Ophelia – della muta eloquenza

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A conclusione del nuovo percorso espositivo inaugurato quest’anno dalla Rita Urso artopiagallery di Milano, un singolare progetto sinestetico avvolto nel mistero del silenzio e dell’immagine in movimento capace di cogliere frequenze di natura enigmatica e, come suggerisce il titolo, eloquente. Ophelia – della muta eloquenza a cura di Paola Caravati è l’atto espositivo che accompagna a conclusione questa prima stagione di ricerca che la galleria ha orchestrato con sapiente ed eterogenea maestria.

Storicamente, molti sono stati affascinati dalla presenza femminile fuggevole e tragica di Ophelia, un corpo volatile ed effimero avvolto in un mistero che, come suggerisce il testo critico della curatrice, rimanda alla dimensione “epifanica dell’immagine in movimento”. Il progetto espositivo, composto da dieci video silenziosi, si articola infatti seguendo il ritmo di presenze e assenze, manifestandosi in quei vuoti e rimanenze che, contrapposti a un potenziale eccesso semantico del linguaggio, si rivelano fecondi. Il percorso espositivo comincia al primo piano della galleria col video di Paolo Gioli Piccolo film decomposto, 1986, nel quale una vasta collezione d’immagini traccia una narrazione del movimento grazie alla composizione e ricomposizione degli oggetti visivi all’interno di un tempo destrutturato. Il ritmo della visione segue l’alternarsi delle sequenze del video che induce dinamicità. Da contraltare, due luoghi di proiezione alternano rispettivamente i video di Katinka Bock PS: Jerusalem, 2003, Margot Quan Knight Sur face (bubbles), 2009, e Kathrin Sonntag Tango, 2006, a quelli di Jean-Baptiste Maitre, Shaped Cinema, 2010, e Runo Lagomarsino Histories than nothing are, 2001-2003.

Il primo gruppo, caratterizzato da sensibilità geometrica e simmetria ritmica, produce silenzio a partire dalla percezione visiva del movimento che porta a immaginarne il suono. Nel tradizionale gioco musicale delle sedie, Bock trasporta il paesaggio urbano in un tempo circolare e ripetuto, suggerendone il ritmo. Le bolle di sapone di Quan Knigth creano un dialogo effimero di riflessi che sparisce allo scoppio della bolla, allo stesso modo il numero magico di Sonntag nel rimuovere la tovaglia da un tavolo apparecchiato anticipa il potenziale frastuono del suo fallimento. Parallelamente, Maitre produce un dislocazione del testo e delle immagini acquisite analogicamente da una monografia di Frank Stella causando spaesamento e mistero nell’oggetto guardato; analogamente il protagonista del video di Lagomarsino, che trasporta in corsa una molotov infuocata facilmente scambiabile con una torcia olimpica, si fa portare di un’ambiguità semantica sulla natura del messaggio.

Al piano superiore, da una parte il video in bianco e nero di Paolo Meoni Untitled, 2011 ritrae un giovane in un movimento ritmato e quasi meccanico che, avvolto nell’ambiguità dell’essere pilota o pilotato, danza seguendo l’ondeggiare dei fili trasparenti di un aquilone. A seguire Greta, 31 Gennaio 2015 16.32.57, 2015 di Luca Rento propone il quadro di una giovane donna animato dal ritmo della sua respirazione. Anche in questo caso, fanno da contraltare ai primi i video di Emanuele Becheri Vacations, 2013 e Infocus Memories, 2010 di Danilo Torre; se nel primo l’inganno del mezzo digitale, una semplice fotocamera di cellulare, riesce a creare smarrimento nell’oscillare di una piazza che quasi perde la sua profondità diventando plastica, il video di Torre è un meta-discorso visivo sulla durata della memoria, sull’impotenza di forzare la messa a fuoco dei ricordi nel rischio di bruciarne la fragile materia, come letteralmente avviene nell’opera filmica.

Ad attivare la presenza del silenzio negli spazi della mostra Ophelia – della muta eloquenza è stata, durante la serata inaugurale, la performance sonora di Pietro Riparbelli Uncodified Signals, che siamo lieti di riporre in ascolto sul nostro sito. Ricevendo onde sonore a bassa sequenza, il segnale radio captato da Riparbelli ha reso udibile la voce dello spazio accogliente i video in mostra. Nel generare un suono, e quindi un silenzio nell’attenzione dell’ascoltatore, la performance ha finalmente palesato quel silenzio misterioso che ha dato avvio al susseguirsi delle immagini e della loro muta eloquenza.

Ophelia – della muta eloquenza
june 24 – july 10, 2015
ritaurso artopiagallery

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Ophelia – della muta eloquenza, Exhibition view, Rita Urso artopiagallery 2015

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Ophelia – della muta eloquenza, Exhibition view, Rita Urso artopiagallery 2015

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Ophelia – della muta eloquenza, Exhibition view, Rita Urso artopiagallery 2015

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Ophelia – della muta eloquenza, Exhibition view, Rita Urso artopiagallery 2015

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Giulia Bortoluzzi

graduated in contemporary philosophy/aesthetics, has been working in collaboration with various contemporary art galleries, theaters, private foundations, art centers in Italy and France. Is a regular art contributor for L’Officiel, editor assistant for TAR magazine, founder and editor for recto/verso and editor in chief for julietartmagazine.com

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