorgio Maggiore con l’opera “Perimetro Sospeso – Love Difference”: in uno spazio dedicato alla riflessione e al raccoglimento, sono disposti una serie di specchi sospesi in forma circolare che permettono, nell’alternarsi di ciò che è possibile vedere e ciò che non si scruta totalmente, di avere una visione globale. Come la totalità della diversificazione multiculturale che trova però un equilibrio che ne costituisce il collegamento. “Love Difference”, amare la differenza e lasciare che non sia più il tempo dell’io, ma si passi al tempo dell’altro.

Segue poi il recente progetto nato da un periodo trascorso a Cuba nel 2015, a cui dedica una serie di “Quadri Specchianti” che ritraggono la società cubana nella sua quotidianità. Pistoletto riporta in queste opere la volontà di sviluppare una nuova idea politica prendendo Cuba come punto di partenza, in quanto la considera un prolifico centro per le sperimentazioni, i possibili cambiamenti e rinnovamenti dell’intera società. Un’arte che mira al cambiamento e spinge alla riflessione, come l’opera “Con-tatto”, 2007, una serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio, posta all’interno del Coro Maggiore: una mano protesa verso il suo stesso riflesso, con un forte rimando alle mani di Dio e Adamo di Michelangelo, che mette in dialogo la storia moderna con l’arte del passato.

A sottolineare questa necessità di dialogo e coesistenza pacifica, l’opera “Il Tempo del Giudizio”, 2009-2017, un’installazione site specific che unisce in uno spazio comune le quattro religioni maggiormente diffuse e le mette a confronto nella Sala del Capitolo, quasi fosse un tempio a contenerle. Cristianesimo, Buddismo, Islamismo, Ebraismo vengono rappresentate simbolicamente con un oggetto che abbia dei rimandi iconografici, quali un inginocchiatoio, una statua di Buddha, un tappeto rivolto verso La Mecca, due specchi a forma di tavole della legge. Ciascuna dialoga con l’altra attraverso gli specchi, quasi si tratti di un momento di ammissione e dichiarazione del proprio credo. Le quattro religioni condividono uno spazio comune lasciando che non ci siano conflittualità. Quest’opera viene investita dell’impegno e della massimo responsabilità di far si che ci possa essere un incontro tra Arte e Religione.

Il percorso espositivo continua con un excursus sulla produzione artistica di Pistoletto dagli esordi negli anni Sessanta fino a oggi, sottolineando come il fil rouge che caratterizza il suo operato sia caratterizzato da una continuità di pensiero e di poetica che rende al visitatore l’idea di un naturale e fluido susseguirsi di creazioni. In principio gli studi su sé e le prime sperimentazioni con la serie “Autoritratti su tela”, fino al rappresentativo utilizzo dell’elemento specchiante, lo specchio come strumento di ricerca e comunicazione, di studio delle dimensioni possibili e delle identità: modalità attraverso la quale è possibile scoprire altro.

I quadri specchianti accompagnano Pistoletto in tutta la sua carriera, nella ricerca del raggiungimento della massima specularità del fondo, partendo dalle prime lastre di alluminio verniciate, come nell’opera “Uomo grigio di schiena” del 1961 fino all’utilizzo di una tecnica serigrafica, a partire dal 1971, che gli hanno permesso il raggiungimento massimo dell’interrelazione tra l’immagine fotografata e ingrandita a dimensioni reali, e il riflesso della superficie specchiata, un ponte di collegamento tra arte e vita. Sperimentazioni successive ai quadri specchianti, la serie di “plexiglass”, un corpus di opere concettuali che a partire dal 1964, segnano un ulteriore passaggio verso il reale.  Tra queste le opere “Il muro” e “Scala doppia appoggiata al muro”, esplorazione della dinamica spaziale già indagata con i suoi quadri specchianti.

Nel racconto dell’operato artistico di Michelangelo Pistoletto non poteva mancare una delle sue opere maggiormente conosciute e considerate come tra le più rappresentative dell’arte povera, “La Venere degli Stracci”, realizzata nel 1967 come replica in cemento della scultura di Thorvaldsen. La bellezza classica viene contrapposta al simbolo del consumismo dilagante e dell’accumulo rappresentato dagli stracci.

Per raggiungere la “Venere degli stracci”, il visitatore si trova a interfacciarsi con un lavoro risalente al 1965 per la serie degli “Oggetti in Meno”, “Il Pozzo”, realizzato con del cartone ondulato e con il “Labirinto”, del 1969, formato da uno srotolamento di cartone ondulato che invade lo spazio e ne delimita un percorso per il pubblico. Dall’antico mito di Narciso, affacciarsi nel pozzo significa ritrovare la propria immagine e sé stessi, interfacciandosi con uno specchio posto nel fondo. Il visitatore, mosso dalla curiosità, si perde nel labirinto per poi ritrovarsi nel suo riflesso. Lo specchio diventa un leitmotiv delle sperimentazioni e delle realizzazioni di Pistoletto, in quanto strumento prediletto per poter rendere la totalità dell’immagine tramite ciò che cattura il suo riflesso.

Esemplificative in questo senso le opere “Color and Light”: la rottura degli specchi in frammenti simboleggia l’individualità del singolo che, una volta ricomposti nell’insieme, rappresentano la società nella sua interezza. La colorata tela di iuta fa riferimento alla tradizionalità della pittura, che combinata con il riflesso delle superfici di specchio, fanno da ponte tra il passato e il presente dell’attività di Pistoletto.

Michelangelo Pistoletto “One and One makes Three”, la mostra all’Abbazia di San Giorgio Maggiore a Venezia, Evento Collaterale della 57. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia

Copia di 004

Suspended Perimeter – Love Difference, 1975-2011 ferro, specchio Ø 10m. Courtesy: the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano/Beijing/Les Moulins/Habana. Photo by: Oak Taylor-Smith

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Veduta della mostra. Courtesy: Cittadellarte – Fondazione Pistoletto and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano/Beijing/Les Moulins/Habana. Photo by: Oak Taylor-Smith

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Il Tempo del Giudizio, 2017. specchio, tappeto, scultura di Buddha, inginocchiatoio, dimensioni site specific. Courtesy: the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano/Beijing/Les Moulins/Habana. Photo by: Oak Taylor-Smith

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Il Tempo del Giudizio, 2017. specchio, tappeto, scultura di Buddha, inginocchiatoio, dimensioni site specific. Courtesy: the artist and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana. Photo by: Oak Taylor-Smith

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Veduta della mostra. Courtesy: Cittadellarte – Fondazione Pistoletto and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano/Beijing/Les Moulins/Habana. Photo by: Oak Taylor-Smith

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Veduta della mostra. Courtesy: Cittadellarte – Fondazione Pistoletto and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano/Beijing/Les Moulins/Habana. Photo by: Oak Taylor-Smith

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Veduta della mostra. Courtesy: Cittadellarte – Fondazione Pistoletto and GALLERIA CONTINUA, San Gimignano/Beijing/Les Moulins/Habana. Photo by: Oak Taylor-Smith

 

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Laura Rositani

A seguito di una laurea in Lingue e letterature straniere, si specializza in Economia e Gestione delle Arti e delle Attività culturali presso l'Università Cà Foscari di Venezia. Ha collaborato con diverse gallerie d'arte contemporanea, musei e fondazioni private a Parigi e Amsterdam, per poi tornare a Venezia. Attualmente lavora presso la Fondazione Bonotto.

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