Ornaghi e Prestinari. Grigio Lieve.

Guscio

Osservare, studiare e confrontarsi con i maestri del passato è da sempre il motore primo della storia dell’arte e il necessario presupposto di ogni emulazione o rottura che ne movimenta le vicende. Nell’epoca dell’istantaneità e dell’ubiquità postulate dalla pervasiva presenza dei media virtuali diventa più che mai necessario rinsaldare il rapporto con le nostre radici per acquisire una più ampia prospettiva critica delle contingenze presenti. Quando un artista contemporaneo riflette su un’opera di una generazione precedente alla sua spesso riesce a mettere in luce elementi secondari e inedite possibilità di lettura facendo germogliare ulteriori conseguenze espressive. A questo modo il museo smette di essere il luogo inerte della conservazione per  riprendere il suo ruolo primario di formazione e incubazione di nuove potenzialità creative, opponendo una resistenza attiva al predominio dell’immagine digitale come fonte di informazione e conoscenza.

Queste sono le principali riflessioni che suscita Grigio Lieve, progetto site-specific del giovane duo milanese Ornaghi & Prestinari, invitato quest’anno in occasione di ART CITY Bologna a esporre in Casa Morandi, l’appartamento-studio in cui nacquero i capolavori di uno dei pittori più amati del Novecento italiano. Il punto di partenza della loro ricerca è l’ultimo quadro di Giorgio Morandi, essenziale composizione di tre oggetti individuati da un tenue accordo di pennellate ampie e scariche e da una pallida fonte di luce laterale. Ricreando il set del dipinto e i suoi accostamenti oggettuali, gli artisti si sono concentrati sulla parte nascosta di questi assemblaggi cercando di ricavarne con precisione le ombre per poi concretizzarle tridimensionalmente in una serie di sculture in plastilina successivamente diventate soggetto degli scatti fotografici esposti in mostra.

Il gesto artigianale di modellare la materia per trasformare in struttura un’impalpabile ombra imprimendovi le tracce del suo negativo luminoso è tutt’altro che un gesto istintivo come potrebbe far presupporre la docile immediatezza della plastilina. Se la pratica di Morandi si basava sull’esercizio quotidiano di una pittura che insisteva sempre sugli stessi temi per esplorare l’indissolubile unità di forma e luce, le sculture di Ornaghi & Prestinari sono il risultato di accurati studi luminotecnici sulla finestra dello studio morandiano effettuati con l’ausilio di un sofisticato software di progettazione d’ambiente. Il loro processo di elaborazione e analisi dello studio vuoto di Morandi è stato trasformato in un video che mostra la progressiva emersione e individuazione dell’ambiente che viene definito solo tramite lo sfolgorante varco rettangolare, il suo riflesso a terra e l’indiretto e diffuso riverbero della pulviscolare luminosità che lascia trapelare. Anche qui la luce è un tutt’uno con la materia e ogni impercettibile cambiamento nei loro rispettivi dosaggi genera una nuova immagine e una differente visione.

La sparizione degli oggetti che accomuna le fotografie e il video, se da un lato riconsidera il lavoro di Morandi a prescindere dal luogo comune “del vaso e della bottiglia” con cui è spesso superficialmente identificato, dall’altro accoglie l’imperativo all’essenzialità del grande maestro, che arrivava a dipingere di bianco la realtà da ritrarre per non turbare l’armonia dei suoi paesaggi interiori. Se per Morandi il bianco era una pellicola speculativa da sovrapporre ad alcune emergenze reali per farle corrispondere ai propri archetipi mentali, l’installazione matematica dello spazio di  Ornaghi & Prestinari implica un lavoro di sottrazione che trova nel bianco la tabula rasa e la condizione iniziale.

