Il “Nuovo Diario Fotografico” nella mostra “Give Me Yesterday” all’Osservatorio di Prada

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Nell’epoca della fotografia a oltranza lo scavo delle infinite profondità dei rapporti familiari, amicali o sentimentali ha una nuova svolta nell’indagine dei giovani fotografi presentati dalla Fondazione Prada che apre “Osservatorio”, un nuovo spazio espositivo dedicato alla fotografia e ai linguaggi visivi, in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano dal 21 dicembre 2016 con la mostra “Give Me Yesterday”, a cura di Francesco Zanot.

Come esprimere meglio l’affettuoso ricordo della madre scomparsa se non sovrapponendo digitalmente la propria immagine di figlia all’interno di vecchie istantanee come fa Lebohang Kganye (Sudafrica, 1990) che si è rifotografata negli stessi luoghi e gli stessi vestiti così da vedere le due giocare insieme, abbracciarsi, leggere, stare coi bambini divertite, in un presente senza fine perché questa è la funzione della fotografia. O come fa Leigh Ledare (Stati Uniti, 1976) che coglie la madre in situazioni intime o in ritratti posati in un gioco che mette in scena le relazioni familiari, come se fossero dei set cinematografici, come se la madre fosse una diva dello spettacolo (vedi Baby Jane) per trasferire il rapporto in un mondo altro. O come Maurice van Es (Olanda, 1984), che documenta il maniacale bisogno di ordine della madre fotografando oggetti e vestiti riordinati ossessivamente fino a creare delle vere e proprie installazioni o sculture che dir si voglia. Anche Joanna Piotrowska (Polonia, 1985) indaga il tema dei traumi familiari in una serie di ritratti collettivi attentamente calibrati, usando persone che assumono gesti e pose, anche yoga, secondo la filosofia dello psicologo tedesco Bert Hellinger noto per le sue teorie sulle Costellazioni Familiari, sulla felicità come solitudine e l’infelicità come certezza di essere in compagnia. Nei suoi scatti in bianco e nero c’è una melanconia, una tristezza e una tensione assolute.

Come si dice nella presentazione, “i fotografi presentati in “Give Me Yesterday” sostituiscono l’immediatezza e la spontaneità dello stile documentario con un controllo estremo dello sguardo di chi osserva ed è osservato. Creano così un nuovo diario nel quale si confonde la fotografia istantanea con quella allestita, si imita la catalogazione ripetitiva del web e si usa la componente performativa delle immagini per affermare un’identità individuale o collettiva”. Ci sono poi i rapporti sentimentali che lasciano segni difficili da rimarginare. Tomé Duarte (Portogallo, 1979), indossa i vestiti della propria ex-compagna per prenderne l’identità, per cercare una connessione ormai impossibile. Entrare nei panni dell’amata, farsi lei stessa, vivere con lei con questo stratagemma estremo. E quelli amicali. Anche qui c’è, da parte degli autori un passaggio da un approccio alla fotografia immediato a uno più studiato che annulla la credibilità del diario spontaneo e naturale. Ryan McGinley (Stati Uniti, 1977) ritrae i propri amici nudi arrampicati su un albero o stravaccati su un tappeto, nelle loro case o nei club di New York, celebrando contemporaneamente la bellezza dei corpi e della natura.

L’atteggiamento di Irene Fenara (Italia, 1990), è estremamente scientifico nel misurare e assimilare la distanza emotiva a quella fisica con le sue polaroid il cui titolo “ho preso le distanze” dice bene del suo intento. Greg Reynolds (Stati Uniti, 1958) è il più “vecchio” della serie. Ma nel 2014 ha ripreso, a più di trent’anni di distanza, le fotografie realizzate durante i campi estivi promossi da un’organizzazione cristiana evangelica, abbandonata nel 1983 dopo essersi dichiarato omosessuale. Rianalizza il suo “Archivio” scoprendo che in quelle foto c’era già tutta la consapevolezza acquisita col tempo. Complessa anche l’indagine sul sé per scoprire le pieghe più intime della propria psiche. Melanie Bonajo (Olanda, 1978), si fotografa ogni volta che piange creando un paradossale inventario di selfie. Izumi Miyazaki (Giappone 1994) che si autorappresenta in situazioni ironiche e surreali. Nel suo blog riesce a comporre la sua immagine di bambinetta (anche se ha 23 anni) in modo sorprendente usando oggetti usuali e pose inusuali, la luce e i colori, gli sdoppiamenti e le moltiplicazioni. Kenta Cobayashi (Giappone, 1992) che vive in una comune super tecnologica a Tokyo, trasforma l’immagine digitale con un processo di manipolazione interessato più alla fragilità e all’instabilità della stessa che alla sua consistenza. Vendula Knopová (Repubblica Ceca, 1987) parte dall’album di famiglia riuscendo a trasformare con interventi visivi, disegni, sottolineature, il proprio privato in un gioco nella sfera del pubblico.

Il discorso poi si apre al proprio mondo, alla cerchia di amici e familiari. Lo fa Wen Ling (Cina, 1976) che attraverso la creazione di uno tra i primi blog fotografici cinesi, documenta quotidianamente le relazioni, i luoghi e le abitudini della sua ristretta comunità. Anche qui partendo dalla cena tra amici per arrivare alla manifestazione di tipo politico-sociale. Partendo dal diario intimo di un viaggio compiuto tra il 2011 e il 2015 l’opera di Antonio Rovaldi (Italia, 1975) si apre all’esterno. Si guarda dentro guardando all’orizzonte. E conclude questo viaggio della mostra verso il futuro. Ospitato al quinto e sesto piano di uno degli edifici centrali, Osservatorio si trova al di sopra dell’ottagono, al livello della cupola in vetro e ferro che copre la Galleria realizzata da Giuseppe Mengoni tra il 1865 e il 1867. Gli ambienti, ricostruiti nel secondo dopoguerra a seguito dei bombardamenti che hanno colpito il centro di Milano nel 1943, sono stati sottoposti a un restauro che ha reso disponibile una superficie espositiva di 800 m2 sviluppata su due livelli. “Give Me Yesterday”, comprende più di 50 lavori di 14 autori italiani e internazionali (Melanie Bonajo, Kenta Cobayashi, Tomé Duarte, Irene Fenara, Lebohang Kganye, Vendula Knopová, Leigh Ledare, Wen Ling, Ryan McGinley, Izumi Miyazaki, Joanna Piotrowska, Greg Reynolds, Antonio Rovaldi, Maurice van Es), il progetto esplora l’uso della fotografia come diario personale in un arco di tempo che va dall’inizio degli anni Duemila a oggi.

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Ryan McGinley, Dakota (Hair), 2004. C-print © Ryan McGinley, Courtesy Team Gallery

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Fondazione Prada Osservatorio. Foto Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti. Courtesy Fondazione Prada.

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Fondazione Prada Osservatorio. Foto Delfino Sisto Legnani e Marco Cappelletti. Courtesy Fondazione Prada.

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Izumi Miyazaki Hair cut, 2016 © Izumi Miyazaki

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Lebohang Kganye, Her-story: Ke dutse pela dipalesa II, 2013. Inkjet print on cotton rag paper, 21 x 15 cm / 21 x 15 cm © Lebohanf Kganye, Courtesy AFRONOVA GALLERY

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Leigh Ledare, Mom as Baby Jane, 2005. © Leigh Ledare; Courtesy Guido Costa Projects

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