La video proiezione è fronteggiata da Piazza (2016), scultura in legno e alabastro che riprende in modo astratto il macchinario artigianale con cui il duo milanese costruisce le cornici dei propri lavori, in ironica assonanza con il disappunto morandiano per l’assenza delle cornici che sceglieva personalmente nelle immagini di catalogo delle sue opere. Se il maestro bolognese faceva sconfinare la sua idea di pittura nella terza dimensione modificando i soggetti delle sue nature morte e predisponendo il display dei propri quadri, il lavoro dei milanesi nasce dalla commistione tra una  componente tecnologica avanzata e un’altrettanto spiccata competenza artigianale applicando vecchie e nuove tecniche con la stessa attitudine progettuale e il medesimo rigore.

Il viaggio interiore nella quotidianità di Morandi prosegue con una serie di delicate incursioni nelle altre stanze della Casa, in cui gli artisti collocano piccole sculture in alabastro che ammiccano all’osservatore fingendo di confondersi con gli oggetti umili e leggendari che li circondano e con le loro proiezioni dipinte che inevitabilmente la loro presenza richiama. Fragili e trasparenti come un’idea o un’ispirazione, queste opere attuano una raffinata dialettica tra pieni e vuoti che dialoga con i principi compositivi morandiani verificandoli e rianimandoli a partire dal loro luogo d’origine.

Così Guscio (2016) è una porzione di pietra scavata replicando all’interno la forma e la texture dell’esterno cercando di assottigliare il più possibile le pareti per ottenere la più ampia porzione di vuoto che la struttura riesce a contenere, Pieno (2015) è un cucchiaio collocato su un libro in cui la parte concava è stata sostituita da quella convessa, mentre Chapeau (2016) è un ironico omaggio al padrone di casa realizzato tramite il coronamento di una bottiglia di birra con un prezioso tappo in alabastro. Nel rapporto con il domestico gli artisti cercano di scavare nel profondo di ciò che si vede per cercare un lessico comune che riesca a materializzare le idee ancora sospese in queste stanze in attesa di generare nuove forme. L’attitudine alla sperimentazione e alla traduzione delle varie sfaccettature di un’intuizione in più linguaggi artistici inoltre rende palpabile la relatività di ogni tempo e punto di vista preservando al tempo stesso una dimensione personale e intima che rende accogliente la loro poetica concettuale.

Ornaghi & Prestinari. Grigio Lieve.
a cura di Roberto Pinto
21 gennaio – 12 marzo 2017
Istituzione Bologna Musei | Casa Morandi
via Fondazza 36, Bologna

Copia di Guscio

Ornaghi & Prestinari, Guscio, 2016, Alabastro / alabaster, 23 x 14 x 11 cm

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Ornaghi & Prestinari, “Grigio Lieve”, 2016, Stampa a pigmenti colore su carta Hahnemühle, cornice d’artista in legno dipinto/ Colour pigment print on Hahnemühle paper, artists’ frame in painted wood, 39 x 32 cm

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Ornaghi & Prestinari, Grigio Lieve, Casa Morandi, veduta della mostra, Foto Matteo Monti

Piazza1

Ornaghi & Prestinari, “Piazza”, 2016, Scultura in legno di olmo, mdf, alabastro 

Pieno

Ornaghi & Prestinari, “Pieno”, 2015, Alabastro e libro / alabaster and book, 28 x 22 x 6 cm

Still da video 1

Ornaghi & Prestinari, Still images (video), 2016, Ricostruzione 3D dello studio vuoto di Morandi / 3D reconstruction of the empty studio of Morandi

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Laureata in storia dell’arte al DAMS di Bologna, città dove ha continuato a vivere e lavorare, si specializza a Siena con Enrico Crispolti. Curiosa e attenta al divenire della contemporaneità, crede nel potere dell’arte di rendere più interessante la vita e ama esplorarne le ultime tendenze attraverso il dialogo con artisti, curatori e galleristi. Considera la scrittura una forma di ragionamento e analisi che ricostruisce il collegamento tra il percorso creativo dell’artista e il contesto che lo circonda.

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